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Intervista a Laura Cocuzza: Disturbo Borderline di Personalità

Intervista a Laura Cocuzza: Disturbo Borderline di Personalità

Partiamo dall’inizio: come descriveresti il Disturbo Borderline di Personalità con le tue parole, al di là delle definizioni cliniche?

Descriverei il Disturbo Borderline come una bomba a orologeria.
Prima che esploda, senti un vuoto incolmabile. Quando accade, tutto diventa così intenso da spingerti verso l’autodistruzione.
È un impulso a rovinare te stesso e le tue relazioni, come se non meritassi di vivere sereno come tutti gli altri.


Spesso si pensa che una disabilità debba essere “visibile” per essere riconosciuta. In quali momenti della tua vita quotidiana senti più forte il peso di questa invisibilità?

Lo sento soprattutto quando le mie amicizie vengono rovinate dal disturbo.
Durante le fasi depressive, mi è difficile essere presente per gli altri e mi capita di non rispondere per ore o giorni. Purtroppo, non tutti comprendono e spesso questo comportamento li porta ad allontanarsi.

Negli ambienti lavorativi, ho trovato molte difficoltà a causa delle mie crisi, che si manifestano come attacchi d’ansia e autolesionismo dovuti all’eccessivo sovraccarico.
Sapevo che mi avrebbero trovata “strana”, quindi mi chiudevo in bagno per lasciare scorrere la crisi in silenzio. A volte avevo persino bisogno di tornare a casa per l’intensità della crisi, inventando qualche malessere fisico perché non riuscivo a spiegare la realtà, temendo giudizi o di non essere presa sul serio.


Qual è la cosa che ti stanca di più a livello mentale ed emotivo, che magari dall’esterno gli altri non percepiscono affatto?

Mi stanca soprattutto il dover costantemente spiegare il mio disturbo, esponendomi allo stigma e ai giudizi altrui.
Vorrei che le persone si sforzassero almeno un po’ di capire, mostrando empatia anche senza vivere le mie stesse esperienze.
Una maggiore consapevolezza sui disturbi mentali aiuterebbe tutti a essere più comprensivi e attenti a determinati segnali.


Hai mai avuto la sensazione di dover “dimostrare” di stare male per essere presa sul serio? Come reagisce, secondo te, la società alla disabilità psichica?

Purtroppo il mio disturbo mi spinge verso l’autodistruzione.
Quando non vengo presa sul serio, questa spinta può diventare così forte da portarmi a tentare di porre fine alla mia vita. Sono stata ricoverata quattro volte per tentato suicidio, e alcuni di questi episodi erano legati proprio allo stigma sociale, alla sensazione di non essere “normale” e al desiderio di una vita diversa.

Non capivo perché dovessi essere così diversa.
Ho subito bullismo a causa della mia patologia: al liceo già mi autolesionavo e avevo bisogno di uscire dalla classe durante le crisi, attirando così il giudizio di chi mi derideva per non essere come tutti gli altri.


Cosa ti piacerebbe che le persone capissero davvero sul Disturbo Borderline e, più in generale, sulle disabilità invisibili?

Vorrei che capissero che una patologia non deve essere visibile per esistere.
Le mie fasi depressive vengono spesso scambiate per mancanza di buona volontà, e le mie crisi per ricerca di attenzioni.

Le patologie mentali vengono prese così poco sul serio che, durante il mio primo ricovero, nessun amico o familiare venne a farmi visita. Mi sentii sola come mai prima d’ora.

Spero che le mie parole possano smuovere l’animo di chi conosce qualcuno che ne soffre. Cercare di informarsi sulla patologia, anche ponendo domande al diretto interessato, è già un primo passo verso empatia e comprensione.


Intervista a Laura Cocuzza: Disturbo Borderline di Personalità
Redazione The Digital Moon

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