Intervista a Enrico: Dalla sofferenza alla forza
Intervista a Enrico: Dalla sofferenza alla forza
Quanto ha influito l’infanzia vissuta in collegio sulla persona e sull’artista che sei oggi ?
La mia infanzia è ciò che mi ha segnato di più.
Mi ha insegnato a difendermi fin da piccolo e ad avere una visione ampia del mondo.
Quella realtà dura mi ha formato per la persona che sono oggi.
Come artista mi ha reso autentico.
È l’autenticità che ogni giorno voglio trasmettere a chi mi guarda.
Vivo in un mondo artistico che non chiede permesso: fatto di emozione, difficoltà e verità.
Mi ha insegnato a essere la versione più profonda di me stesso.
Perché pensi che una volta arrivato in Italia , sentissi la mancanza proprio proprio di quella sofferenza da cui eri scappato?
Sono profondamente riconoscente del luogo da cui arrivo. Credo che non si debba mai scappare dalle difficoltà, dalla sofferenza, dalla paura. Spesso, proprio in quella parte buia, esiste una luce che nemmeno riusciamo a immaginare. Quella sofferenza mi sarebbe mancata, perché presto ne sarebbe iniziata una ancora più grande: la divisione da nostro fratello. È stato come perdere una protezione, perché eravamo così uniti nel proteggerci a vicenda.
In che modi il lavoro sui capelli é diventato per te non solo una passione , ma una forma di salvezza ?
I capelli sono stati il mio foglio bianco su cui scrivere i miei segreti.
In loro ho trovato un rifugio, senza dover spiegare a nessuno come mi sentivo.
Ogni giorno, in ogni mio lavoro, i capelli sanno come sto.
Non è una passione.
È la mia tana.
Con loro non sarò mai giudicato. Posso esibirmi, raccontare i miei stati d’animo, creare lasciandomi ispirare da tutto ciò che mi circonda. La parola chiave per me è: ISPIRAZIONE.
Come hai trovato la forza di continuare a costruire la tua carriera mentre combattevi per tre volte contro un tumore al cervello ?
La malattia, in giovane età, è stata la sfida più grande.
Anzi, mi correggo: la lezione più grande.
Molte volte ho chiesto a qualcosa di indefinito di farmi tornare a soffrire, solo per potermi richiudere nel mio mondo e progettare, creare qualcosa che, piano piano, prendesse forma.
Quella costante tensione tra sofferenza e creatività mi ha aiutato a fare scelte importanti, ampliando la mia visione del mio mondo artistico.
5.Oggi, cosa diresti al bambino arrabbiato che eri a 15 anni e che pensava di essere destinato solo alla strada e alla sofferenza?
Direi che, in fondo, è stato tutto incredibile.
Sono giovanissimo, ma ciò che direi a me stesso è di essere orgoglioso di non essermi fatto del male.
La strada, i problemi, la comunità: sono stati momenti che mi hanno fatto sentire solo.
E proprio grazie a quella solitudine ho imparato a fermarmi, ascoltare e ritrovare me stesso in un mondo così crudo.
A tutti direi:
non abbiate paura di essere soli.
Non abbiate paura di soffrire. Perché tutto ciò che vivrete determinerà ciò che diventerete.
Non importerà a nessuno se siete stati abbandonati, abusati, rinchiusi o malati. Quello che conta è vivere in profondità. Perdonare. E vivere la vita vera.
ENRICO CORBO
Intervista a Enrico: Dalla sofferenza alla forza
Redazione The Digital Moon
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