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Intervista ad Armonia: Quando la musica diventa memoria

Intervista ad Armonia: Quando la musica diventa memoria

“Armonia” è un collage della tua vita: come hai trasformato esperienze personali così diverse e intense in un linguaggio musicale coerente?

In effetti non credo che “coerente” sia il modo giusto per descrivere questo progetto musicale. Credo fortemente che ogni individuo sia contemporaneamente tutte le sfaccettature del suo carattere, cangiante a dipendenza degli occhi che lo guardano.

Siamo il riflesso delle persone con cui entriamo in contatto, e ogni parte di noi canta a modo suo. Per questo motivo, Armònia descrive con generi completamente diversi alcune di queste mie esperienze e sfaccettature, adottando una linea diversa per ogni canzone, unita unicamente dalla mia voce: la linea portante di un’intera vita di sperimentazione.


Nel disco affronti temi come la cura della salute mentale e l’esistenzialismo: quanto la musica è stata per te uno strumento di guarigione e di ricerca di senso?

La musica per me è sempre stata descrizione, più che strumento. Una sorta di voce narrante che accompagna la mia vita. Di conseguenza, alcuni dei miei brani sono proprio questo: un’assenza di senso, un’elucubrazione mentale, uno sproloquio di pensieri a fiume, mentre in altri appare evidente una tematica portante di quella fase della mia vita.


Tratti anche argomenti molto delicati come molestie sessuali e abusi: cosa ti ha dato la forza di raccontarli e cosa speri arrivi a chi ascolta?

Trovo che la nostra società si nutra spesso di maschere indossate per necessità di appartenenza. Esse allentano le differenze e le esperienze personali, eppure, non appena ci apriamo all’altro, ci rendiamo conto che la nostra narrativa interiore assomiglia a quella di moltissimi altri. Un’esperienza traumatica fa parte anch’essa di questo calderone: siamo in tanti!

Siamo in tanti, siamo presenti, siamo sopravvissuti, e non c’è alcuna vergogna da provare, per questo. Annullare lo stigma attraverso il dialogo aperto è l’unico modo per rendersi conto della presenza di un problema. Così come è necessario condividere la gioia, l’amore, è altrettanto fondamentale prendere coscienza della sofferenza. La speranza è quella di aver trasformato l’abuso in sonorità, così che possa diventare inno della speranza: il dolore ci accompagna, ma non ci definisce!


C’è un brano dell’album che senti particolarmente rappresentativo del tuo percorso umano, prima ancora che artistico?

In realtà questi brani sono una vera e propria scrematura di vita di tutto ciò che ho creato, ma se dovessi descrivermi allo stato attuale attraverso un brano, credo che sceglierei “Fairytale”.

È in realtà un profondo distaccamento dalla realtà, che però descrive la realtà stessa: prendere coscienza di quanto la magia permei il quotidiano è a mio parere la chiave per vivere una vita meravigliosa, consapevole e ottimista. E poi mi piace sentirmi un po’ una fatina che saltella tra unicorni e arcobaleni…


Dopo Armonia, che tipo di dialogo vorresti aprire con il tuo pubblico: più emotivo, sociale o spirituale?

Non posso più esimermi dal dialogare attraverso la spiritualità: essa è pura essenza, pura emozione e pura direzione sociale. Una spiritualità ovviamente moderna, che aggiunge una quarta dimensione (forse di speranza?) a tutto ciò che possiamo toccare, sentire e percepire. Siamo un tutt’uno, siamo interconnessi e meravigliosamente protagonisti di un intero mondo in evoluzione. Vorrei tanto che le persone che mi ascoltano possano rivedersi in una dimensione di speranza, sentirsi connesse alla mia anima e alle parole che canalizzo.


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    Redazione The Digital Moon

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