Intervista a Gennaro Barbuto: Dottore e Medico Chirurgo
Intervista a Gennaro Barbuto: Dottore e Medico Chirurgo
Dottor Gennaro, ci racconta com’è iniziato il suo percorso in medicina e cosa l’ha spinta a perfezionarsi in medicina estetica?
Da piccolo vedevo mio padre che era il “medico” della famiglia e distribuiva consigli in campo medico a tutta la mia famiglia. Da allora ho amato l’ars medica: avevo 5 anni. A 9 vidi la mia prima autopsia in TV e da allora tutto mi divenne più chiaro: la medicina era l’unica strada percorribile.
Ho scelto medicina estetica perché sono amante in prima persona dell’estetica, ma soprattutto perché credo che la medicina estetica possa donare al paziente quella giusta sicurezza in più per affrontare la propria vita. La mia missione è sdoganare l’idea comune della medicina estetica per far capire al pubblico che la stessa può essere la svolta per un paziente che soffre di un difetto estetico.
Lei ha conseguito diversi master con il massimo dei voti: quanto impegno e sacrificio ci sono voluti per arrivare dove è oggi?
Ricordo che studiavo nella mia stanzetta nella periferia di Napoli, più precisamente ad Afragola. Per me in quegli anni non esisteva altro che lo studio. Ho messo da parte tante esperienze per arrivare all’obiettivo.
L’abnegazione è il talento che mi contraddistingue e l’impegno è costante nel perfezionarsi. L’unica persona con la quale gareggio è me stesso, ed è proprio per questo che il sacrificio è perenne: prima, adesso e domani.
È l’ideatore della Safe Technique e del V-Lifting: può spiegare in cosa consistono e cosa li rende innovativi?
La Safe Technique è una tecnica che permette di ridurre al minimo gli eventi avversi dell’iniezione di acido ialuronico nel mento, donando al paziente una proiezione in avanti dello stesso.
Il V-Lifting è una tecnica innovativa che sfrutta l’injection di acido ialuronico a livello periosteo del processo zigomatico, andando a creare un effetto contouring dell’emilato trattato. Riesce a ridurre le rughe nasogeniene, ridefinire l’angolo mandibolare e ridurre quelle fastidiose rughette del solco palpebrale inferiore.
Insegna alla Federico II di Napoli ed è uno speaker e trainer mondiale: quanto è importante per lei la formazione e la condivisione del sapere?
Sto rispondendo alle vostre domande durante un viaggio di ritorno da Ginevra, dopo un cadaver lab molto formativo ed interessante. Ciò denota il fatto che la formazione è di fondamentale importanza, perché la cultura ci eleva dalla massa ed è l’unico mezzo per trasformare un medico da ordinario a straordinario.
Cerco sempre di portare ai miei discenti innovazioni e tecniche all’avanguardia, grazie ai miei viaggi internazionali. Spero di poter lasciare loro il segno, ma di sicuro faccio del mio meglio.
Lei lavora tra Napoli, Milano, Roma e Marigliano: come gestisce la sua attività in più città e cosa cambia tra un contesto e l’altro?
C’è una coordinazione immensa nel mio team, ed è frutto di regole e di rapporti interpersonali creati negli anni.
Sicuramente ogni contesto è diverso, ma la bravura del medico sta nel conoscere tante tecniche e nel customizzare sul paziente il trattamento giusto.
Durante le sue esperienze con i pazienti, quali sono i bisogni più profondi che emergono dietro una richiesta estetica?
Io noto che c’è una spaventosa e preoccupante insicurezza nei miei pazienti, che spesso sfocia in un malessere interiore. Molte volte un trattamento rappresenta un grido d’aiuto che noi medici dobbiamo saper ascoltare, ed io faccio del mio meglio per comprendere cosa c’è al di là della richiesta del paziente.
Secondo lei, cosa dovrebbe capire davvero il pubblico su cosa sia la medicina estetica?
Dovrebbe capire che la medicina estetica può andare a risolvere delle insicurezze che attanagliano i miei pazienti quotidianamente. Rappresenta un “veicolo” per raggiungere la serenità mentale di cui ognuno ha bisogno.
Inoltre, la medicina estetica può risolvere in maniera temporanea problemi e asimmetrie, senza la necessità di subire un intervento chirurgico.
Ha viaggiato molto per formarsi e aggiornarsi: quali culture o approcci internazionali l’hanno più colpita?
Sicuramente l’approccio turco e la scienza di Dubai. Ma amo anche il modo di interpretare la bellezza e il gusto che noi italiani abbiamo: credo che siamo dotati in questo ambito di un quid in più che ci contraddistingue e ci rende unici.
Qual è il caso clinico o l’esperienza con un paziente che più l’ha segnata umanamente o professionalmente?
Ho avuto due casi molto particolari:
Una paziente aveva subito un incidente anni fa e da allora conviveva con tic permanenti nell’area zigomatica. Grazie all’utilizzo della tossina botulinica sono riuscito ad eliminare in maniera temporanea (6 mesi) questi movimenti incondizionati, migliorando di molto la qualità della sua vita. Questo caso ha avuto successo nella comunità scientifica mondiale, tanto che è stato selezionato come lavoro scientifico per l’Imcas di Parigi, uno dei congressi più autorevoli del settore.
Un’altra paziente, dopo un incidente, aveva riportato diverse fratture che le avevano causato una vistosa asimmetria dell’emilato destro. L’ho corretta dopo anni di sofferenza e di non accettazione della propria immagine riflessa allo specchio. È stato commovente asciugare le sue lacrime di gioia e ridare luce a quel volto spento.
Che consiglio darebbe a un giovane medico che vuole intraprendere un percorso simile al suo?
Di non arrendersi di fronte agli ostacoli.
Di prefiggersi vette sempre più alte.
Di costruire rapporti interpersonali consolidati.
Di salvaguardare i propri affetti.
Di non dar retta a tutti coloro che dicono che tutto ciò che è presente nella nostra testa risulta impossibile.
Coloro che non osano restano sempre allo stesso punto.
Quindi: “Memento audere semper.”
Intervista a Gennaro Barbuto: Dottore e Medico Chirurgo
Redazione The Digital Moon
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