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Andrea Zannoni: Dalla timidezza ai milioni di visualizzazioni

Intervista ad Andrea Zannoni: Dalla timidezza ai milioni di visualizzazioni online


Andrea, sei nato a Modena nel 2002 e cresciuto a Maranello. Da bambino eri timidissimo, e alle superiori hai vissuto un momento difficile arrivando a perdere due anni scolastici. Poi, grazie all’amicizia con Francesco e all’amore per la tua ragazza Martina, hai completamente ribaltato la tua rotta, passando da essere uno dei peggiori della classe a sfiorare il massimo dei voti all’orale di maturità. Cosa è scattato nella tua mente in quel periodo e in che modo quella rinascita ha cementato la convinzione che, se ti applichi, puoi riuscire in qualsiasi cosa?

Sinceramente non so cosa mi sia scattato in testa. Non c’è stato un momento preciso. Però sono convintissimo di una cosa: le persone di cui ti circondi fanno tantissimo su di te. Faccio un esempio che vale fuori dalla scuola. Se ti circondi di gente con mentalità imprenditoriale, che vuole costruirsi qualcosa, che vuole avviare la propria attività, tu sarai molto più portato a scegliere quella strada. Ti vengono le idee, ti viene voglia di sviluppare qualcosa di tuo. È automatico. Vale per il lavoro, vale per la scuola, vale secondo me per qualsiasi cosa nella vita.

A me è successo esattamente questo. Ho conosciuto Francesco, che era il migliore della classe, e ci sono diventato molto amico. E poi c’è Martina, la mia ragazza: faceva il mio stesso anno, in una scuola diversa, ed era brava anche lei, lo è sempre stata. Conoscendola mi ha passato il suo modo di stare sulle cose, il suo impegno. Mi ha fatto aprire gli occhi. Ho capito che dovevo impegnarmi anch’io. E da lì i voti sono cambiati. All’orale sono uscito con 19 su 20, dopo aver perso due anni ed essere stato tra i peggiori della classe Poi il fatto che “se mi applico ci riesco” me lo sono dimostrato tante altre volte, non solo a scuola: nei rapporti personali, in quelli lavorativi. Ho capito che se mi impegno in un settore — soprattutto se mi piace, se mi dà soddisfazione — riesco a fare tutto.


Per anni la PlayStation è stata il tuo spazio protetto, l’unico ambiente in cui i problemi restavano fuori, specialmente durante la quarantena. Parallelamente, fin da quando avevi 11 anni e spacciavi per tue le intro scaricate da siti americani su YouTube, hai sempre sognato di fare il creator. In che modo quelle ore passate davanti allo schermo a giocare a FIFA o Rainbow Six Siege hanno nutrito la tua creatività e la tua voglia di comunicare con gli altri?

Sono appassionato di videogiochi da sempre. La mia prima PlayStation è arrivata a quattro anni — forse anche in maniera sbagliata, eh. Però alla fine penso che sia molto meglio una PlayStation 2 rispetto ai ragazzini di oggi che a tre anni stanno già su TikTok a bruciarsi il cervello. E ho sempre giocato a giochi di tattica. FIFA è un gioco di calcio, ma devi avere una struttura, uno schema, delle tattiche. Rainbow Six è un gioco di guerra dove c’è una squadra che attacca e una che difende: chi attacca deve studiare le tattiche per entrare, chi difende deve studiare le tattiche per tenere. E devi lavorare in team. Tutte queste cose mi hanno portato a essere creativo, a sperimentare, a costruire.

Poi c’è l’altra parte. Da piccolo guardavo tantissimo YouTube Italia — il vostro caro Dexter, Murey, gli Illuminati Crew, tutta quella gente lì. Li prendevo come ispirazione. Io da grande volevo fare il loro lavoro: volevo far divertire le persone, volevo condividere. Quindi mi è nata questa cosa da piccolo: volevo condividere con gli altri quello che facevo nei giochi, ma in maniera ironica. Con la mia voce sopra, scherzavo, urlavo, dicevo parolacce. Facevo ridere. Ed è esattamente la stessa cosa che faccio oggi con Olivia. È cambiato il contenuto, non il motivo.


Dopo aver aperto TikTok nel 2025 sperimentando vari format senza successo, a settembre è arrivata nella tua vita Olivia, la tua cucciola di Golden Retriever. Poco dopo, però, tra novembre 2025 e gennaio 2026, hai dovuto affrontare un periodo molto duro segnato da ansia e attacchi di panico che ti hanno costretto a fermarti. Come sei riuscito a rialzarti da quel momento buio e che ruolo ha avuto il legame silenzioso con Olivia nel darti la forza di ricominciare a pieno ritmo?

Devo essere onesto: quel momento buio non l’ho ancora superato del tutto. Non mi sento fuori. Ho ancora molti alti e bassi. Sicuramente sto migliorando, ma non sono guarito. Il colpo l’ho accusato forte. Quando sono arrivati i primi attacchi di panico il problema era che non capivo il perché, e non capire ti manda in panico ancora di più. Sono arrivato ad andare cinque volte al pronto soccorso in una settimana, perché avevo continue sensazioni di svenimento. E tuttora non ho ancora capito la motivazione reale per cui mi venissero. Sto facendo un percorso con una psicologa per risolvere, tra virgolette, queste problematiche.

La cosa assurda è che sono arrivati in un momento in cui stavo bene. Ero rilassato, ero abbastanza contento della mia vita, stavo inseguendo i miei obiettivi, stavo cercando di crearmi nuove opportunità lavorative. E mi hanno smontato tutto. Da novembre a gennaio sono stato malissimo. Poi ho avuto una piccola ripresa, e da febbraio sono ricaduto. Sto ancora cercando di tirarmi su. Olivia sicuramente mi ha aiutato. Vedere un’anima pura, sana, una che può dare solo del bene — quello aiuta, è innegabile.

