Intervista al Dottore Rodolfo Vittori: Psicologo e Autore
Intervista al Dottore Rodolfo Vittori: Psicologo e Autore
Rodolfo, nel tuo libro descrivi l’ansia non come un nemico ma come una compagna di viaggio. Com’è cambiato il tuo rapporto con lei nel corso degli anni?
Con il tempo ho capito che l’ansia non è lì per rovinarci la vita ma per segnalarci qualcosa. Quando ero più giovane la vedevo come un ostacolo da superare, un fastidio da eliminare. Oggi che ho 69 anni la considero una presenza scomoda ma preziosa. Ti avverte quando ti stai allontanando da ciò che conta oppure quando stai tirando troppo la corda. Il corpo lo sa sempre prima della mente. Se impariamo ad ascoltarlo possiamo anticipare il disagio e trasformarlo in consapevolezza.
Nella tua vita ci sono stati cambi di rotta anche radicali. Ce n’è uno che ha segnato una svolta importante?
Sì. Dopo una vita da alpinista, a 57 anni ho iniziato a praticare triathlon. Non è solo uno sport ma una filosofia di resilienza. Nuotare, pedalare e correre verso se stessi più che verso un traguardo. È stato il mio modo per rimettermi in gioco. Poi a 63 anni ho attraversato a nuoto lo Stretto di Messina. È stata un’esperienza simbolica. Passare da una riva all’altra è quello che facciamo anche nella mente quando decidiamo che non vogliamo più vivere in balia dell’ansia.
Nel libro proponi un approccio molto pratico che include anche la Compassion Focused Therapy. Come può aiutarci a prenderci cura di noi?
La compassione non è sentimentalismo. È un’abilità neuroemotiva. Vuol dire sviluppare una voce interiore che ci sostiene invece di giudicarci. La CFT lavora proprio su questo: costruire uno spazio sicuro dentro di sé dove possiamo prenderci cura della nostra parte più vulnerabile. Gli esercizi che propongo nel libro, come l’allenamento alla voce compassionevole o l’autoanalisi dei tre sistemi emotivi, aiutano a sviluppare questa forza. Non è debolezza. È una vera palestra interiore.
Molti pensano che volersi bene sia un lusso o una fuga. Tu dici che è invece una forma di forza. Perché è così difficile impararlo?
Perché cresciamo con l’idea che il valore personale si debba guadagnare solo con la prestazione. Ma la mente umana non è fatta soltanto per risolvere problemi. È fatta anche per sentirsi accolta e capita. Volersi bene significa interrompere quella voce interiore che ci dice “non sei abbastanza”. E questo è un atto rivoluzionario, non un gesto narcisistico.
Parli spesso di silenzio della mente e ascolto del corpo. Come si allenano queste capacità nella vita quotidiana?
Anche solo sedersi due minuti in silenzio, chiudere gli occhi e chiedersi dove sento tensione e come sto respirando è già un atto potente. L’ascolto del corpo è un’arte che abbiamo dimenticato. Ma il corpo non mente mai. Mentre la mente costruisce scenari catastrofici, il corpo ci dice la verità con un nodo allo stomaco, un respiro corto, una fatica che non si spiega. Imparare ad ascoltarlo significa anche imparare a scegliere meglio.
Se dovessi indicare tre passi per allenare la serenità, quali sarebbero?
Primo: rallentare. La fretta è il miglior alleato dell’ansia.
Secondo: dare un nome a quello che proviamo. Le emozioni non riconosciute diventano disturbi.
Terzo: coltivare ogni giorno uno spazio personale, anche piccolo. Un rituale, una camminata, un diario. La serenità non arriva per caso. Va curata come una pianta.
Cosa diresti a chi si ostina a tenere duro anche quando sarebbe il momento di cambiare direzione?
Che la vera resilienza non è resistere a oltranza. È avere il coraggio di cambiare rotta. A volte è l’orgoglio che ci tiene bloccati. Ma il dolore che non ascoltiamo si trasforma in ansia, in somatizzazione, in stanchezza cronica. Cambiare non è fallire. È evolvere.
Il tuo messaggio finale nel libro è: “siamo nati per essere felici ma troppo spesso ci distraiamo”. Che abitudine quotidiana può aiutarci a ricordarlo?
Scrivere. Ogni sera tre righe: “Oggi mi è piaciuto”, “Oggi ho fatto fatica con”, “Domani voglio”. Sembra una cosa banale, ma scrivere aiuta la memoria emotiva a fissare ciò che conta. Ci ricorda che la felicità non è un traguardo da raggiungere. È un modo di stare nel presente.
Hai altri progetti in corso?
Sì. Sto finendo un nuovo libro dal titolo un po’ provocatorio, ma è ancora un segreto. Ve lo svelerò tra qualche mese. Poi continuo a viaggiare assieme a mia moglie. Incontriamo persone, attraversiamo paesaggi, osserviamo la vita. Perché, come dicevo all’inizio, l’ansia va ascoltata ma poi bisogna anche vivere.
E poi non dimentichiamo che sono diventato nonno due volte in questi ultimi due anni, e anche questa è una meravigliosa esperienza che in qualche modo ti cambia la vita.
Intervista al Dottore Rodolfo Vittori: Psicologo e Autore
Redazione The Digital Moon
dott. Rodolfo Vittori
Psicologo (Albo Psicologi FVG n° 2237) via Modolet, 3 34076 Romans d’Isonzo (GO)
e-mail: vittori.psicologo@gmail.com
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