L’irresistibile seduzione di essere visti
L’irresistibile seduzione di essere visti
Ci sono mattine che sembrano fatte di vetro. Trasparenti, fragili, pronte a fratturarsi al minimo urto. In quei momenti di sospensione, scopriamo che il pericolo più grande non è la solitudine, ma l’irresistibile seduzione di essere visti per ciò che siamo davvero.
Il vetro si incrina: l’inconscia attesa di essere visti
Ci sono incontri che non iniziano con una stretta di mano, ma col rumore del vetro che si incrina ed esplode. Quel giovedì mattina, dopo che la canzone alla radio mi aveva lasciato sospeso in un vuoto pieno di domande, guidai verso l’ufficio in uno stato di alterazione sottile. Il traffico romano scorreva intorno a me come sempre: un fiume di indifferenza. Ma io ero altrove.
Dov’ero finito? La domanda pulsava, insistente, sincronizzata con il battito del mio cuore. Parcheggiai nel solito posto. Attraversai l’atrio di marmo. Salii con l’ascensore. Tutto uguale, tutto diverso. Era come se quella canzone avesse girato una chiave in una serratura arrugginita, e ora qualcosa dentro di me si stava aprendo, lentamente, dolorosamente.
Entrai in ufficio. Stessi corridoi, stessa moquette grigia, stessa luce al neon che rende sterili i colori e le emozioni. Ma io non ero più lo stesso. La crepa era lì, e io la sentivo pulsare sotto la pelle. Mi guardai le mani mentre accendevo il computer, e per un momento non le riconobbi. Erano le mani di uno sconosciuto. Le mani di un uomo che aveva dimenticato cosa significasse toccare la vita .
Ancora poche ore, pensai senza sapere perché. Ancora poche ore e qualcosa cambierà. Non sapevo quanto avessi ragione.
Riconoscersi: quando scatta la seduzione di uno sguardo
La riunione era fissata per le dieci, nella sala del quinto piano. Una consulente esterna, chiamata a collaborare a un progetto che seguivo da mesi. Il suo nome era comparso nell’email di convocazione tre giorni prima, e quando l’avevo letto avevo sentito un fremito di riconoscimento che non ero riuscito a decifrare.
L’avevo già incontrata, anni prima. Era stato a un evento di networking, una di quelle serate aziendali in cui tutti fingono interesse reciproco mentre stringono bicchieri di prosecco mediocre. Lei lavorava per un’altra società, io ero ancora agli inizi della mia carriera. Ci eravamo trovati fianco a fianco, scambiando qualche battuta educata, un sorriso professionale.
Niente di memorabile. Niente che giustificasse il fatto che, anni dopo, ricordassi ancora il suo volto. Eppure lo ricordavo. Non sapevo perché, ma in quel momento fugace c’era stato qualcosa. Una vibrazione sottile, una frequenza appena percepibile che i nostri sensi avevano captato senza che ne fossimo consapevoli. Poi lei era sparita tra la folla, io ero tornato alla mia vita, e quella sera si era dissolta nel flusso indistinto di migliaia di altre serate uguali.
Avevamo continuato le nostre vite. Io avevo costruito la mia gabbia, una sbarra alla volta. Lei aveva percorso la sua strada altrove. E ora, il destino – o forse solo la burocrazia aziendale – ci stava rimettendo nello stesso spazio.
Entrai nella sala riunioni con cinque minuti di anticipo. Era già seduta. Quando alzò lo sguardo e i nostri occhi si incontrarono, il tempo fece quella cosa strana che fa solo nei momenti importanti: si dilatò, divenne viscoso. Sul suo volto comparve un’espressione che riconobbi immediatamente: sorpresa, poi riconoscimento. Anche lei ricordava.
Ma questa volta era diverso. Perché nel frattempo io ero cambiato. Ero diventato un uomo con una crepa al centro dell’anima. E lei mi guardava come se la vedesse. È stato in quel preciso istante che ho compreso la natura di ciò che stavo provando: non era attrazione , era l’irresistibile seduzione di essere visti.
Oltre la superficie: l’irresistibile seduzione di essere visti
La seduzione più potente, la più pericolosa, non ha nulla a che fare con la bellezza o con il desiderio fisico. Quelli vengono dopo, sono conseguenze. La seduzione primordiale è quella di sentirsi, improvvisamente, interamente visti. Per quindici anni, gli occhi di mia moglie mi avevano guardato senza più vedermi. I colleghi vedevano il manager, i miei figli il padre. Ognuno vedeva il ruolo che avevo imparato a recitare con precisione meccanica.
