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Intervista ad Alessandra Roma: Attrice e Creativa

Intervista ad Alessandra Roma: Attrice e Creativa

Alessandra, sei attrice, voice over artist e performer internazionale. Come ti piace definirti, oggi?

Preferisco non definirmi, tuttavia mi piace l’idea di esplorare e creare, quindi se proprio devo definirmi in qualche modo, opterei per “creativa”.

Raccontaci il momento in cui hai capito che saresti salita su un palco… e non ne saresti più scesa.

Da ragazzina ero molto timida, pertanto l’idea del palco non mi allettava particolarmente. Quando però ho esplorato le psicologie altrui, ho capito che quella sarebbe stata la mia nuova strada da esplorare; è successo con uno spettacolo tratto dai personaggi del libro Antologie di Spoon River, personaggi con vissuti estremi: quell’esperienza mi ha fatto scoprire cose di me inesplorate e mi ha convinta a voler vivere tante altre esperienze come quella.

La tua carriera è iniziata a teatro, ma il tuo debutto televisivo è arrivato “per caso”. Cosa ricordi di quel primo set?

Casualmente Vittorio Nevano, che era nel mio paese natio per girare Vito Ballava con le streghe, mi disse testualmente: “Hey tu, domani sul set”. Ne fui così affascinata che, alla fine dell’esperienza, dissi che avrei voluto fare la regista.

Hai studiato a Roma e a Los Angeles. Che differenze hai trovato tra la formazione italiana e quella americana?

Negli Usa sono molto pragmatici, in Italia per la teoria siamo i migliori al mondo… Le due cose sono importantissime e complementari.

Hai lavorato in tre lingue: italiano, inglese e spagnolo. Cosa cambia quando reciti in un’altra lingua?

Ennio Quinto affermava che parlare (recitare) in tre lingue corrisponda ad avere tre cuori. Io credo che ogni lingua abbia la propria caratteristica e “personalità”, tale da avere anche ripercussioni sul personaggio/persona. Infatti ci sono lingue calde, fredde, più musicali o meno, e il personaggio può risentirne.

Sei stata protagonista di spot internazionali, produzioni indipendenti, teatro e programmi TV: come scegli i progetti a cui partecipare?

Ad oggi sono stata molto fortunata, raramente mi sono sottratta, tuttavia quando ho un dubbio consulto il mio manager o la mia agente. C’è un progetto che probabilmente avrei dovuto fare, ma raramente dico di no, preferisco sempre un rimorso a un rimpianto.

Il tuo ruolo in “Calamity Jane” ti ha portato in Campidoglio. Cosa rappresenta per te portare in scena figure femminili così forti?

Calamity Jane è l’antieroina per eccellenza, ma nella sua ribellione e nel suo essere una donna forte rivendica diverse donne e la categoria medesima. Quell’invito, riservato a pochissimi artisti, è sicuramente una grandissima inaspettata soddisfazione, oltre che una onorevole responsabilità.

Sei anche una voice over artist: come si prepara la voce per diventare “narratrice” di storie e luoghi?

Nel mio parlare comune sono la persona più scomposta e più legata alle radici sonore del luogo di provenienza, tuttavia sin da piccolina non ho mai smesso di studiare, pertanto continuo a farlo quotidianamente: il segreto credo sia la naturale passione e curiosità e l’inarrestabile voglia di migliorarsi sempre… Cerco comunque di imparare sempre dai migliori. “Chi è il miglior doppiatore? Ok, vado da lui”. È importante accertarsi però che siano anche bravi trasmettitori di sapere. Tra i più bravi con cui ho studiato c’è sicuramente Bianchi e Lettera. Ho conosciuto anche la Di Meo che è la mamma di una mia compagna di compagnia, purtroppo però non vi ho mai avuto il piacere di lavorarci insieme direttamente.

Tra tutti i premi vinti – Oniros, Vegas Movie Awards, Vincenzo Crocitti – qual è quello che ti ha emozionata di più, e perché?

Ogni riconoscimento è motore per ricompensarci di ogni sacrificio fatto. Mi ha emozionato molto l’Oniros: ero candidata vicino a mostri sacri, gente di cui ero fan, come Ron Perlman. Essere premiata al suo fianco e con lui è stato un grandissimo onore.

Qual è la tua giornata tipo tra set, studio, prove e… vita quotidiana?

Le giornate degli artisti sono “scomposte”, come direbbe Aiello, puoi organizzarti tutto al meglio, ma all’ultimo arriva un’audizione o un progetto o una chiamata inaspettata e salta tutto. Bisogna essere bravi a bilanciare. Può anche però succedere che salti tutto e lì bisogna essere bravi a non perdere la bussola e continuare a fare al meglio delle proprie capacità. Posso solo dire che c’è sempre una valigia da preparare e una da disfare nella nostra quotidianità.

Hai esperienze in eventi artistici profondi come “Metapontion Pitagora” o spot molto popolari come quello dell’Iper: qual è il segreto per passare da un mondo all’altro con autenticità?

Ogni arte ha il proprio linguaggio e non sempre è matematico il passaggio. Onestamente non saprei rispondere a questa domanda. Posso solo dire che l’allenamento costante sicuramente fa la sua parte.

Che consiglio daresti a un giovane attore o attrice che sogna una carriera internazionale partendo dall’Italia?

Ad un giovanissimo che sta iniziando oggi direi di seguire sempre il proprio cuore. Una mia amica diceva che a Los Angeles un giorno puoi essere un barbone e il giorno seguente una rockstar (e viceversa). Il mio consiglio è quello di ignorare le circostanze e vivere sempre la propria arte interiormente, anche quando il contesto esterno non è favorevole. In ultimis, io sono per un fare arte etico, il nostro scopo è quello di migliorare questo mondo. Non dimentichiamocelo.

Quali personaggi vorresti interpretare in futuro e con quali artisti ti piacerebbe lavorare?

Vorrei interpretare personaggi forti come Filumena Marturano, Giovanna d’Arco. Mi piacerebbe lavorare con Viola Davis, Kate Winslet, Christian Bale, Terrence Malick ecc. Ho vissuto per anni a Los Angeles, ogni tanto quella città mi richiama.


Intervista ad Alessandra Roma: Attrice e Creativa
Redazione The Digital Moon

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