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Intervista Amanda Bottecchia: Essere Mamma a 18 Anni

Intervista Amanda Bottecchia: Essere Mamma a 18 Anni

Quando hai scoperto di essere incinta, eri già immersa nei tuoi studi. Qual è stato il tuo primo pensiero? E cosa ti ha spinta a continuare il tuo percorso scolastico nonostante tutto?

Ero al penultimo anno di apprendistato come meccanica di motoveicoli, avevo 18 anni, quando ho scoperto di essere incinta.
Nonostante fossi in una relazione dal principio del 2016, non era una questione a cui pensavo quella della maternità.
Sapevo che dopo l’AFC avrei voluto continuare con gli studi nel ramo dell’ingegneria meccanica.
Ho scoperto di essere incinta nel periodo in cui frequentavo dei corsi serali per prepararmi ad accedere agli studi universitari.

Inizialmente per me è stato come catapultarmi nel caos. Avevo molti pensieri contrastanti e mi sono fatta prendere dal panico.
Da un lato la paura ossessiva del “oddio cosa penserà di me la gente” e “come farò, sono rovinata”.
Dall’altro ero già follemente innamorata di quello che sarebbe potuto essere e, sotto sotto, sapevo che sarei riuscita ad affrontarlo.

Lo stress e l’ansia di quel periodo lo ricordo bene, non tutti furono felici di questo evento. Lo stress legato al giudizio e all’opinione altrui è stato fuorviante inizialmente.
Ma ho ripreso in mano la situazione e ho fatto la mia scelta indipendentemente da questo.
Mi sono prefissata però che mai avrei dovuto mollare e avrei dovuto garantire il meglio a questa creaturina, come lo avrebbe potuto garantire una famiglia “normale”.

Ho scelto di portare avanti la gravidanza e di continuare con gli studi per due principali motivi.
Il primo è che lo studio della fisica e della meccanica era ed è la mia vocazione.
Il secondo è che volevo garantire un futuro solido a mia figlia.
Poter dimostrare a me stessa che l’avrei fatto, ed anche in modo eccellente.


Quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato nel conciliare lezioni, esami e la maternità? Hai mai sentito di dover “giustificare” la tua scelta di portare avanti entrambi i ruoli?

La prima sfida fu quando nacque mia figlia nel novembre 2019: continuare gli studi e il lavoro, rinunciando a gran parte del mio congedo maternità.
Ero molto inesperta e a livello di nozioni sulla genitorialità non avevo avuto un supporto “tecnico” per quanto riguarda “uso e manutenzione di un neonato”, quindi l’allattamento è finito dopo 2/3 mesi.

Ero abbastanza ingenua, non avendo potuto passare la gravidanza e il post parto nel fare corsi specifici per informarmi a riguardo.
In tutto ciò, il mio istinto materno ha fatto comunque un buon lavoro, mia figlia stava bene anche con il latte in formula e ho ritrovato un ritmo tutto nostro.
Gli esami di meccanica si sono conclusi senza fatica, grazie anche ai miei compagni e ai docenti di officina che hanno avuto l’accortezza di seguirmi maggiormente durante il termine del percorso formativo.

Le sfide più grandi, però, sono arrivate durante il secondo semestre di Bachelor in ingegneria meccanica.
Essere assente da casa 5 giorni su 7, dalle 06:30 alle 18:00, e dover essere assente mentalmente perché impegnata nello studio mi ha scardinata e mi ha fatto mettere in discussione le mie scelte.
Mi chiedevo se fosse stato giusto, come genitore, continuare a perseguire un sogno che mi ero prefissata come “futuro migliore” anche per mia figlia.

Ho dovuto spesso giustificare la mia scelta e ho sentito molte critiche contrastanti tra di loro, che proprio per questo motivo ho smesso di ascoltare.
Mi sentivo spesso messa al pari degli altri allievi, quando in realtà ero in netto svantaggio.
Ma questo non mi ha frenata. Inizialmente il mio senso di giustizia voleva ricordare a tutti la mia posizione, ma ottenendo buoni voti e passando tutti gli esami, non è servito dovermi giustificare.

Ho fatto richiesta di poter proseguire con gli studi con una formula part-time, ma purtroppo mi è stato detto che non era possibile per il momento.
Quando ho inoltrato l’iscrizione al Bachelor, ho inoltrato parallelamente anche l’iscrizione all’asilo nido del campus.
Ero molto entusiasta del fatto di poter portare con me mia figlia ed il costo era accessibile.
Ma purtroppo mi è stato negato anche questo, siccome tutti i posti erano già esauriti.

Ho accettato comunque di mettere mia figlia in lista d’attesa prioritaria.
Inoltrando richieste per vari asili nido nelle vicinanze del campus, ma si trattava di rette che con un solo stipendio non potevamo permetterci.

Ho ricevuto una meravigliosa borsa di studio privata grazie ai miei voti scolastici, così da potermi pagare le rette semestrali.
Purtroppo i costi per sostenere gli studi, le trasferte e i micro-nidi (2/3 mattinate di asilo nido settimanali) erano già al limite del possibile.

Questa situazione inusuale – una mamma che studia – mi ha fatto capire quanto non si è veramente progrediti sull’inclusione e sulla sovvenzione delle famiglie nella nostra piccola Svizzera.
Con le mie scelte anticonformiste mi sono fatta strada fino a un certo punto, per poi essere schiacciata dal peso dell’interpretazione della maternità di questa società.

