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MANUALE DI SOPRAVVIVENZA QUEER IN FAMIGLIA

Manuale di sopravvivenza queer in famiglia

C’è un periodo dell’anno che tutti noi conosciamo bene. No, non è il mese del pride e nemmeno Natale. È molto peggio: il pranzo di famiglia, con tutti i cugini fino al ventesimo grado, le nonne e le bisnonne, zii e parenti tutti.

Arriva, infatti, prima o poi per tutti il momento in cui, a voce alta o con la bocca piena, la vecchia zia ti chiede: “Allora, novità? L’hai trovata la ragazza?” Panico. Come rispondere evitando una crisi identitaria e magari anche l’acidità di stomaco?

Previeni un coming out improvviso

Se sai già che troverai la zia tradizionalista che confonde il pride con un rave, il nonno ultraradicale e il cugino che pensa che il gender fluid sia una nuova marca di detersivo per lavatrici, valuta di fare un mini briefing con un alleato di casa. Tipo: tua sorella? Tua madre? Altrimenti il cane o il gatto. In alternativa funziona sempre lo specchio: preparati un bel discorso evita- grane. Respira, rilassati, bevi molta acqua. E sorridi. Conta fino a cento prima di parlare.

Come affrontare la domanda “Hai la ragazza/il ragazzo?”

Rispondi a tono, ma con eleganza: “Ho una relazione stabile con la mia libertà.” Oppure, se vuoi proprio l’effetto wow: “Sto frequentando una persona spiritualmente connessa a Saturno.” Vedrai che nessuno chiederà più nulla. Al massimo ti faranno due domande sull’oroscopo. Tu digli pure che con Pesci vai che è una meraviglia. E che non hai Saturno contro, ovviamente.

Il bingo delle frasi problematiche

Stampati una cartella mentale con frasi come:

  • “Io ho tanti amici gay, eh.”
  • “Ma quindi chi fa l’uomo e chi la donna?”
  • “L’importante è che tu sia felice.”

Segna un punto ogni volta che te le senti dire. Premio finale: una fetta di pandoro mangiata in solitudine sul balcone. Se invece il pranzo viene organizzato d’estate preferisci l’anguria. O qualcosa che ti piaccia. Evita i drink alcolici, potrebbe finire e male e potresti tornare al punto 1.

L’arte di spiegare senza spiegare troppo

Se ti senti in vena educativa, vai. Ma non è obbligatorio fare da manuale di inclusività ambulante ogni volta che mastichi un boccone. La tua identità non è un TED Talk. Devi dire solo quello che ti senti, a chi vuoi e quando vuoi.

Strategia di fuga (psicologica o logistica)

A un certo punto potresti avere bisogno di aria. Vai in bagno, scrolla TikTok, scrivi a quell’amicə che capisce tutto con tre emoji. Oppure, se sei un vero professionista, esci con una scusa. Chiama un amico o un’amica, inventa un’emergenza. E pensa che di solito passa una anno tra un evento come questo e l’altro.

Conclusione:

Manuale di sopravvivenza queer in famiglia, un po’ strategia, un po’ ironia, un po’ capacità di ricordare che anche sedersi a quel tavolo, ogni volta, è un atto di presenza.
E in fondo, tra una battuta fuori luogo e un cucchiaio di tiramisù, porti anche lì, nel cuore del salotto anni ’80 di tua nonna, un pezzetto del tuo arcobaleno.

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Manuale di sopravvivenza queer in famiglia