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Quando sei solo di passaggio

Quando sei solo di passaggio

In un mondo che corre, a volte diventiamo la sosta di qualcuno che non ha mai avuto intenzione di restare. Questa è la cronaca di un risveglio forzato, dove il dolore lascia spazio a una visione nitida e spietata della realtà. Perché quando sei solo di passaggio ti senti vuoto e morto e non riesci a ricominciare a vivere.


La scatola di metallo sulla mia scrivania inizia a pesare. Non è più solo un contenitore di carta appallottolata; è diventata un’urna cineraria prima ancora che io accenda il fuoco. Contiene i resti di quello che ero, frammentati in lettere che non leggerai mai.

Il dottore dice che la rabbia è una fase necessaria, ma che la lucidità è quella che fa più male. “La rabbia ti protegge” mi ha detto oggi, mentre guardavo fuori dalla finestra del suo studio, dove la città scorreva indifferente al mio dramma. “La rabbia ti fa sentire potente, vittima di un’ingiustizia. Ma la lucidità ti costringe a vedere le cose per quello che sono davvero, senza il filtro dell’emozione.”

Mi ha chiesto di riflettere sul perché. Non sul perché è finita, ma sul perché è iniziata. Cosa cercavi tu in me? Cosa cercavo io in te? Ho capito, con una freddezza che toglie il fiato, cosa si prova quando sei solo di passaggio nella vita di qualcuno che ami.


L’ennesima lettera: capire il gioco

Eccoci a questa nuova lettera. Questa la scrivo ascoltando una cover che trasforma una vecchia canzone d’amore malinconica in un urlo rock straziante. Non voglio innamorarmi. È quello che mi dicesti all’inizio, ricordi? “Non voglio complicazioni. Non voglio innamorarmi.”

Io pensavo fosse una difesa. Pensavo avessi paura della forza di ciò che provavi. Oggi, con la freddezza chirurgica che mi sta regalando questa terapia, capisco che era solo la verità. Non volevi innamorarti. Volevi solo sentirti viva. E c’è una differenza abissale tra le due cose.

Ti scrivo per dirti che ho capito il gioco. È stato un gioco perverso, giocato sulla mia pelle mentre io credevo di vivere una favola. Tu non cercavi me. Non cercavi la mia anima, la mia comprensione, il mio supporto. Tu cercavi una via di fuga. La tua vita era perfetta: la casa giusta, il marito giusto, la routine rassicurante. Ma era anche piatta.


Il defibrillatore emotivo

Mi hai usato come si usa un defibrillatore: una scarica potente per rianimare un’esistenza che ti sembrava morta. “Con te mi sento viva” mi ripetevi spesso, ansimando nel buio di quella stanza d’albergo che era diventata il nostro santuario. All’epoca, quelle parole mi sembravano la più grande dichiarazione d’amore possibile. Mi gonfiavano il petto d’orgoglio.

Che idiota. Non ti stavo salvando. Ti stavo solo intrattenendo. Ero la pausa pubblicitaria nel film noioso della tua vita matrimoniale. Ma nessuno guarda la pubblicità per sempre. A un certo punto, si vuole tornare al film. E tu sei tornata al tuo film. Quando il compagno che avevi messo in pausa è tornato a essere presente, quando la routine ha ripreso colore, hai semplicemente cambiato canale.

Accettare la fine è un conto, ma ammettere a se stessi di essere stati uno strumento è un veleno lento. Sperimentare cosa significhi essere solo di passaggio trasforma ogni ricordo in un proiettile. Mi sento stupido. Mi sento usato. Ho camminato su un filo sospeso sopra un baratro senza rete di protezione, convinto che tu fossi dall’altra parte a tenermi la mano. Invece tu eri seduta comodamente in platea aspettando che cadessi.


La regola d’oro che proteggeva solo te

“Non sfasceremo famiglie per questo” dicevi. Era la nostra regola d’oro. Adesso capisco che non era una regola per proteggere gli altri. Era una regola per proteggere te. Era la tua clausola di salvaguardia, il paracadute che ti eri assicurata di avere prima ancora di saltare. Sapevi fin dall’inizio che non saresti mai andata fino in fondo. Sapevi che io ero “a tempo determinato”.

Il dottore mi ha chiesto: “Se potessi tornare indietro, sapendo quello che sai ora, lo rifaresti?”. Ho esitato. Una parte di me, quella ancora dipendente, vorrebbe dire di sì. Ma la parte razionale dice di no. Non mi presterei a essere la tua comparsa. Non permetterei a nessuno di usarmi per riparare le crepe del proprio rapporto, portandosi via l’energia rubata a me.


Il fuoco che purifica

La verità più dolorosa è accettare che ero solo di passaggio. Metto questa lettera nella scatola. Spero che bruciando faccia fumo nero. Nero come l’inchiostro di questa bugia che abbiamo chiamato “noi”. Non eri innamorata. Eri solo annoiata. E io sono stato il clown che ha ballato per te finché non hai deciso che lo spettacolo era diventato noioso.


Quando sei solo di passaggio

Dario Fossati

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Dario Fossati

Autore ombra e 'Moonie' nell'anima. Ho scelto di cancellare il mio volto per dare voce all'unica cosa che conta davvero: le storie. Racconto ciò che spesso nascondiamo sotto la superficie: la complessità, la vertigine, la disperazione... Qui su The Digital Moon, condivido il mio viaggio senza filtri. Perché anche la luna ha un lato in ombra, ed è lì che accadono le cose più interessanti.