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Intervista a Samuele Zeviani: Fondatore di Horror Italia

Intervista a Samuele Zeviani: Fondatore di Horror Italia

Com’è nata concretamente l’idea di aprire Horror Italia e quali sono state le prime difficoltà nel portarlo avanti?

Da quando ho circa dodici anni sono sempre stato affascinato dall’horror in tutte le sue forme, dalle creepypasta al true crime. Mi attraggono le cose macabre e, nello specifico per i film horror, adoro provare quella sensazione di paura e angoscia durante la visione.

Grazie a questa passione, nel 2020 ho deciso di aprire Horror Italia su Instagram per condividerla con il pubblico. Non nego che non sia facile portare avanti un progetto del genere, essendo l’unico a occuparsene e avendo parallelamente un altro lavoro.

Le prime difficoltà sono state diverse: all’inizio era complicato “sfondare” sulla piattaforma e costruire una base di follower attivi. Ci sono voluti mesi e tanta costanza, ma il progetto mi divertiva e non mi pesava dedicarmi a qualcosa che inizialmente non aveva molto riscontro. Con il tempo, però, Horror Italia è cresciuta parecchio.


In poco tempo sei riuscito a costruire una community molto solida: secondo te, cosa cercano le persone nei tuoi contenuti?

Sono contento del risultato ottenuto finora. In pochi anni sono riuscito a creare, spero, un punto di riferimento per l’horror in Italia, pur non essendo un critico cinematografico ma solo un ragazzo appassionato.

Sui social oggi è difficile spiccare, perché sembra già detto e fatto tutto. Per questo cerco di realizzare contenuti originali e di impatto. Non mi concentro solo sui film horror, ma anche su casi true crime, racconti dell’orrore, video inquietanti e fatti macabri reali. Punto a differenziare ciò che porto per non annoiare, pur restando nella nicchia dell’horror.


Raccontaci un dietro le quinte: com’è collaborare con grandi case di produzione come Warner Bros, Universal e Paramount?

Quando ho collaborato per la prima volta con una casa di distribuzione ero entusiasta: non mi sembrava vero e mai avrei pensato di raggiungere un traguardo simile. È successo circa un anno dopo l’apertura di Horror Italia.

Collaborare con queste realtà è incredibile, perché capisci che, nel tuo piccolo, sei riuscito a farti notare da colossi del cinema che apprezzano ciò che fai. Ovviamente è impegnativo: si aspettano contenuti di alto livello, ed è giusto così. Bisogna lavorare sodo e con attenzione, ad esempio nella creazione di post carosello per promuovere un film o reel con gadget inviati a casa.

L’importante, però, è rimanere sé stessi e creare contenuti nello stile che senti tuo.


Essendo anche Art Director e grafico, quanto il tuo background professionale ha influito sulla qualità visiva e comunicativa della tua pagina?

Nella vita faccio l’Art Director, il grafico per dirla semplice, e lavoro nel settore della comunicazione. Questo mi ha permesso di migliorare molto la qualità dei contenuti di Horror Italia: dall’impaginazione all’uso dei colori, fino all’elaborazione delle immagini.

Una caratteristica della pagina è proprio la pulizia e l’organizzazione dei post. Ad esempio, l’uso costante di determinati colori o elementi grafici aiuta le persone a riconoscere subito che quel contenuto appartiene a Horror Italia. Punto molto su questo aspetto.


Tu non ti definisci influencer, ma i tuoi numeri e collaborazioni dicono il contrario: come vivi questo doppio ruolo tra “creativo” e “volto social”?

Ammetto che mi fa strano definirmi influencer, forse perché Horror Italia è una pagina e non un profilo personale. Non ci metto quasi mai la faccia e in realtà pochi sanno chi ci sia dietro, se non le persone a me vicine.

Ogni tanto appaio nelle storie, ma preferisco lavorare dietro le quinte e dare vita ai contenuti così. Mi capita di incontrare persone che seguono Horror Italia senza sapere che sono io a gestirla: è sempre divertente rivelarlo.

Questa “doppia vita” da grafico e, diciamo, influencer non mi dispiace. Non è semplice, perché devo dare priorità al mio lavoro principale e ritagliare tempo per creare contenuti. Serve organizzazione, visto che sono l’unico a gestire il progetto, ma non mi fermo mai.


Guardando avanti, vedi Horror Italia rimanere un hobby o credi possa trasformarsi in un vero e proprio progetto lavorativo a lungo termine?

Per me Horror Italia rimarrà sempre un hobby. Per arrivare al mio lavoro attuale ho studiato e mi sono impegnato anni, e mi diverte molto lavorare nel mondo della comunicazione.

Per questo vedo il mio futuro ancora come grafico, mentre Horror Italia continuerà ad affiancare il mio lavoro. Lo considero un hobby che, perché no, può portare ottime soddisfazioni come già sta facendo adesso.


Intervista a Samuele Zeviani: Fondatore di Horror Italia
Redazione The Digital Moon

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