WEAPONS: L’HORROR PRIMO IN CLASSIFICA DELL’ESTATE ’25
WEAPONS: L’HORROR PRIMO IN CLASSIFICA DELL’ESTATE ’25 NON SA DOVE COLLOCARSI E ALLA FINE FA SBADIGLIARE
L’HORROR D’AUTORE
Come al mio solito, viaggio contro vento. Negli ultimi anni ci hanno proposto pomposi film horror ricolmi di accademismo tecnico, lunghe durate che spesso sfiorano le 3 ore, trame annacquate.
Li chiamano “horror d’autore” per discostarsi dai filmetti teenager stile Final Destination e Scream, oppure dal gore alla Rob Zombie o Eli Roth.
Ma l’horror d’alto livello non è certo nato in questi ultimi due decenni, risale sin dagli inizi del cinema. E senza andare troppo a ritroso nel tempo, ripescando titoli senza sonoro e colore, basti pensare alle pellicole di Polanski, Argento, Kubrick, Croenemberg, Lars Von Trier, Fulci e Carpenter. Oggi vogliono tutti fare i registi intellettuali, ma molti sono solo palloni gonfiati male. Tanto fumo e niente cinema
ARI ASTER JORDAN PEELE MYKE FLANAGAN
Questa è la triade del nuovo horror “impegnato”, a grandi linee sono loro i tre nuovi pionieri. Quelli più richiesti dalle grandi produzioni e quelli più seguiti dal grande pubblico.
Eppure tutti sono partiti con film veramente notevoli, ma con la smania di voler sempre fare di più, in questo caso sconvolgere attraverso intuizioni pseudo-intelletuali e visionarie, sono scivolati sopra alle bucce di banane. Bucce che loro stessi hanno lasciato cadere dopo averne mangiato il frutto.
Aster mi aveva sorpreso con Midsommar per poi farmi innervosire con Beau is Afraid. Ora attendiamo la svolta verso altri lidi di genere con Eddington, che a quanto pare lascia alle spalle del regista il filone horror. Peele esordì con un perfetto Get Out, e rovinò tutto con Nope. Anche qui vedremo cosa ne sarà del suo nuovo Him in imminente uscita. Flanagan mi fece sognare con la miniserie L’incubo di Hill House, non sbagliò nemmeno portando al cinema un film che lo avrebbe potuto uccidere artisticamente, ossia Doctor Sleep (sequel di Shining, e ho detto tutto!). Eppure anche lui con La Caduta della Casa degli Usher caddè assieme a quella grande famiglia di cui ha raccontato le imprese in una miniserie talmente noiosa da non riuscire a finire nemmeno il primo episodio.
ROBERT EGGERS IL NOSTRO SALVATORE
Lui, altro giovane regista, 42enne, molto accademico, dallo stile ricercato fino al dettaglio più inafferrabile, fin’ora non ha sbagliato un colpo! Dalle streghe del 1600 con The Vvitch, passando alla follia di una solitudine condivisa da due guardiani di un faro (The Lighthouse), e arrivando a inizio 2025 con un azzardo che avrebbe potuto seppellirlo. Ossia riportare un classico del cinema muto in b/n, la storia del conte Orlok, il vampiro eguagliabile a Dracula per sete di sangue, ma decisamente più spaventoso e senza un accenno di romanticismo. Se il conte Vlad appariva al pubblico come dannato dal cuore spezzato, l’Orlok di Eggers è l’incarnazione putrida della morte stessa. Atmosfere incredibili, fotografia che rimanda ai dipinti paesaggisti del 1800, Bill Skarsgard che come suo solito calza a pennello le vesti di un mostro e ci ammalia con la sua performance.Tutto questo è stata la sua ultima fatica: Nosferatu
ESTATE 2025
Arriviamo a oggi. Moltissimi sono stati i teaser, i trailer completi, le immagini sui social, insomma una campagna pubblicitaria che ha saputo vendere quello che è divenuto l’horror più atteso e più visto di questa estate: WEAPONS.
Effettivamente dai vari reels, video estratti, e locandine, pareva davvero essere un film accattivante.
Invece un buco nell’acqua.
Buona l’idea di costruire la trama come fosse un giallo, ossia la sparizione di 17 bambini di una sola classe, tutti svaniti alla stessa ora nel cuore della notte, nello stesso istante, tutti tranne uno.
La storia parte così, e il regista ci fa rivivere lo stesso arco temporale da prospettive diverse, dagli occhi dei personaggi più coinvolti con questa sparizione. Si comincia con la maestra della scuola, poi con uno dei genitori, poi col preside, un poliziotto, un tossicodipendente, e infine arriva la rivelazione dagli occhi dell’unico bimbo che quella notte non corse via sparendo nel nulla.
IL TROPPO STROPPIA
Per tutta la durata di questi incastri, noi continuiamo a rivedere in loop le stesse scene, e il regista aggiunge un tassello a ogni nuovo punto di vista. Idea interessante, spesso utilizzata appunto nei gialli classici, ma troppo allungata diventa pesante. Di horror c’è ben poco, se non qualche jumpscare messo qua e là, non c’è tensione per tutta la lunga durata del film (siamo a 128 minuti), non c’è mordente e non c’è un solo personaggio memorabile.
La critica lo ha apprezzato, ma leggo anche tante delusioni da parte del pubblico… quindi forse non sono il solo a bocciare questo film. Anche perché non si capisce davvero in che genere voglia inserirsi. Se nel giallo sovrannaturale, se nel mistery alla Twin Peaks, se nell’horror d’autore. Prende spunto un po’ qua e un po’ la, ma alla fine è tutto fumo e niente arrosto.
WEAPONS: L’HORROR PRIMO IN CLASSIFICA DELL’ESTATE ’25 E’ UNA GRANDE BUFFONATA
VOTO: 4
The Digital Moon
DANY D. DARKO
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