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Intervista a Keiko: Un ponte con il Giappone

Intervista a Keiko: Un ponte con il Giappone


In che modo le tue origini italo-giapponesi hanno influenzato il tuo modo di creare e lavorare?

La mia formazione italo giapponese è stata fondamentale per oltre che la mia attività, una costruzione di pensiero laterale. Le diverse culture mi hanno insegnato scuole di pensiero a dir poco opposte, questo mi ha aiutato per una maggiore comprensione del pensiero divergente, per le abitudini e i valori che possono differire da cultura a cultura. La cultura italiana è molto focalizzata sull’esaltazione dell’individuo, mentre quella giapponese sul collettivo. E questo porta con sé inevitabilmente molti aspetti pro e contro per ambedue le culture.

In Italia l’individuo è affascinante e tridimensionale, ma il collettivo non funziona altrettanto bene. Egoismo e iper individualità portano all’affaticamento psico fisico… Mentre in Giappone il collettivo ha molto valore per il singolo, che si deve prestare per essere utile al prossimo. Questo rende una società funzionale, ma l’individuo rischia di perdersi nel momento in cui perde di utilità. Io sono stata molto fortunata a imparare entrambe le scuole di pensiero, mi ha aiutata a diventare una figura camaleontica all’interno di relazioni interpersonali e sociali.


Cosa ti ha insegnato vivere l’adolescenza in Giappone e poi tornare da sola in Italia a 16 anni?

Tornare in Italia dopo il Giappone è stato un punto di svolta nella mia vita. Quando ero piccola non volevo andare in Giappone e sono rimasta in contatto con molti compagni della scuola. Purtroppo per motivi familiari mi sono dovuta trasferire, ma il mio sogno è sempre stato quello di tornare in Italia. E quando ho potuto farlo, ho colto immediatamente l’occasione. Il ritorno non è stato semplice. Mi ero appena abituata alle modalità sociali giapponesi quando per la mia stessa volontà mi sono catapultata in quello che è il liceo artistico italiano. Da quest’esperienza ho imparato a osservare.

Mi sono impegnata per trovare un’identità ma per farlo ho imparato a osservare bene le differenze da quel che conoscevo fino a quel momento. Nuove amicizie, nuovi modi di parlare e nuovi atteggiamenti. Hanno scavato la persona che pensavo di essere per diventare più sensibile, più empatica, per creare una personalità molto forte che comporta i suoi lati positivi ma altrettanto i negativi.


Perché hai scelto proprio gli haori come simbolo e cuore di K’haori Vintage?

Ho scelto gli Haori come simbolo perché dal liceo sono una mia passione. In Giappone è risaputo che questi sono (almeno in origine), capi di alta sartoria e qualità, dei pezzi unici fatti a mano con tecniche davvero minuziose. Solo che il vintage, sopratutto quello tradizionale, ha poco valore in Giappone. E questo mi dispiaceva. Così ho cominciato a comprarmene alcuni per me stessa e a indossarli come cardigan o giacchette… e la cosa ha funzionato, ho ricevuto anche molti complimenti. Da allora ho sviluppato lentamente il pensiero di importarli in Italia. Inizialmente non pensavo a loro come a un lavoro ma più come un hobby.

I miei studi in Film Making mi avevano influenzato per un futuro da regista, lavorandoci effettivamente ho compreso che almeno per me, non valeva la pensa lavorare tanto per un compenso minimo. Così ho pensato ad altro, notando anche la “moda” giapponese che è recentemente arrivata in Italia, ho deciso di cavalcare l’onda a modo mio.


GAM Matsuri è nato quasi per esigenza: cosa significa oggi per te dare spazio all’artigianato giapponese a Milano?

GAM MATSURI è un mercatino di artigianato giapponese a Milano. L’evento è nato con l’obiettivo di dare agli artigiani giapponesi, una realtà per emergere nell’ambiente lavorativo milanese. Avendo vissuto in entrambi i paesi, ogni volta che mi trovo in uno dei due, mi manca inevitabilmente l’altro. Così ho pensato di unire le mie due culture, continuando a vivere a Milano.

Avrei dato voce alle piccole realtà artigiane, contrastando le grandi aziende, il fast fashion e la sempre maggiore meccanicità e tecnologia nella costruzione di oggettistica. GAM MATSURI non è solo un evento festivo ma anche una manifestazione per riappropriarsi dell’arte, della mano e dell’individuo, che si tiene nel cuore di Milano, centro dell’innovazione italiana. Il rapporto umano è ciò che nel nostro evento mettiamo al primo posto, infatti per quanto l’evento sia nato come una mia idea, per renderlo ciò che è oggi ringrazio profondamente tutti i miei collaboratori espositori che si sono sempre dimostrati essere persone di grande valore e gentilezza, creando una forte unione e aiutandoci sempre a vicenda, con grandi idee e personalmente di grande sostegno credendo in me e nei miei progetti.


Che consiglio daresti a chi, come te, non trova un posto nel mondo del lavoro tradizionale e sta pensando di crearsene uno?

Io attualmente ho 24 anni. Sono molto giovane e come chiunque della mia età, stiamo tutti affrontando la crisi del quarto di secolo, nel quale ci chiediamo costantemente se le nostre scelte da quelle piccole a quelle grandi, siano motivo di un rovinoso futuro, già precario di per sé. Non mi sento nella posizione autoritaria di poter dare consigli, ma se dovessi trovare le parole per essere di conforto a un mio coetaneo, direi che la cosa più importante è avere fiducia nelle proprie capacità.

È importante essere coscienti dei propri limiti, ma vedo ogni giorno amici e coetanei che si sottovalutano pensando di dover seguire una strada già battuta solo perché non pensano di riuscire a crearne un’altra. Ovviamente non è facile, ma siamo davvero disposti a sacrificare la nostra pace e il nostro tempo per farci dire ogni giorno ciò che dobbiamo fare per un guadagno altrui?

Per me la risposta è no, senza dubbi. Sento molti anziani criticare i giovani che “non hanno voglia di lavorare” e migrano altrove. Ma c’è poca sensibilità al fatto che molti di questi giovani, altrove neanche ci vorrebbero andare se non fosse che qui in Italia, la situazione lavorativa per un giovane che si vuole costruire un futuro stabile e potenzialmente sereno, è pessima. A tutti questi giovani vorrei essere di sostegno, vorrei essere l’orma di un passo che mostra la possibilità di una strada non battuta.

Keiko Iannone


Intervista a Keiko: Un ponte con il Giappone

Redazione The Digital Moon

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