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Intervista ad Asia D’Ambrosio: Vita e Musica

Intervista ad Asia D’Ambrosio: Vita e Musica

Asia, hai iniziato a cantare a soli 3 anni e a 4 eri già in TV con Kalinka su Rai YoYo: quale ricordo più vivido hai di quella primissima esibizione davanti alle telecamere?

Ricordo l’emozione di quel momento come se fosse ieri.
Ero così piccola che probabilmente non comprendevo davvero la portata di ciò che stava accadendo, ma percepivo che fosse qualcosa di speciale. Le telecamere, le luci, le persone che mi guardavano… invece di spaventarmi, mi caricavano.

Cantare Kalinka non era soltanto un gioco: in quel momento ho percepito che il palco poteva diventare la mia “casa”. È come se quella prima volta avesse acceso in me una scintilla che non si è più spenta.


Nel 2015, a Vocine Nuove Castrocaro, sei arrivata finalista e hai vinto la realizzazione di un videoclip: com’è stato per una bambina di 8 anni vedersi protagonista in un video musicale ufficiale?

È stato un sogno. Ricordo che, quando mi hanno detto che avrei girato un videoclip, non riuscivo a crederci.
A otto anni ero abituata a vedere i video dei miei artisti preferiti su YouTube, e pensavo fosse una cosa lontanissima da me. Poi, all’improvviso, ero io quella davanti alla telecamera, con una troupe che lavorava per raccontare la mia voce e la mia interpretazione.

Quando ho visto il risultato finale mi sono emozionata: era la prova che la musica poteva portarmi in mondi che non avrei mai immaginato.


Hai vinto il concorso Una Canzone dal Cuore con L’amore esiste, tornando poi sul podio l’anno successivo: che importanza hanno avuto quelle vittorie nella consapevolezza del tuo talento?

Quelle vittorie mi hanno dato coraggio: è stato come se qualcuno mi avesse detto “continua, sei sulla strada giusta”.

Fin da bambina ho sempre desiderato che, quando cantavo, le persone potessero sentire davvero ciò che provavo in quel momento — che le parole non restassero solo mie, ma diventassero un’emozione condivisa.

Vincere mi ha fatto capire che questo stava accadendo: ciò che cantavo arrivava al cuore di chi mi ascoltava. È stato un segnale forte, la conferma che attraverso la musica potevo creare un legame autentico con il pubblico.


Hai registrato una colonna sonora per un film uscito al cinema: puoi raccontarci come sei stata coinvolta e che emozione hai provato nel sentirti sul grande schermo?

Cantare per un film è stata un’esperienza inaspettata. Entrare in studio e sapere che la mia voce avrebbe accompagnato immagini sul grande schermo mi ha fatto sentire parte di un mondo completamente nuovo e più grande di me.

Vedere il mio lavoro prendere vita sullo schermo, sentire la mia voce intrecciarsi con la scena e arrivare al pubblico, è stato indescrivibile. Ho percepito la forza della musica: capace di narrare, commuovere e unire le persone attraverso le emozioni, più di quanto le parole possano fare da sole.


Hai partecipato due volte a Sanremo Junior raggiungendo entrambe le volte la finalissima: come descriveresti l’atmosfera e cosa hai imparato da quell’esperienza così prestigiosa?

Sanremo Junior è stata una delle emozioni più grandi della mia vita. Ricordo ancora quando ricevetti l’e-mail che mi comunicava la selezione: corsi subito da mio padre, che mi ha sempre sostenuta, e ci abbracciammo fortissimo mentre saltavo dalla gioia.

Da lì iniziò la preparazione dei brani con la mia maestra di canto — un periodo intenso ma bellissimo.
La prima volta ho cantato La differenza di Gianna Nannini, mentre la seconda Tutta colpa mia di Elodie.

Quando arrivammo a Sanremo, ero accompagnata dalla mia famiglia, e l’atmosfera era magica. Sanremo ha sempre un’aura speciale, anche per chi è molto giovane. Vivere quell’energia dal vivo è qualcosa di indimenticabile.

Ho imparato che la musica è anche condivisione: conoscere altri ragazzi con la mia stessa passione è stato meraviglioso e mi ha fatto capire quanto sia prezioso crescere insieme attraverso l’arte.


Il tuo primo inedito Bro nasce da un momento delicatissimo legato a tuo fratello: come sei riuscita a trasformare dolore e paura in una canzone capace di toccare il cuore di tanti?