Lei, in quella frazione di secondo, vide la crepa. Non so come, non so perché. Forse perché le anime fratturate si riconoscono tra loro, anche attraverso anni di silenzio e distanza. Ma il suo sguardo non si fermò alla superficie levigata dell’uomo di successo. Attraversò il vetro e si posò direttamente sull’uomo che era intrappolato dentro. Sull’esploratore che non aveva mai lasciato la costa. Sentii una vertigine. Era come essere nudi in una stanza affollata, ma senza alcuna vergogna. Senza alcun pudore. Solo un terrore liberatorio.
La riunione iniziò. Dati, strategie, proiezioni. Le solite parole vuote. Ma mentre parlavo, non guardavo i miei capi. Guardavo lei. E lei non ascoltava solo le mie parole. Ascoltava la mia voce. A un certo punto, disse: “È interessante come a volte le strategie più sicure siano quelle che ci impediscono di crescere davvero.” Non stava parlando del progetto. E io lo sapevo.
In quel momento, capii una verità devastante: non ci innamoriamo quasi mai di un’altra persona. Ci innamoriamo della versione di noi stessi che quella persona ci restituisce. Ci innamoriamo perché non sappiamo opporci all’irresistibile seduzione di essere visti per ciò che potremmo essere, non per ciò che fingiamo di essere.
Il fiume e la diga: arrendersi al bisogno di essere visti davvero
Uscimmo insieme. Caffè alle macchinette. Gesti quotidiani carichi di un significato elettrico. “La tua analisi era impeccabile” mi disse. “Ma sembravi altrove.”
“A volte mi perdo” risposi, onesto come non lo ero da dieci anni. Lei sorrise, un sorriso che non toccava le labbra ma illuminava gli occhi. “Forse è lì che ti si trova davvero.”
Sentii le mie difese crollare definitivamente. Non c’era più spazio per le bugie, non di fronte all’irresistibile seduzione di essere visti senza giudizio, nella nostra nudità emotiva.
Parlammo di quella canzone che avevo ascoltato alla radio quella mattina. Del fiume. Di chi nuota e di chi costruisce dighe. “Tu nuoti o costruisci dighe?” chiesi. “Dipende dal giorno. E tu?” “Ho costruito una diga così alta che ho dimenticato com’è fatta l’acqua.”
Lei sorrise di nuovo, ma con una tristezza speculare alla mia. “Forse è per questo che oggi sembri diverso. Forse la diga sta cedendo.” E poi successe: il vetro cedette di schianto. Lei era diventata uno specchio. L’immagine che mi rimandava non era quella del marito cortese o del professionista affidabile. Era l’immagine di un uomo che aveva ancora fame. Un uomo con una malinconia interessante. Un uomo, semplicemente vivo.
Ci salutammo con la promessa di rivederci la settimana dopo, ma sapevamo entrambi che niente sarebbe stato lo stesso.

La scelta finale: cedere alla seduzione e nuotare
Quella sera tornai a casa, ma ero ancora in quel corridoio. A cena guardai mia moglie e per la prima volta in quindici anni la distanza non mi fece sentire in colpa. Mi fece sentire onesto. Dopo cena, davanti allo specchio del bagno, vidi un uomo sul punto di fare una scelta. Una scelta sbagliata, forse. Pericolosa, sicuramente. Ma finalmente sua.
Mi fissai negli occhi, riconoscendo finalmente che avevo perso la battaglia contro l’irresistibile seduzione di essere visti. La diga stava cedendo. Sentivo l’acqua premere contro le crepe. E la parte più terrificante era che non volevo più tenerla.
Quella notte, mentre mia moglie dormiva, presi il telefono. Le mie dita composero un messaggio che non avrei mai dovuto scrivere. “Ho pensato a quello che hai detto. Sul fiume. Credo tu abbia ragione. Credo che la mia diga stia cedendo.”
Fissai lo schermo. Il cursore lampeggiava. Invia o cancella. Nuotare o resistere. Ma ormai ero in quel fiume. Premetti invio.
L’acqua iniziò a filtrare dalle pareti. In quel momento seppi, con una certezza terrificante e meravigliosa, che non solo non sarei mai più riuscito a rimettere insieme i pezzi di quella gabbia. Ma che non avrei mai più voluto farlo. La diga cedette e l’acqua mi investì… E finalmente iniziai a nuotare.
L’irresistibile seduzione di essere visti
Dario Fossati
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