Intervista a Martina: Non cerco l’incastro perfetto ma cerco la scintilla
Intervista a Martina: Non cerco l’incastro perfetto ma cerco la scintilla
Qual è il momento preciso in cui hai capito che non volevi solo dipingere, ma raccontare qualcosa di tuo al mondo?
Con certezza posso dire che non è stata solo l’arte a portarmi qui. Spesso gli artisti puntano a farsi notare seguendo trend o ‘pilastri strategici’, e come creator a volte sono costretta a farlo anche io. Ma io voglio usare l’arte come strumento. Ho sempre avuto questa natura intrinseca nel voler visualizzare le cose e spiegarle con i disegni (mi riusciva benissimo già a scuola con i compagni!).
Il desiderio di raccontarmi davvero è nato quando ho capito che la parola non mi bastava più: pur sfogliando l’intero vocabolario, non trovavo mai il modo giusto per farmi capire. Voglio trasmettere come mi sento, vivo, provo, vedo; la mia prospettiva, la mia storia.
Che tipo di emozione vuoi lasciare a chi guarda i tuoi contenuti o un tuo futuro corto animato?
Voglio trasmettere esattamente ciò che provo, senza filtri. Il mio desiderio più grande è essere capita, compresa, vista. Vorrei che lo spettatore, guardando un mio corto, possa dire: ‘Sì, mi sento esattamente così’ o ‘Anche io ho vissuto questa cosa’. Non cerco l’applauso per la tecnica, ma quel momento di immedesimazione profonda dove la mia storia diventa, per un attimo, anche la loro.
In cosa “MadameVossia” è diversa da te nella vita reale: è un alter ego, un’evoluzione o una maschera?
Non direi che MadameVossia è una maschera, perché una maschera serve a nascondersi, bensì ciò che sono destinata ad essere. La vedo più come un’evoluzione necessaria. Martina è quella che sta davanti al codice, una persona seria con i piedi per terra; è la parte di me che ha bisogno di una vita strutturata, di sicurezze, che lavora full-time e sopravvive al caos quotidiano. MadameVossia è invece il mio laboratorio a cielo aperto.
Martina è la programmatrice che vive nel mondo della teoria applicabile, MadameVossia è la parte che vuole sentire, provare, avventurarsi, autoconfermarsi. Non c’è un confine netto: se Martina è il seme, MadameVossia è la pianta che cresce verso la direzione più emozionante, quella che mi fa sentire nello stomaco: ‘Ok, questo è quello che cercavo’.
Qual è la tua più grande paura nel metterti online… e come potresti trasformarla in un elemento narrativo o stilistico?
La mia paura più grande è essere fraintesa. Temo che la mia arte venga vista come una minaccia alla mia professionalità, come se essere un’artista mi rendesse meno capace come programmatrice. Spesso le aziende (ovviamente non tutte) vedono gli artisti come ‘belli addormentati’ che vivono di fantasie, quando per me è l’esatto contrario: l’arte è ciò che mi tiene lucida e mi regala un approccio al problem solving che altri non hanno.
Se dovessi trasformare questa paura in narrazione, racconterei la pesantezza di dover rimanere confinati in un ruolo. Racconterei la tensione di chi deve ‘nascondersi’ sui social o bloccare i colleghi per timore di essere giudicato. Dover resistere alla tentazione di disegnare doodle in ufficio quando ti trovi una penna e un foglio davanti, solo per dimostrare di essere concentrati. MadameVossia non toglie nulla a Martina. Anzi, la programmazione e l’arte sono due facce della stessa medaglia: basti pensare a The Amazing Digital Circus. Chi l’ha detto che il codice non è arte o che l’animazione non è matematica applicata? Io ho una spinta in più in entrambi i mondi proprio perché non li separo. Pertanto in un possibile comic mi piacerebbe elencare le difficoltà di chi si trova incastrato in questa situazione, e abbattere questo pregiudizio.
Se il tuo corto arrivasse davvero su Netflix, quale sarebbe la prima scena — quella che deve catturare chi guarda nei primi 10 secondi?
“Anche se sto ancora definendo la ‘grande storia’ da raccontare, se dovessi sceneggiare il disagio di vivere in bilico tra due mondi, i primi 10 secondi sarebbero un contrasto brutale tra le mie due anime: Martina e MadameVossia. L’inquadratura si apre su uno schermo nero, riempito da linee di codice che scorrono velocissime. È il rumore familiare e ritmato di una tastiera veloce e martellante. Poi, un gesto netto: premo Invio. Improvvisamente il ticchettio si ferma. Cala un silenzio rotto solo da un rumore statico, fisso, quasi sospeso.
Il programma inizia a compilare e la telecamera si allontana rapidamente: scopriamo che quel codice non sta servendo un’azienda, ma sta caricando il sito web dedicato alla mia arte. È l’inizio di MadameVossia. In quel preciso istante, il rumore statico esplode in una nota di pianoforte profonda. In questi 10 secondi voglio che lo spettatore senta la tensione del nascondersi e l’adrenalina della creazione. È il punto esatto in cui la logica degli 0 e 1 si rompe per lasciare spazio alla storia che le parole non riuscivano a dire.
Martina Fiorella
Intervista a Martina: Non cerco l’incastro perfetto ma cerco la scintilla
Redazione The Digital Moon
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