Intervista a Miriana Pirrottina: Disegnare per prendersi cura
Intervista a Miriana Pirrottina: Disegnare per prendersi cura
Il tuo progetto Tonnart_ nasce da un’urgenza espressiva o da una scelta consapevole?
Tonnart_ nasce in modo quasi automatico, dal bisogno di dire cose che a voce non riuscivo a spiegare bene. Ho sempre scritto e disegnato da che ne ho memoria, ma l’idea di creare uno spazio mio sui social nasce dopo tanta tanta esitazione e incoraggiamento da chi mi sta accanto.
Ho iniziato realizzando ritratti in digitale, poi illustrazioni molto grandi e colorate. Ho continuato a sperimentare per diverso tempo passando dalla carta al digitale tutto ciò che avevo in mente fino a quando ho capito che le illustrazioni avevano bisogno anche delleparole. Non parole grandi, ma parole vere. Piccole frasi capaci di stare in tasca, di essere salvate per tornare nei momenti giusti.
Il momento in cui ho capito che illustrazione e scrittura sarebbero diventate il mio linguaggio è stato quando le persone hanno iniziato a riconoscersi nei miei disegni.
Quando qualcuno mi ha scritto: “Questa frase sembra parlare di me”. Lì ho capito che non stavo solo disegnando. Stavo creando connessioni. Per me raccontare l’amore, le relazioni e il mondo interiore significa fare spazio alla vulnerabilità, senza renderla pesante. Raccontare che si può essere delicati e forti nello stesso momento.
Come nasce concretamente un’illustrazione firmata Tonnart_?
Quasi sempre nasce da un’emozione. A volte da una frase che leggo e mi resta impressa, altre volte da sensazioni che ho vissuto, altre ancora da posti che ho visto.
Di solito scrivo prima. Anche solo poche parole appuntate sul telefono. Poi inizio a vedere un’immagine nella mente: una figura, una postura, un gesto semplice che possa contenere quella sensazione.
Il momento in cui capisco che il disegno ha trovato la sua voce è quando non sento più il bisogno di aggiungere nulla. Quando linea e parola si sostengono a vicenda. Se tolgo una delle due e sento che qualcosa manca, allora so che non è ancora finito. Se invece funzionano anche in silenzio, allora è lì.
Che ruolo hanno per te le parole nel processo creativo?
Le parole per me sono sono parte del disegno. A volte arrivano prima e guidano tutto. Altre volte nascono dopo, quasi come un sussurro che completa l’immagine. Ma non sono mai un’aggiunta decorativa.
Ad esempio quando lavoro ad una commissione, spesso mi viene raccontata la storia della coppia o la loro routine in modo di poterli rappresentare nel modo piu fedele possibile.
Quindi è necessario per me dialogare e confrontarmi con chi ho difronte per potermi esprimere al meglio, soprattutto artisticamente. Mentre con rubriche come Parole da tenere in tasca cerco di creare piccoli rifugi emotivi. Non soluzioni, ma appoggi.
Credo che oggi parlare di benessere mentale ed emotivo significhi soprattutto normalizzare le fragilità. Dire: va bene sentirsi così. Va bene rallentare. Va bene non essere sempre performanti. Se una mia illustrazione riesce a far sentire qualcuno meno solo, allora ha fatto il suo lavoro.
Come mantieni il tuo tono umano quando collabori con brand importanti?
Per me una collaborazione funziona bene quando non devo cambiare voce. Anche con realtà strutturate cerco sempre un punto di incontro tra il loro messaggio e il mio linguaggio.
Non mi interessa inserire il mio stile “sopra” un progetto, ma all’interno. Se posso raccontare un’emozione, un gesto, una sensazione reale, allora mi sento coerente. Cerco collaborazioni che rispettino la sensibilità, che non chiedano solo visibilità ma contenuto.
Per me il valore sta nella narrazione: se c’è spazio per raccontare qualcosa di vero, allora è una collaborazione che posso sentire mia.
Cosa significa per te vivere i social come uno “spazio gentile”?
Significa non urlare. Non inseguire per forza i numeri. Non trasformare ogni contenuto in una performance perche ‘’è necessario’’.
I social possono essere rumorosi, ma io scelgo giornalmente di abitarli come se fossero una stanza luminosa: uno spazio dove ci si può fermare, respirare, leggere una frase, confrontarsi e soprattutto sentirsi capiti.
Essere un’illustratrice indipendente oggi vuol dire anche questo:essere libera di scegliere la sensibilità come forza, non come fragilità. Credere che la delicatezza non sia debolezza, ma precisione emotiva.
E forse il mio lavoro è proprio questo: disegnare cose che non fanno rumore, ma restano.
Intervista a Miriana Pirrottina: Disegnare per prendersi cura
Redazione The Digital Moon
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