The Beauty in The Beast: da idea a rete nazionale
The Beauty in The Beast: da idea a rete nazionale
Quando un pensiero diventa progetto condiviso.
Viviamo in un momento storico in cui le informazioni ci piovono addosso indiscriminatamente da rendere impossibile una scrematura o una classificazione.
La velocità con cui lasciamo scorrere via queste informazioni azzera la capacità selettiva e la nostra risposta critica è annullata, vittime dell’automatismo e schiavi dell’algoritmo.
Fare la differenza non significa più dire qualcosa di nuovo o che vada controcorrente; ma semplicemente fare meglio ciò che qualcun altro ha già fatto. In quest’ottica, il rischio è stato quello di banalizzare un argomento importante solo per poterlo conformare ai flussi cognitivi odierni.
Ho cercato di muovermi in quel cono d’ombra che c’è tra sensazionalismo, denuncia e l’apatia del racconto didascalico. Ho capito presto come le mie fotografie non sarebbero bastate a raccontare e descrivere completamente quelle emozioni, sensazioni e speranze. Di qui è nata l’idea di coinvolgere autori, giornalisti, giuristi e artisti e raccogliere il consenso delle Istituzioni.
È iniziato così un percorso lunghissimo, fatto di giornate intere passate davanti al computer e un fiume ininterrotto di mail; tutto raccolto maniacalmente in un file Excell.
Ho scritto a chiunque e, in un delirio di onnipotenza, ho alzato così tanto l’asticella da arrivare ad interpellare il Papa e il Dalai Lama. Ma la cosa più assurda è che abbiano risposto entrambi , accogliendo la mia richiesta ed esprimendo il proprio placet.
Da lì in poi la strada è stata abbastanza in discesa, ma comunque non priva di ostacoli e di imprevisti. D’altronde, solo chi non calcia quel pallone non fa mai gol.
Ritengo sia opportuno che arrivi un pensiero unanime di solidarietà non solo ai detenuti, ma anche e soprattutto a chi decide di dedicare le proprie competenze e il proprio tempo alla riabilitazione e al reinserimento.
Anche grazie a questo percorso di incontri, dialoghi e confronti, il progetto ha iniziato lentamente ad assumere una dimensione più ampia. Non più soltanto una visione personale, ma un lavoro capace di mettere in relazione persone, istituzioni e competenze diverse.
Conclusioni
Se questo progetto riuscirà davvero a crescere e a mettere in dialogo esperienze, istituzioni e persone diverse, allora il senso più profondo di The Beauty in The Beast non sarà soltanto quello di raccontare il riscatto, ma di contribuire, nel suo piccolo, a renderlo possibile.
The Beauty in The Beast: da idea a rete nazionale
Iervo
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