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Intervista a Jessica Castiglioni: Il potere del Viaggio

Intervista a Jessica Castiglioni: Il potere del Viaggio

Dal Nepal in poi – Nel tuo primo viaggio avevi 21 anni e non sapevi nemmeno collocare il Nepal sulla mappa. Cosa ti ha spinta, allora, a comprare quel biglietto e partire?

A dire il vero è stato una specie di fulmine che mi ha colpita dal nulla. Non credo di averci mai pensato prima ai viaggi. Ai tempi si usava solo Facebook: non c’era nessun tipo di sollecitazione da parte dei social e i viaggi erano ancora qualcosa di abbastanza contenuto.
Ricordo che un mio collega, molto più grande di me, mi aveva mostrato delle fotografie vecchissime e sbiadite di un viaggio fatto in Ladakh negli anni ’70. Io le guardavo immaginando quei posti lontani, infiniti, silenziosi, mistici. In quello stesso momento mi è scattato qualcosa nella testa.

Ho chiesto il passaporto, fermato il mappamondo sul Paese più simile a ciò che avevo immaginato attraverso quegli scatti e sono partita per un viaggio di 25 giorni tra città e montagne nepalesi. Non mi è nemmeno arrivato il bagaglio in aeroporto! Quel viaggio mi ha cambiato per sempre.


Il doppio binario – Come riesci a conciliare un lavoro altamente analitico e commerciale in banca con un ruolo così umano ed emozionale come quello di coordinatrice di viaggi di gruppo?

Penso che il fatto stesso di fare entrambe le cose sia il motivo per cui riesco a mantenermi in equilibrio. Mi spiego: probabilmente una vita costantemente in viaggio non saprei viverla — almeno per il momento (in futuro non lo escludo). Dopo tanti giorni con lo zaino sulle spalle, hai voglia di fermarti, svuotare quello zaino e rallentare un po’ il ritmo.

Allo stesso tempo, non riuscirei a inquadrare la mia vita senza avere almeno un paio di viaggi in programma. Sono una specie di motivazione per me.
Dal punto di vista pratico, questi viaggi occupano tutte le ferie che posso utilizzare nel mio primo lavoro; e, se li incastri bene fra un ponte e l’altro, in un anno riesci a farne un bel po’.


Viaggiatrice solitaria vs. coordinatrice – Che cosa hai dovuto imparare (o disimparare) passando dal viaggiare da sola allo stare alla guida di un gruppo?

Viaggiare soli significa non dover rendere conto a nessuno, non dover organizzare ogni dettaglio e concedersi il lusso di fare proprio tutte le esperienze del mondo, anche le più “local” e pazze, a zero comfort, che ti buttano in mezzo alla vita del posto senza mezze misure.
Da sola potevo decidere sul momento se prendere un treno o rimandarlo, prenotare il pernottamento il giorno prima, cambiare itinerario all’ultimo minuto, cenare alle 18 o a mezzanotte. Potevo passare una giornata intera nella natura in silenzio o conoscere persone locali e stare con loro.

Quando coordini un viaggio, invece, tutto deve essere ben organizzato, definito, prenotato e condiviso. I cambi di programma ci sono, ma sono eccezioni dovute a esigenze esterne o del gruppo. Il mio gruppo è la mia priorità: fare ciò che rende felici i miei viaggiatori ha preso il posto di ciò che prima rendeva felice solo me. Pernottiamo in strutture con uno standard preciso, le esperienze tipiche e locali si provano, ma non sono improvvisate e gli orari sono ben definiti. Muovere un gruppo di sconosciuti “a caso” per 10 giorni sarebbe fallimentare.


Le piccole paure – Nel testo parli di “qualche piccola paura” superata e di tante perse per strada. Qual è quella che ricordi con più orgoglio di aver affrontato?

Se penso alle paure dei miei viaggiatori, ricordo una ragazza che durante un breve trekking si è bloccata per paura di cadere, per la fatica ed era certa di non farcela. È andata in panico, aveva difficoltà motorie e da sola non poteva continuare.

Le ho dato la mia mano, preso il suo zainetto e abbiamo scavallato la montagna insieme, un passo alla volta. Può sembrare una banalità, ma una volta arrivati a destinazione le ho detto: “Ce l’hai fatta”. Lei, in un mix di gioia, stanchezza e commozione, è scoppiata a piangere.
Sapere di aver spinto qualcuno a uscire dalla propria zona di comfort per fare qualcosa di mai fatto prima è per me una ricompensa enorme.

Riguardo alle mie paure… ci sto lavorando!


La trasmissione silenziosa – Hai scritto che il tuo obiettivo non è dare regole, ma trasmettere con gesti e racconti. Puoi raccontarci un episodio concreto in cui questo approccio ha funzionato?

Nel briefing di benvenuto parlo delle regole: rispetto reciproco, rispetto delle tradizioni locali, comunicazione chiara, espressione dei propri desideri ed esigenze, trasparenza sulla cassa comune, rotazione nelle stanze e rispetto degli orari.

Poi passo a un discorso più umano, che per me rende l’esperienza speciale: superare i propri limiti, lanciarsi, provare senza riserve. Per ognuno il limite è diverso: ballare anche se ci si vergogna, assaggiare un cibo nuovo, tuffarsi dalla barca per primi, raccontare un sogno a uno sconosciuto, condividere una stanza con chi hai appena conosciuto, far tardi solo perché è bello, senza pensare alla sveglia.

Ho visto ragazzi più timidi partire “a metà” e poi sbloccarsi e volare. Per me, questo è magia.


Il viaggio come specchio – Qual è stata l’esperienza di viaggio che più ti ha messa davanti a una versione diversa di te stessa?

Sicuramente il primo viaggio che ho coordinato, a Creta. Mi sono scoperta come la persona che mette la felicità del gruppo al primo posto. Prima, il viaggio era per me: per staccare dalla realtà e vivere 20 giorni senza regole, un frammento di libertà totale.

Anche il mio viaggio in India mi ha rivelato qualcosa: il freddo che tanto odiavo, e che ho patito tantissimo durante un trekking nelle montagne dell’Uttarakhand (andateci, è uno spettacolo!), in realtà mi piace molto. Quindi… nel 2026 ci saranno viaggi al freddo, preparatevi!


La prossima avventura – Se dovessi scegliere domani la tua prossima destinazione, senza alcun limite di budget o di tempo, dove andresti e perché?

Il giro del mondo è troppo banale? 😂
Se devo essere più concreta, andrei in Asia Centrale per un lungo viaggio di mesi, tra Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan e Mongolia.

È una regione ricca di storia, cultura e paesaggi incredibili: città storiche, montagne maestose e deserti unici. La natura lì ti toglie il fiato, e io amo la natura molto più delle città; amo i paesaggi sconfinati e le esperienze locali più dell’esplorazione delle metropoli. Sono posti che devo ancora assolutamente vedere.
Chissà che il 2026 non mi porti proprio lì.


Intervista a Jessica Castiglioni: Il potere del Viaggio
Redazione The Digital Moon

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