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Intervista a Mario Vena: Da Castelvetere a Toronto

Intervista a Mario Vena: Da Castelvetere a Toronto

Mario, com’è stato il passaggio dalla tranquilla Castelvetere sul Calore alla metropoli multiculturale di Toronto? Quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato durante il primo anno?

Il passaggio è stato uno shock all’inizio, inutile negarlo. Castelvetere è un posto dove tutti si conoscono, dove la vita scorre lenta, con ritmi umani. Toronto è l’opposto: frenetica, caotica, piena di culture diverse. La sfida più grande è stata la solitudine iniziale. Lasciare la mia famiglia, gli amici, il mio paese, e ritrovarmi in un posto dove nessuno ti conosce è dura. Anche la lingua è stata un ostacolo: capivo l’inglese, ma viverlo ogni giorno è un’altra cosa. Però piano piano ho iniziato ad adattarmi, e oggi mi sento più sicuro e grato per questa opportunità.


Tu e Gabriella venite da due mondi molto diversi: tu dall’Italia del Sud, lei dal Canada. In che modo queste differenze culturali hanno arricchito la vostra relazione?

Le differenze ci hanno uniti. Io le ho fatto scoprire la lentezza, la famiglia, il valore del mangiare tutti insieme, delle tradizioni. Lei mi ha insegnato a essere più aperto, più diretto, più indipendente. Ci completiamo: quando io vado troppo “all’italiana”, lei mi riporta con i piedi per terra; quando lei è troppo “all’americana”, io le ricordo il valore delle radici. È una combinazione perfetta, con i suoi alti e bassi, ma vera.


Gabriella è nata e cresciuta a Toronto, mentre tu hai portato con te le radici e le tradizioni campane. Qual è una tradizione italiana che lei ha apprezzato di più da quando vivete insieme?

Senza dubbio il pranzo della domenica. Per lei all’inizio era “troppo”, ma ora lo aspetta con entusiasmo. Le piace quando cuciniamo insieme, quando mettiamo la tavola con calma, quando ci si siede e si parla per ore. Ha imparato anche a cucinare qualche piatto tipico con me e lo fa con amore. Ormai dice che “senza il ragù la domenica non è domenica”. È bello vedere quanto apprezzi cose che per me erano normali, e che oggi ci legano ancora di più.


Tu sei nato nel 1995 e lei nel 1992: pensi che ci sia una differenza di approccio alla vita o siete sulla stessa lunghezza d’onda?

All’inizio pensavo ci fosse un gap, anche perché lei aveva già vissuto esperienze che io ancora dovevo fare. Ma poi ho capito che, al di là dell’età, siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Ci confrontiamo tanto, parliamo di tutto, abbiamo obiettivi comuni. Magari io sono più impulsivo, lei più riflessiva, ma proprio per questo ci bilanciamo. Siamo cresciuti insieme, passo dopo passo.


Guardando al futuro, vi vedete sempre a Toronto o c’è il sogno, magari un giorno, di tornare a vivere in Italia, magari proprio a Castelvetere sul Calore?

Toronto ci offre tanto, soprattutto per la famiglia che stiamo costruendo. Però il sogno di tornare in Italia c’è sempre, ce l’ho nel cuore. Magari non per sempre, ma almeno per un periodo. Vorrei che i nostri figli vivessero l’Italia, capissero da dove vengo, respirassero l’aria di Castelvetere. Il richiamo delle radici è forte, e se un giorno sarà possibile, mi piacerebbe tornare, anche solo per qualche anno.


Intervista a Mario Vena: Da Castelvetere a Toronto
Redazione The Digital Moon

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