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Intervista a Frafolla: Oltre il confine delle mappe

Intervista a Frafolla: Oltre il confine delle mappe


Hai raccontato luoghi come il comune meno popolato o regioni “dimenticate“. Qual è la sfida più grande nel rendere visivamente e narrativamente stimolante un luogo che, per definizione, la massa considera “privo di attrazioni ” ?

È proprio questo il punto, è paradossalmente secondo me più semplice rendere narrativamente stimolante questi luoghi rispetto a quelli più classici (faccio l’esempio delle città d’arte): nel momento in cui registro un video, e ne ho fatti, dove devo vloggare in una città d’arte (Siviglia, Napoli, Oslo, ecc.) faccio più fatica a trovare cose diverse oltre agli itinerari “classici” che faccio chiaramente comunque con piacere. Il punto è che già di base l’idea di andare in un luogo meno battuto rende di per sé un po’ di più.

Può sembrare paradossale, ma la chiesetta sperduta sulla collina di Campobasso, se la narrazione del video la rende come posto “lontano” e “inaccessibile” (cosa che spesso questi luoghi sono) diventa un grandissimo gancio narrativo. Questo ragionamento lo applico di base a tutta quella mia tipologia di video lato luoghi insoliti e meno battuti. Pertanto, non lo ritengo più di tanto una sfida: se lo spettatore comprende la passione, la genuinità e la contentezza o in generale le emozioni che provo io andando in certi luoghi, allora il lavoro è già praticamente fatto.

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I tuoi video superano spesso i 20 minuti, una scelta coraggiosa nell’era dei contenuti “mordi e fuggi”. In che modo questa dilatazione temporale ti aiuta a connetterti meglio con il tuo pubblico e con l’anima del luogo che stai esplorando?

Come hai accennato nella domanda sì, è una scelta piuttosto coraggiosa ma anche voluta. Parto dal presupposto che secondo me ogni social ha un pubblico diverso TikTok il suo, Instagram il suo, YouTube il suo. Ovvio che molti utenti sono chiaramente cross platform. È particolarmente difficile a mio avviso, quando non si ha già un grosso seguito, portare pubblico da una piattaforma all’altra, semplicemente perché vogliono cose diverse. Sebbene lo short form content abbia ormai preso il sopravvento su tutte le piattaforme c’è comunque un dato interessante: ovvero che i video di YouTube hanno una durata media molto più alta rispetto al passato. Questo perché parecchie persone negli ultimi anni, stanno sempre più sostituendo la televisione con YouTube stessa, dato che ormai si può vedere ovunque. Questo lo confermano anche i dati del pubblico del mio canale, di cui i 45+ sono più del 35% del totale del mio pubblico: sono probabilmente persone che Instagram e TikTok spesso nemmeno li hanno e usano solo Youtube, al massimo Facebook.

Questo chiaramente per dire che ci sono parecchie persone che trovano i contenuti lunghi interessanti. In secondo luogo vi sono, a mio avviso, delle cose che non possono essere raccontate in un video di un minuto. Raccontare una città in un minuto “Cosa Vedere a Roma” lo ritengo molto superficiale ed è un tipo di contenuto che non mi piace né registrare né condividere. In un video di 20, 30, 40 minuti, ho modo di raccontare allo spettatore come l’idea di un viaggio parte, quali sono le difficoltà che incontro sul mio cammino, senza mostrare un video patinato ma semplicemente la realtà per quello che è, e questo ritengo che sia un valore aggiunto molto alto per il pubblico che cerca autenticità.


C’è stato un luogo che, sulla carta, sembrava solo un’anomalia geografica (come un’exclave o un confine strano) ma che, una volta visitato, ti ha colpito per un aspetto umano o sociale totalmente inaspettato?

Assolutamente sì: e incredibilmente si parla di un’exclave italiana in questo caso. Parlo del comune di San Colombano al Lambro, l’unica exclave provinciale presente in Lombardia, che fa provincia di Milano ma dista decine di km da quest’ultima, completamente circondata dalle province di Pavia e Lodi. Mi ha colpito della cittadina la calma e la totale differenza dello stile di vita di questo paese rispetto a Milano e il suo hinterland, conosciuti per “correre” in ogni aspetto della vita. Paesaggisticamente, inoltre, trovandosi su una zona collinare, porta ad avere dei panorami molto belli nonostante la provincia in cui si trova. Le persone le ho trovate molto cordiali e disponibili e avvisando su Facebook gli abitanti che sarei andato a registrare un video nel loro paese, mi hanno subito detto dove mangiare, cosa vedere oltre il piccolo paese ecc.


Con “NextStop” dai spazio al viaggio come “spostamento”. Secondo te, quanto il mezzo di trasporto scelto influenza la percezione della destinazione finale? Un luogo cambia se lo si raggiunge in treno regionale rispetto a un volo di linea?

Assolutamente sì e faccio l’esempio dei miei ultimi video. Sono andato a Napoli: all’andata ho preso l’aereo e al ritorno il treno. Questo sia per convenienza economica ma anche per portare più contenuti su Next Stop, difatti ha ripagato. Ma tornando alla domanda, atterrare ad esempio a Napoli Capodichino è un’esperienza nel senso che si vedono dei panorami sulla città e sulle aree circostanti bellissimi, anche perché l’aeroporto è uno dei più vicini al centro città d’Europa quindi banalmente si vedono cose come lo stadio di Napoli, oppure Procida e Ischia direttamente dal finestrino. Il tutto in circa un’oretta da Milano. Il treno è diverso, è per chi sceglie di viaggiare con più calma, per avere il tempo per riposarsi, ma chiaramente questo maggiore tempo implica che la destinazione sembri più lontana dato che (faccio sempre l’esempio della tratta Napoli – Milano) il paesaggio cambia considerevolmente sulla tratta: passiamo dal Vesuvio all’entroterra laziale, ai colli dell’Umbria e della Toscana, fino ad arrivare alla piatta Pianura Padana da Bologna in poi, il che fa comprendere come anche l’Italia stessa in poco più di 700km sia particolarmente variegata dal punto di vista paesaggistico.

È proprio la varietà di paesaggio che è un punto a favore del treno rispetto che l’aereo. Anche quando l’anno scorso presi il treno più spettacolare della Norvegia, da Oslo a Bergen, ho attraversato paesaggi che con l’aereo non avrei visto oppure avrei visto per giusto una decina di minuti, e lì fu una tratta di 7 ore in mezzo a boschi, laghi, montagne innevate e fiordi.


Hai menzionato di avere moltissime idee in cantiere. Senza svelare troppo, qual è quel “punto sulla mappa” che osservi da anni e che senti rappresenti la sfida definitiva per il tuo stile di narrazione?

Assolutamente Capo Nord, il punto più a Nord dell’Europa Continentale, posto sopra il circolo polare artico, sarebbe per me di grande rilievo arrivarci (e spero di poterlo fare in un roadtrip), sono in generale molto un appassionato anche di Nord Europa e dell’Artico in generale, pertanto sì, spero di riuscire a portare Capo Nord nei prossimi anni. Anche la Nuova Zelanda o la Terra del Fuoco, sebbene si trovino ai poli opposti rispetto al nostro paese, sono miei sogni nel cassetto come località remote da visitare, prima o poi, anche se queste più poi che prima. Sicuramente ve ne sono parecchi altri ma principalmente questi.

Francesco Folla


Intervista a Frafolla: Oltre il confine delle mappe

Redazione The Digital Moon

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