Intervista a LuMarra Mixash: Voce cruda del sud
Intervista a LuMarra Mixash: Voce cruda del sud
Il tuo percorso artistico nasce e cresce nel Sud Italia: quanto il Salento e l’ambiente underground hanno influenzato il tuo stile e i tuoi testi?
Il Salento per me non è solo un luogo geografico, è una matrice culturale e spirituale. Crescere nel Sud significa convivere con contrasti forti: bellezza e abbandono, tradizione e ribellione. L’ambiente underground salentino mi ha insegnato l’autoproduzione, la strada, il sound system, il contatto diretto con la gente.
Tutto questo ha inciso profondamente sul mio stile e sui miei testi: sono diretti, a volte ruvidi, ma sempre sinceri. Racconto quello che vedo e che vivo, senza filtri.
Nei tuoi brani unisci reggae, dancehall e rap con un’attitudine molto diretta: cosa rappresenta per te la cultura bashment e come la vivi oggi in Italia?
La cultura bashment per me è libertà di espressione, identità e appartenenza. È una forma di resistenza che passa dal ritmo, dal linguaggio crudo e dalla danza, ma anche dalla consapevolezza. In Italia la vivo come una scena ancora viva, anche se spesso fraintesa o relegata ai margini. Io cerco di portarla avanti con rispetto, adattandola al nostro contesto, senza snaturarla, mantenendo il legame con le sue radici ma parlando la lingua della strada.
La tua carriera è stata definita “altalenante” anche per vicende personali e giudiziarie: in che modo queste esperienze hanno inciso sulla tua musica e sulla tua visione artistica?
Le esperienze personali e giudiziarie hanno segnato profondamente il mio percorso, nel bene e nel male. Mi hanno tolto tempo, occasioni, ma mi hanno anche costretto a guardarmi dentro, a fare i conti con i miei limiti e le mie responsabilità. Tutto questo si riflette nella mia musica: è diventata più consapevole, più vera, meno interessata all’apparenza.
Oggi la mia visione artistica è più matura, so che la musica non è solo intrattenimento, ma anche testimonianza.
Hai collaborato con artisti e producer importanti della scena reggae/dub, come Paolo Baldini DubFiles: cosa cerchi in una collaborazione e cosa ti stimola nel lavoro collettivo?
In una collaborazione cerco prima di tutto affinità umana e visione artistica. Lavorare con producer come Paolo Baldini DubFiles significa confrontarsi con una grande esperienza e con una cura maniacale del suono. Il lavoro collettivo mi stimola perché ti obbliga a uscire dalla tua comfort zone, a fidarti, a lasciare spazio. È lì che spesso nascono le cose migliori, quando l’ego si abbassa e il progetto viene prima di tutto.
Il progetto LuMarra è attivo sulle piattaforme digitali con nuove uscite: cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro musicale e quali messaggi senti oggi l’urgenza di raccontare?
Dal progetto LuMarra potete aspettarvi continuità ma anche evoluzione. Sto lavorando a nuova musica che mantiene l’attitudine diretta di sempre, ma con una ricerca sonora più profonda. I messaggi che sento urgenti oggi parlano di identità, di riscatto, di errori e seconde possibilità, ma anche di critica sociale. Voglio raccontare la realtà senza edulcorarla, dare voce a chi spesso non ce l’ha e continuare a fare musica che sia reale, necessaria, viva.
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Redazione The Digital Moon
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