Il fatto di annegare nei sensi di colpa e non riuscire più a conciliare le lezioni con la custodia complementare di mia figlia mi ha messa davanti a una scelta molto sofferta.
Era la mia piccola famiglia o la scuola a tempo pieno. Trovarmi a questo bivio mi ha sconfortata molto.

Ho scelto quindi di interrompere a fine anno gli studi del Bachelor, nella speranza di riprenderli entro cinque anni, ovvero quando avrebbero potuto proporre una modalità di studio a tempo parziale.
In teoria questo sarebbe dovuto avvenire per l’anno scolastico 2025/2026, in pratica purtroppo non è ancora stata sviluppata questa proposta.

Nel frattempo, durante questo stop dagli studi, ho scelto di diventare madre per la seconda volta.
Ho così potuto dedicare interamente questi anni di fermo ai bisogni dei miei figli e ne sono molto grata.
Quella che all’inizio è stata una scelta molto sofferta, infine è diventata un’opportunità per crescere come genitore.

Nel frattempo non mi sono assolutamente fermata professionalmente.
Ho seguito e seguo attivamente corsi inerenti a competenze riguardanti i miei studi.
Ho iniziato a seguire lezioni flessibili di inglese tramite la scuola di lingue EF per certificare un C1, così da facilitarmi in un futuro professionale.
Inoltre offro ripetizioni di matematica e fisica dalle medie fino alla maturità e ho creato dei corsi di inglese per bambini e ragazzi, il tutto come doposcuola nella zona dell’Alto Ticino.


In un momento in cui molte coetanee vivono la scuola come un tempo libero da grandi responsabilità, tu hai affrontato qualcosa di enorme. Ti sei mai sentita giudicata? E se sì, come hai reagito?

Mi sono sentita troppo spesso giudicata. Ma ho scelto di proseguire a testa alta.
Inizialmente davo peso a quello che le persone con circa la mia stessa età dicevano.
Ma infine essi potevano solo immaginare cosa volesse dire vivere in queste circostanze.

Sono dovuta maturare in fretta, ho dovuto cambiare visione dei fatti altrettanto velocemente.
Non dico di essere stata più saggia dei miei coetanei, ma le loro opinioni sono passate velocemente in una dimensione inferiore.
La priorità è stata di crescere una bambina, non di rimuginare su cosa i miei coetanei pensano di me.

Diverso il fatto di essere giudicati da altri genitori e/o persone nel settore scolastico, nel mio caso persone con decine di anni più di me, in quanto hanno influenza diretta sulla vita del proprio bambino.
Vedere genitori o persone che lavorano nel settore dell’istruzione e delle attività per famiglie evitarmi o escludermi ha certamente avuto un impatto molto più forte rispetto al giudizio dei ragazzi della mia età.
Questo mi ha spronata molto nel volermi confermare scolasticamente e professionalmente.


Qual è stato il momento più bello di questo doppio viaggio, quello da madre e quello da studentessa? E quale, invece, il più duro?

Il più bello, indubbiamente, è stato il dono che hanno fatto i miei figli a me: avermi dato la possibilità di poter diventare mamma.
Come studentessa invece, è stato il poter ampliare le mie conoscenze, aver avuto la possibilità di affermarmi in ciò che reputo la mia più grande passione.
Vedere gli sforzi ricompensati dai bei voti e dagli elogi di alcuni dei professori da me molto stimati mi ha portato a sperare di potercela fare.

Si trova sempre qualcosa per cui lamentarsi, quando basterebbe rallentare e guardare cosa già abbiamo potuto fare.
Perché alla fine, quello che sono riuscita a fare finora è solo grazie ai miei bambini e al loro padre, di cui non ringrazierò mai abbastanza.
Molte volte in questa società i bambini vengono visti come un freno, ma non dovrebbe essere assolutamente così.

Il più duro, come dicevo, è stato dover prendere questa scelta.
È una scelta momentanea, ha rallentato il mio percorso.
Ma rallentare va anche bene. Non siamo ancora bionici.


Che messaggio ti senti di lasciare ad altre ragazze o giovani donne che si trovano a dover scegliere tra la formazione e la maternità? Cosa avresti voluto sentirti dire tu, all’inizio?

Senza alcun dubbio: non sempre siamo in grado di prevedere ciò che ci succede, ma siamo in grado di rimboccarci le maniche affinché qualcosa che vogliamo veramente ci accada.
Non dovremmo assolutamente lasciare che una cosa precluda l’altra.
Diventare genitore non deve essere un freno alla nostra attitudine.

Cosa avrei voluto sentirmi dire? Proprio nulla.
Mi sono sentita dire di tutto, pure opinioni contrastanti tra di loro.
Tra alcuni familiari, docenti e personale della formazione, la loro opinione di disappunto non ha fatto altro che farmi capire che le parole non servono a nulla.

Avrei quindi voluto fatti. In molti sanno dirti cosa fare e come farlo.
Quindi nel silenzio, ho preferito chi ha creduto in me. Questo è stato un sostegno indispensabile.


Progetti futuri

Il mio principale progetto futuro è finire il Bachelor in ingegneria meccanica con profilo d’approfondimento in sistemi energetici, ovvero principalmente nelle energie rinnovabili.
Mi piacerebbe poi proseguire, anche parallelamente a un’attività professionale, nello studio della fisica.

Dopodiché, vorrei trovare un lavoro flessibile per seguire i miei figli nella loro crescita.
Passare il mio tempo libero con loro non solo come genitore, ma come amica e persona su cui potranno sempre appoggiarsi e fare riferimento. Questo è il mio più grande trofeo.


Intervista Amanda Bottecchia: Essere Mamma a 18 Anni
Redazione The Digital Moon

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