Intervista a Melania: Il suo percorso nelle neuroscienze cognitive
Intervista a Melania: Il suo percorso nelle neuroscienze cognitive
Cosa ti ha spinto a scegliere proprio le neuroscienze cognitive e la riabilitazione psicologica?
La mia scelta nasce da una combinazione di radici familiari e pura curiosità intellettuale. Essendo cresciuta con un padre infermiere, ho respirato l’ambito sanitario fin da piccola, sviluppando un forte interesse per la cura dell’altro. Se avessi intrapreso medicina, la mia strada sarebbe stata senza dubbio la neurochirurgia; tuttavia, ho capito che ciò che mi affascina davvero non è solo la struttura fisica del cervello, ma l’intersezione tra la sua biologia e il mondo delle emozioni.
Trovo straordinario poter decodificare i meccanismi neuroscientifici che sottendono al nostro vissuto emotivo e trasformare questa comprensione in strumenti concreti per la riabilitazione. Il cervello è l’organo più complesso e affascinante, non si smette mai di conoscerlo e scoprirlo.
Durante il tirocinio in SPDC, quale esperienza ti ha lasciato l’impatto più forte?
Fare tirocinio in SPDC è un’esperienza che ti mette alla prova profondamente; a livello emotivo l’impatto è notevole e non credo si possa isolare un singolo episodio. All’inizio è complesso e la verità è che non ci si sente mai davvero ‘pronti’ a quel tipo di intensità.
Tuttavia, con l’esperienza, ho imparato che la professionalità passa anche per la capacità di proteggersi: ho sviluppato tecniche per gestire il coinvolgimento emotivo, cercando il giusto equilibrio tra l’empatia necessaria per curare e il distacco indispensabile per restare lucidi. È un processo continuo e non sempre facile, ma è fondamentale.
In che modo pensi che la pratica clinica abbia arricchito la tua formazione teorica?
La pratica clinica è stata per me un potente bagno di realtà. Studiare sui libri dà l’illusione di una linearità che in pratica non esiste: la teoria presenta casi da manuale che sembrano semplici, ma l’incontro con il paziente reale ti insegna che tutto può essere l’opposto di ciò che ti aspettavi. Questo scarto tra la pagina scritta e la complessità umana mi ha insegnato a essere flessibile e a capire che la vera competenza nasce proprio quando impari a muoverti nel ‘non convenzionale’, integrando la teoria con l’unicità di chi hai di fronte.
Quali ambiti o disturbi ti interessano di più per un futuro master specialistico?
Attualmente sto approfondendo le mie competenze con un Master in Psicodiagnostica Clinica e Forense, un percorso che risponde a un mio grande desiderio professionale: quello di tradurre la complessità clinica in atti formali, come i referti, dove la precisione del linguaggio diventa fondamentale.
Sono profondamente affascinato dalla psicopatologia, con un interesse particolare per la sfera sessuale, un ambito che ritengo ancora troppo poco esplorato e spesso vittima di tabù che ostacolano il benessere del paziente. Credo molto nel potere della psicoeducazione: saper spiegare meccanismi complessi con parole semplici è, a mio avviso, una parte essenziale della conoscenza.
Per questo motivo, insieme a una collega, ho fondato la pagina Instagram ‘neurosisterhub‘. È un progetto di divulgazione scientifica che curiamo con molta attenzione: l’obiettivo non è fare diagnosi o fornire soluzioni preconfezionate, ma offrire materiale informativo rigoroso e accessibile. Questo impegno mi permette di allenare costantemente la mia capacità comunicativa e di restare aggiornato, portando avanti la mia missione di rendere la salute mentale un tema di cui parlare con competenza e senza pregiudizi.
Come immagini la tua evoluzione professionale nei prossimi 5 anni?
Se guardo ai prossimi cinque anni, mi immagino in una fase di piena realizzazione, sia professionale che personale. Dal punto di vista lavorativo, il mio sogno è quello di aprire uno studio associato insieme a colleghi con cui condivido non solo la visione clinica, ma anche un profondo legame di stima e amicizia. Credo molto nel lavoro di squadra e nell’idea di creare una realtà dove competenze diverse possano integrarsi.
Parallelamente, aspiro a costruire una stabilità personale che mi permetta di conciliare la carriera con la famiglia che desidero. Vedo il mio futuro come un equilibrio tra la precisione dei referti clinici, la passione per la divulgazione e il calore di una dimensione privata solida: sono convinta che una professionista completa sia quella che riesce a nutrire con la stessa dedizione sia il proprio studio che i propri affetti.
Melania Veneziano
Intervista a Melania: Il suo percorso nelle neuroscienze cognitive
Redazione The Digital Moon
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