Bro è nata dalla necessità di esprimere ciò che sentivo dentro di me. Mio fratello attraversava un periodo difficile e io provavo paura e impotenza.

Scrivere questa canzone è stato il mio modo di urlare al mondo quello che non riuscivo a dire a parole, trasformando dolore e preoccupazione in musica.
Nel brano dico: “con questa canzone ti prendo per mano”. È proprio questa frase che racchiude tutto il significato della canzone.

Bro non era solo una canzone: era una lettera in musica, pensata per dargli forza e coraggio. Credo che sia proprio questa sincerità a permettere al brano di arrivare al cuore di chi l’ascolta, facendo sentire tante persone parte di quell’emozione.


Grazie a Bro hai vinto il Milano Sing Gala ottenendo visibilità su oltre 40 testate e passaggi in più di 100 radio: come hai vissuto questa improvvisa esposizione mediatica?

All’inizio è stato quasi surreale. Vedere il mio nome su così tanti giornali e ascoltare Bro trasmessa da decine di radio era qualcosa che non avrei mai immaginato.

Improvvisamente tante persone che non mi conoscevano stavano ascoltando la mia storia, la mia voce. Ho capito che la musica può davvero andare oltre i confini della tua stanza, raggiungendo persone lontane e sconosciute.

Quella visibilità è stata un trampolino, ma soprattutto un grande incoraggiamento a non smettere mai di credere nel mio percorso.


Perfetti Sconosciuti, uscito il 15 gennaio 2024, è una riflessione sulla fine di un legame: scrivere questa canzone ti ha aiutata a dare un senso personale a quel tipo di separazione?

Sì, moltissimo.
Quando vivi una separazione forte — che sia d’amicizia, d’amore o di qualsiasi legame — ti sembra che il mondo cada a pezzi.

Con Perfetti Sconosciuti ho voluto trasformare quella sensazione di vuoto in una riflessione musicale. Scriverla mi ha aiutata a guardare la fine non solo come una perdita, ma anche come un’occasione per crescere, per fare pace con ciò che è stato.

Ogni parola nasce da una domanda che mi facevo dentro: accettare la separazione e lasciarsi andare, oppure continuare a coltivare la speranza che “ritorni l’estate”, quella stagione luminosa che rappresenta ciò che è stato e forse potrebbe tornare.

È una canzone che parla a chi ha amato, perso, e continua a chiedersi se sia giusto aspettare… o lasciar andare. In questo dubbio credo che si riconoscano tante persone.


Con Questa stupida foto sei arrivata in finale al Premio Mia Martini, dedicando il brano a tuo nonno: quanto la memoria e i legami familiari influenzano la tua scrittura musicale?

I legami familiari sono la radice della mia musica. Con Questa stupida foto ho voluto raccontare un dolore intimo e personale: la perdita di mio nonno.

Nella canzone lo cerco disperatamente, mi domando dove sia, ma non sentendo più la sua voce sono consapevole che mi resterà solo il suo sorriso in una foto che sembra stupida, ma che in realtà racchiude tutto.

Quella foto è l’unico modo per risvegliare i ricordi delle sue parole. Anche se fa male, resterà per sempre, perché i ricordi non se ne andranno mai ma vivranno dentro di me.


Hai scelto di sospendere un anno di liceo scientifico, pur andando molto bene, per seguire la musica: qual è stato il momento esatto in cui hai capito che questa era la strada da percorrere, senza compromessi?

L’ho capito quando la musica ha iniziato a chiedermi più tempo di quanto la scuola potesse concedermi.

Frequentavo il quarto anno di liceo scientifico e avevo buoni voti, ma ogni volta che uscivo da scuola correvo in studio, in sala prove, ai concerti… e mi rendevo conto che lì mi sentivo davvero viva.

Ho scelto di sospendere un anno perché non volevo vivere di rimpianti. La musica non era solo una passione: era ciò che volevo fare, con tutta me stessa.

Non è stata una scelta facile e, all’inizio, a parte mio padre, nessuno l’aveva condivisa. Significava rinunciare a un percorso “sicuro” per seguire un sogno che poteva sembrare incerto.
Ma credo che a volte bisogna avere il coraggio di ascoltarsi davvero.

Ho scelto di credere nel mio sogno anche quando non era “sicuro”, perché sapevo che stavo inseguendo ciò che mi faceva battere davvero il cuore.


Intervista ad Asia D’Ambrosio: Vita e Musica
Redazione The Digital Moon

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