Wasting love
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Ci sono ferite che non si chiudono con il silenzio. Ci sono addii che restano incastrati in gola come spine, e continuano a sanguinare ogni volta che respiri. Questo è il racconto di un uomo seduto tra le macerie di una storia finita, con un foglio bianco davanti e un terapeuta che gli ha detto: “Scrivi. Scrivi tutto quello che non le hai mai detto. E poi brucia tutto.” Perché a volte, per ricominciare a vivere, bisogna prima imparare a morire.

Quando il terapeuta ti dice di scrivere
Il dottore dice che devo farlo. Dice che la mente umana è come una stanza che non viene arieggiata da troppo tempo: se tieni tutto chiuso dentro, l’aria diventa viziata, tossica, irrespirabile. Dice che devo spurgare la ferita, far uscire il veleno, smettere di fingere che la cicatrice non mi tiri la pelle ogni volta che respiro.
All’inizio gli ho riso in faccia. “Scrivere una lettera? Davvero?”. Mi aspettavo qualcosa di più scientifico, più concreto. Non questa cosa da film romantico anni Novanta. Ma lui non ha battuto ciglio. Si è limitato a guardarmi con quella calma professionale che a volte vorrei prendere a pugni, e mi ha detto: “Prova. Scrivi tutto quello che le urleresti in faccia se l’avessi qui davanti. Ma non spedire nulla. Scrivi per te, per buttare fuori tutto l’amore andato a male e poi lascia andare.”
Ci sono volute tre sedute prima che accettassi. Tre sedute in cui lui mi ha ascolato girare intorno alla stessa rabbia, raccontare gli stessi episodi, inciampare nelle stesse domande senza risposta. Alla fine mi ha fermato con una frase che mi è rimasta impressa a fuoco nel cervello: “Tu non stai cercando risposte. Tu stai cercando di convincerti che le risposte non esistono, così puoi continuare a soffrire senza sentirti responsabile di guarire.”
La tecnica delle lettere d’amore e d’odio
E allora eccomi qui. Seduto in questa nuova vita che non ho scelto, con un foglio bianco davanti e la musica che gira in loop nelle orecchie. Una di quelle canzoni che parlano di un amore maledetto, di un sentimento buttato via, sprecato. Mai tema fu più adatto.
Il dottore mi ha spiegato che questa tecnica è uno strumento terapeutico usato per elaborare il lutto emotivo. “Perché è di questo che stiamo parlando” ha detto. “Tu non stai piangendo una persona morta. Stai piangendo la morte di un’illusione. E le illusioni vanno sepolte come tutto il resto.”
Mi ha dato delle regole. Niente filtri. Niente autocensura. Devo scrivere come se lei fosse lì davanti a me. Poi, quando avrò finito tutte le lettere che servono, le bruceremo insieme. Letteralmente. “È un rituale” ha aggiunto. “Il tuo cervello ha bisogno di simboli per capire che qualcosa è finita.”
Capire lo spreco e l’illusione
Ti scrivo questa prima lettera non perché voglio che tu torni. Non c’è ritorno da dove siamo finiti. Ti scrivo perché ho bisogno di capire come ho fatto a ridurmi così. I miei giorni sono pieni di vuoto. È esattamente così che mi sento. Il dottore dice che è normale, che sto attraversando quella che lui chiama “la fase del deserto”.
Ho passato mesi a costruire un altare su cui sacrificare la mia integrità, convinto che quello che stavamo costruendo fosse una cattedrale. Invece era solo un castello di carte. Tu sei tornata alla tua vita perfetta, alla tua sicurezza, al tuo marito premuroso. Hai pulito la scena del crimine e ti sei lavata la coscienza chiamandomi “errore”.
Ma io? Io sono rimasto qui a contemplare le macerie. Il problema non è solo che mi manchi. Il problema è quel vuoto immenso che hai lasciato. Mi hai fatto credere di essere speciale, che quello che avevamo fosse autentico. E invece ero solo un passatempo. Un modo per sentirti viva mentre la tua vita scorreva su binari troppo dritti.
Il rituale del fuoco e la rinascita
“Ecco” ha detto il dottore quando gli ho confessato la mia paura di restare intrappolato in questo amore sprecato. “Ecco perché scriviamo. Perché quando avrai finito, quando avremo bruciato questi fogli insieme, tu avrai messo nero su bianco tutto quello che sei disposto a perdere se torni indietro. E forse, solo forse, quella paura si trasformerà in saggezza.”
Domani scriverò ancora, forse. Il dottore dice che devo scrivere finché non avrò più niente da dire. Finché le parole non si esauriranno e rimarrà solo il silenzio. E nel silenzio, dice, troverò finalmente la pace.
Wasting love
Dario Fossati
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