Intervista a Oliviero Alotto. Storia di un eco – atleta
Intervista a Oliviero Alotto. Storia di un eco – atleta
Attivista ambientale, atleta di endurance, fiduciario Slow Food a Torino: Oliviero Alotto è una voce che unisce movimento, cibo e ambiente in un racconto unico e coinvolgente. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare i suoi progetti più recenti e la sua visione del futuro.
Da “eco-atleta” a voce sul cibo e l’ambiente: come ti racconti a chi ti scopre oggi?
Mi piace definirmi come un attivista ambientale che utilizza lo sport non solo come movimento, ma anche come chiave narrativa per raccontare i cambiamenti climatici e i luoghi meravigliosi del nostro pianeta che sento il bisogno di preservare. Amo lo sport di endurance, bici e corsa in particolare, e lo racconto con facilità e grande passione.
Bike&Meet: in bicicletta da Torino a Catania, incontri con produttori agricoli e la dieta “Caporalato Free”.
È un’idea nata durante la pandemia, quando con Slow Food abbiamo organizzato attività per sostenere le mense cittadine. In quel periodo ho scoperto una rete di produttori che, nonostante la crisi, reagiva con grande solidarietà e qualità. Ho deciso di raccontarli pedalando lungo l’Italia, e naturalmente è emerso anche il tema del caporalato: un dramma che ancora oggi pesa sul nostro cibo. Mangiare significa scegliere da che parte stare, e con il progetto “Caporalato Free” ho voluto mostrare che esiste un’alternativa giusta.
#RunBefore2050: correre nei luoghi simbolo del cambiamento climatico.
Il progetto è partito in Groenlandia, dove ho corso 250 km da solo per raccontare lo scioglimento dei ghiacciai. Poi è diventato un viaggio attorno al mondo: il deserto del Gobi, il fiume Mekong in Laos, l’Uganda, il Rwanda. La corsa è diventata lo strumento per raccontare i luoghi dove il clima sta cambiando con effetti drammatici sulle persone, soprattutto in agricoltura.
Keep Clean and Run (2024): plogging da Torino a Roma.
Insieme a Roberto Cavallo abbiamo percorso oltre 300 km raccogliendo 260 kg di rifiuti. Non è solo sport, ma un’azione collettiva: correndo e pulendo sensibilizziamo le persone, che poi diventano parte del cambiamento. Quest’anno il viaggio si è concluso con un incontro speciale con Papa Francesco, un momento emozionante.
Alimentazione e stile di vita: la dieta vegetale come scelta consapevole.
Mangiare è l’atto quotidiano più politico che compiamo. Io ho scelto una dieta vegetale perché riduce la nostra impronta sul pianeta ed è un modo concreto per non fare del male all’ambiente. Durante le corse estreme mi affido soprattutto a carboidrati semplici e legumi: non è un sacrificio, ma una scelta naturale.
Sport come strumento ambientale.
Quando corriamo o pedaliamo facciamo fatica, e quella fatica ci lega a un luogo, ci obbliga a sentirlo nostro. È così che nasce la coscienza ambientale. La biodiversità la tocchi con mano nei mercati, nei boschi, nei campi: non è un concetto astratto, è reale.
La scalata virtuale del Monte Bianco a Torino e il caffè sostenibile.
Negli anni in cui si parlava di “everesting”, ho deciso di scalare dieci volte la Maddalena, la salita simbolo di Torino, raggiungendo l’altitudine del Monte Bianco. L’ho fatto per sensibilizzare sul caffè sostenibile: un prodotto quotidiano che racchiude in sé questioni ambientali e sociali globali.
Visione e futuro.
La Giornata della Terra dovrebbe essere ogni giorno. Ognuno di noi può cambiare piccole abitudini: muoversi più a piedi o in bici, mangiare più vegetali, ridurre i consumi superflui. Io vorrei continuare a correre nel mondo per dare segnali forti, perché oggi parlare di cibo significa parlare anche di guerra, politica e sopravvivenza.
In sintesi
Che sia corsa, bici o plogging, per Oliviero Alotto lo sport è sempre strumento di narrazione e di cambiamento. La sua fatica diventa voce per il pianeta, e il suo impegno un invito quotidiano alla responsabilità.
Per approfondire: andate a curiosare sul suo sito https://olivieroalotto.it/
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MiaBlu
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