Capire la psiche con la metafora del labirinto
Capire la psiche con la metafora del labirinto
L’antico mito del Minotauro mette al centro lo scontro tra un eroe, Teseo, di nobile stirpe e di grande coraggio, e un essere mostruoso, metà uomo e metà toro. Questa affascinante storia ci offre una potente metafora per esplorare il rapporto con la nostra mente: possiamo capire la psiche con la metafora del labirinto?
Il mito
Teseo è inviato a Cnosso come parte di un tributo della città di Atene per Minosse, sovrano dell’isola di Creta, insieme ad altri ateniesi.
Sono infatti destinati ad essere divorati dal Minotauro, figlio di Pasifae, moglie di Minosse e regina di Creta, e un toro divino, dono di Poseidone.
Il Minotauro è rinchiuso nel celebre labirinto per due ragioni.
Da una parte per proteggerlo, dall’altra per nasconderlo.
Frutto inaccettabile di un’unione proibita, la terribile creatura si ciba di carne umana, che Minosse cerca di ottenere dalle città sottomesse.
Teseo, grazie all’aiuto della giovane e bella Arianna, riuscirà ad entrare nel labirinto, fino a raggiungere il suo cuore, per incontrare il Minotauro e ucciderlo. Il giovane riesce nell’impresa utilizzando al celebre filo donatogli da Arianna.
L’eroe riuscirà così a ripercorrere gli intricati cunicoli del labirinto fino all’uscita seguendo la traccia lasciata srotolando il filo.
Lettura del mito per capire la psiche
Possiamo considerare il mito del labirinto e del Minotauro come una metafora dell’analisi?
Ecco la nostra lettura del mito:
L’eroe che entra nel labirinto non sa che strada percorrere per raggiungere il suo obiettivo.
I misteriosi cunicoli del labirinto e le sue infinite stanze buie appaiono come tante trappole in un percorso mortale e senza riferimenti.
Così in analisi, se è la sofferenza del sintomo a spingere ad iniziare, poi il cammino diventa diverso per ciascuno imprevedibile, senza una guida certa.
Il minotauro come metafora
La creatura che Teseo affronta è metà uomo e metà toro.
Si tratta di un vero e proprio mostro nel quale è possibile riconoscersi solo in parte.
Così, in un percorso analitico è necessario confrontarci con aspetti della nostra vita nei quali fatichiamo a riconoscerci.
Si tratta di desideri inaccettabili, giudizi severi e asfissianti, timori e angosce incontrollabili.
L’esperienza del sintomo e della sofferenza appaiono spesso soverchianti, più forti della nostra volontà. Ci dominano, facendoci stare male.
Il labirinto tra psiche e mito
Abbiamo visto che la funzione del labirinto è sia di nascondere sia di proteggere il Minotauro.
Minosse ha quindi scelto di nascondere alla vista la nascita del suo sintomo, un figlio mostruoso, che il sovrano ha come “rimosso”, nascondendolo nelle stanze del labirinto.
Il labirinto appare quindi come una metafora della rimozione psichica, il meccanismo di difesa che rende inconscio un pensiero o un vissuto inaccettabile, sottraendolo alla disponibilità della coscienza. Non possiamo liberamente ricordare ciò che è rimosso.
Così come ha fatto Teseo, si tratta di entrare in questo labirinto e di confrontarci con quanto ci appartiene anche se non lo riconosciamo più, anche se non fa parte della coscienza.
Fare esperienza quindi di ciò che è sia intimo ma allo stesso tempo estraneo.
Attraversare il labirinto
Capire la psiche con la metafora del labirinto significa quindi confrontarci con gli aspetti della nostra vita che rifiutiamo, dei quali non ne vogliamo sapere, che ci spaventano. Ma è solo facendo i conti con quanto di inaccettabile vi è in noi che è possibile la risalita, raggiungere l’uscita del labirinto della psiche.
Per approfondire:
“Mito in psicoterapia” di Marco Alexander Danziger
Capire la psiche con la metafora del labirinto
Gianfranco Ricci
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