Intervista a Valerio: Quando il video diventa posizionamento
Intervista a Valerio: Quando il video diventa posizionamento
Da dove nasce l’esigenza di creare un metodo come CineBrand e quale problema specifico volevi risolvere nel mercato dei video aziendali?
CineBrand nasce perché a un certo punto mi sono rotto di vedere video fatti bene… ma inutili. Cioè, belli, curati, anche costosi… però non spostano niente. Non portano clienti, non cambiano la percezione, non lasciano nulla. Però c’è anche un’altra cosa. Per me la regia e il cinema sono sempre stati il mio obiettivo vero. Il mio sogno, ma anche qualcosa che sto cercando concretamente di costruire, passo dopo passo. E a un certo punto mi sono detto: ok, questa cosa che amo… come la porto nel mercato in modo utile? Non solo come espressione artistica, ma come qualcosa che serve davvero alle aziende.
Poi studiando marketing ho capito una cosa fondamentale: le aziende non hanno bisogno di video. Hanno bisogno di comunicare quello che le rende diverse. E lì mi si è accesa la lampadina. Il cinema emoziona.
Il marketing vende. Ma quasi mai stanno insieme. Quindi CineBrand nasce proprio da questo: unire la mia visione da regista con una logica strategica, per fare video che non siano solo belli, ma che aiutino davvero un brand a posizionarsi e a essere percepito in modo forte.
Cosa distingue concretamente un video “dimenticabile” da uno che invece costruisce percezione e valore per un brand?
Per me è molto semplice. Un video dimenticabile ti spiega cosa fai. Un video che funziona ti fa percepire chi sei. La maggior parte dei video aziendali sembra una brochure parlata. Dicono tutto… e non ti resta niente. Quelli che funzionano invece ti fanno sentire qualcosa. Ti danno una sensazione chiara: fiducia, qualità, autorevolezza. E quella sensazione è quello che poi ti fa scegliere.
In che modo il linguaggio cinematografico può influenzare le decisioni di business e non solo l’estetica di un contenuto?
Il punto è che il linguaggio cinematografico non è estetica, è percezione. Non è “facciamo una luce più bella”.
È: “che sensazione voglio far provare?” Perché poi le persone non è che decidono in modo super razionale.
Decidono in base a come si sentono. Se tu riesci a guidare quella sensazione — con il ritmo, con le immagini, con il suono — stai già influenzando una decisione. Quindi sì, impatta eccome sul business. Perché impatta sulla fiducia.
Quando entri in un progetto, qual è il primo elemento strategico che analizzi prima ancora della parte creativa?
Io non parto mai dal video. La prima cosa che cerco di capire è: “Perché stiamo facendo questo video?” Sembra banale, ma spesso non è chiaro.
Cerco di capire:
- qual è l’obiettivo vero;
- come viene percepito oggi il brand;
- dove vogliamo arrivare
Se non hai chiaro questo, puoi anche fare il video più bello del mondo… ma non serve a niente.
Qual è l’errore più comune che aziende e professionisti commettono quando investono in contenuti video?
L’errore più grande è pensare che basti “fare video”. Cioè: “facciamo un reel, facciamo uno spot, facciamo contenuti…” Ok, ma perché? Senza strategia, il video è solo rumore. Le aziende spendono soldi in produzione, ma non si fanno le domande giuste prima. E quindi si ritrovano con contenuti che non portano risultati. Non è un problema di qualità. È proprio un problema di direzione.
VALERIO MATTEU
Intervista a Valerio: Quando il video diventa posizionamento
Redazione The Digital Moon
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