Dall’altra parte, però, mi sento in colpa. Tra virgolette. Perché l’ho presa circa un mese prima che iniziasse tutto, e da allora non ho più avuto quella serenità con cui liberarmi e godermela. Ho perso la spensieratezza, ho tanti pensieri negativi. E quindi non riesco a viverla al cento per cento, non riesco a essere felice come dovrei essere alla mia età, con le cose che ho e con gli obiettivi che ho davanti. Questo è dove sono adesso. Non è una storia con il finale pronto.


Da quando hai ripreso a pubblicare, i tuoi video hanno letteralmente fatto il botto: 5 milioni di visualizzazioni in sole due settimane e una community in rapidissima crescita. In un panorama social saturo di “vite perfette”, filtri e balletti costruiti, tu hai scelto di portare l’esatto opposto: la semplicità della tua quotidianità con Olivia. Perché credi che le persone in questo 2026 abbiano così tanto bisogno di normalità e di contenuti sani e non filtrati?

Credo che le persone abbiano bisogno di normalità perché in questo periodo storico siamo circondati da vite perfette, vite milionarie, vite troppo benestanti. E c’è una disparità enorme.

Da una parte c’è chi si alza alle cinque del mattino, fa dieci ore di lavoro e porta a casa 1000, 1500 euro al mese — che oggi in Italia, tra affitto e bollette, non ti bastano per vivere. Dall’altra parte apri il telefono e vedi gente di vent’anni con la vita perfetta.

Voglio essere chiaro su una cosa: io non sono uno di quelli che dice “i content creator guadagnano troppo”. Non sono affatto d’accordo. Se guadagnano tanto è perché fanno girare dieci volte tanto alle aziende, quindi è giusto così — vale per loro come vale per i calciatori. Sono bravi a monetizzare e va benissimo.

Il punto per me è un altro. Un conto è guadagnare perché porti qualcosa. Un conto è guadagnare esclusivamente per il tuo aspetto fisico. Fare un balletto con la canzoncina sotto e muovere il sedere — lì, tra virgolette, un po’ fatico. Non perché voglia togliere qualcosa a qualcuno: beati loro che sono belli, la gente apprezza e ci guadagnano. Ma secondo me oltre al fisico dovresti dare anche qualcos’altro. Qualcosa di positivo alle persone. E la conseguenza è che chi guarda si sente sempre un passo indietro. Confronta la sua vita normale con una vita che è mezza costruita, e ci sta male.

Io porto l’opposto. Non per strategia, ma perché è quello che sono: un ragazzo normale di Maranello con il suo cane. Il rapporto con Olivia è sano, semplice, non c’è niente di costruito. Nei miei video la gente rivede la propria mattina, il proprio cane che fa la stessa identica cosa, il proprio disordine. Non deve confrontarsi con niente. Si rilassa e basta.

Con il tempo mi sono formato, eh — i ganci, i formati, la struttura, quello lo studio. Ma la tecnica serve a far arrivare il contenuto, non a costruirlo. Sotto ci deve essere qualcosa di vero, altrimenti si sente.


Oggi ti dividi tra un “Piano A” focalizzato sul mondo dei siti web, dell’intelligenza artificiale e dei social media, e il “Piano B” — che in realtà è il tuo sogno più grande — di far diventare la creazione di contenuti il tuo lavoro a tempo pieno. Ricevere ogni giorno messaggi di persone che si rispecchiano nella tua storia ti fa capire che la strada è quella giusta. Come vedi l’evoluzione di questo percorso nei prossimi mesi e cosa diresti oggi a quel bambino timido di Maranello che faceva fatica a relazionarsi con il mondo?

Al momento vedo un percorso in crescita. Fino a tre mesi fa non riuscivo davvero ad arrivare alle persone, mentre nelle ultime settimane ho visto proprio uno switch: la gente riconosce i miei contenuti, si è affezionata a Olivia, mi scrive, mi fa i complimenti, mi chiede informazioni, mi condivide la propria storia. Mi sento soddisfatto e orgoglioso di quello che sto facendo, e ci metterò tutto l’impegno possibile per arrivare il più in alto che riesco.

Spero che questa cosa prosegua perché in primis mi diverte. È quello che ho sempre voluto fare. Mi piace condividere la mia quotidianità, mi piace ricevere il supporto delle persone che mi seguono. Però il seguito, per me, non è per essere famoso. È un riscatto verso me stesso. Passare dall’essere il bambino timido che non avrebbe mai fatto una cosa del genere. È vero che esporsi davanti a un telefono non è come esporsi davanti a un pubblico di persone vere, in carne e ossa — ma è comunque un modo per combattere la timidezza.

Io dieci anni fa non avrei mai pensato di farlo davvero. L’idea mi piaceva, ma ero timido: mi vergognavo anche solo a farmi una foto col telefono, perché pensavo di essere brutto, e non la pubblicavo. Adesso non me ne frega niente, pubblico anche una foto sdraiato sul letto con la pancia di fuori. Pian piano sto cambiando quel lato lì — quello della persona che si vergognava a chiedere al cameriere di portare la bottiglia d’acqua naturale. Adesso lo faccio ancora con un po’ di fatica, ma mi sento più libero. Questa cosa dei social mi ha aperto una serratura che non è ancora completamente aperta, ma si sta aprendo.

E al bambino timido di Maranello direi di stare più sereno. Che le persone non ti mangiano. Ci sono quelle educate e quelle maleducate, ma se sei una persona educata, alla fine riceverai più bene che male.

Andrea Zannoni


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Redazione The Digital Moon

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