Intervista a Dario: L’energia della notte VS crescita personale
Intervista a Dario: L’energia della notte VS crescita personale
Il tuo percorso musicale parte dalla scena urban e si intreccia con l’elettronica: come si è evoluto il tuo sound nel tempo e quali esperienze hanno segnato maggiormente questa trasformazione?
Il mio percorso musicale inizia da giovanissimo. A 14 anni producevo già musica con i primi software come E-Jay, Cubase e le prime versioni di FL Studio. A 16 anni ho iniziato a suonare nei primi club, con un sound prevalentemente tech house e techno. I locali in cui ho mosso i primi passi – molti dei quali oggi non esistono più – erano ambienti molto underground. Le persone facevano chilometri per ascoltare i loro DJ preferiti. I miei set erano sempre molto studiati: cercavo costantemente un suono nuovo, ma che mantenesse quel groove tipico dell’underground.
Nel tempo il panorama musicale è cambiato rapidamente. Il “commerciale” è diventato sempre più mainstream: siamo passati dalla tech house alla dubstep, fino all’esplosione dell’elettronica e dell’EDM negli anni 2000, con pionieri come Tiësto, Avicii e David Guetta. In quel periodo, però, la progressive house è rimasta un punto fermo, e nei miei set ho sempre cercato di integrare le nuove tendenze mantenendo un’anima progressive, per restare al passo con i tempi senza perdere la mia identità. Le esperienze che hanno segnato maggiormente la mia trasformazione sono sempre state legate alla pista e al contatto diretto con il pubblico. Essendo stato spesso resident DJ, ho imparato a leggere la sala e ad adattarmi ai gusti del momento, cercando però di non snaturare mai il mio stile.
Nel tuo racconto parli spesso di crescita personale. In che modo l’evoluzione interiore influenza concretamente il tuo processo creativo e le tue performance da DJ?
La crescita personale, per me, è strettamente collegata alla capacità di evolversi. Il mondo musicale cambia continuamente e, di conseguenza, cambia anche il modo in cui le persone vivono e percepiscono la musica.
Oggi, ad esempio, il reggaeton è molto forte a livello globale.
Questo non significa abbandonare il proprio stile, ma trovare un modo per integrarlo: attraverso remix e contaminazioni è possibile unire il mio sound alle sonorità attuali.Nel corso degli anni ho dovuto riadattarmi più volte alle tendenze del momento, e questo settore più di altri ti insegna a evolverti senza perdere le tue caratteristiche. Il segreto è lasciarsi influenzare da tutti i generi – persino dalla trap – ma mantenere sempre la propria identità, anche nel modo di mixare e costruire un set.
Il tuo brano Rapido rappresenta una fase precisa del tuo percorso: che messaggio volevi trasmettere e cosa racconta di te oggi?
Con Rapido ho voluto segnare un nuovo capitolo del mio percorso, scegliendo di orientarmi verso un sound Latin House. È un brano che rappresenta una direzione precisa e una scelta consapevole.
Possiamo dire che Rapido è solo l’inizio: ho già diversi brani pronti che seguiranno questa impronta musicale. È una fase in cui mi sento particolarmente in sintonia con quello che produco, perché unisce energia, ritmo e identità personale.
Vivendo da dentro il mondo della notte, hai visto tanti cambiamenti. Com’è cambiata l’energia del pubblico negli ultimi anni e cosa succede davvero dietro le quinte di una serata?
Negli ultimi anni i cambiamenti sono stati enormi. La soglia dell’attenzione si è abbassata molto: dieci anni fa i cambi nei mix erano più lenti e il pubblico ascoltava con maggiore attenzione i dettagli. Oggi, per mantenere viva la pista, spesso servono transizioni più veloci, quasi a ogni ritornello.
Anche l’energia è diversa. È più difficile creare quella connessione profonda, perché molti ragazzi sono molto attenti all’apparenza: video e social a volte passano in primo piano rispetto all’emozione del momento.
Dietro le quinte, poi, succede davvero di tutto, soprattutto quando ci sono ospiti o special guest. Non tutto si può raccontare, ma qualche episodio divertente sì. Una sera suonavo prima e dopo Fabrizio Corona: nel corridoio del locale c’era una ragazza sdraiata a terra, apparentemente in coma etilico. Quando è passato lui, si è rialzata improvvisamente, gli ha chiesto una foto e poi si è rimessa a terra. Ce ne siamo accorti tutti: in pratica aveva finto per saltare la fila e riuscire a fare la foto con l’ospite. Ormai però lo scatto era fatto!
Guardando al presente e al futuro della scena urban ed elettronica, come immagini l’evoluzione del clubbing e quale sarà il tuo ruolo in questo cambiamento?
Sinceramente non vedo un futuro semplicissimo per il clubbing tradizionale. Sempre meno persone escono di casa solo per ascoltare musica, però il settore si sta trasformando. In questo momento funzionano molto i festival e format alternativi, come gli eventi in ville storiche o situazioni più esperienziali.
Credo che il clubbing, così come lo conosciamo, diventerà più di nicchia: eventi più esclusivi, meno massa e più qualità. Il mio ruolo sarà quello di esserci, in più contesti possibili, continuando a fare ciò che amo: divertirmi insieme al pubblico, alle persone che mi seguono e ai miei amici. Per me la musica resta prima di tutto condivisione ed energia reale.
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Redazione The Digital Moon
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