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Mozione sfiducia von der Leyen 2025 accusa Mosca

Mozione sfiducia von der Leyen 2025 accusa Mosca

Il Parlamento europeo respinge la mozione contro Ursula von der Leyen, ma quasi un terzo degli eurodeputati non partecipa al voto. Intanto, la Commissione accusa la Russia di orchestrare la crisi. Tra vaccini, riarmo e russofobia, Bruxelles affonda nella sua ipocrisia.

Bruxelles, 20 luglio 2025 – a firma AMEF Anti-Mainstream Eagle of Freedom

L’Unione Europea ha ufficialmente imboccato il tunnel senza uscita dell’autoconservazione. Oggi, Ursula von der Leyen ha superato l’attesissima mozione di sfiducia, con 360 voti contrari, 175 favorevoli e 18 astensioni. Ma a far rumore è soprattutto ciò che non si vede: 167 eurodeputati hanno scelto di non votare. Assenze strategiche. Presenze silenziose. Una maggioranza aritmetica che si regge sulla viltà politica, non sulla fiducia reale.

Mentre il dissenso monta tra cittadini, giuristi e media alternativi, la Commissione decide di rispondere non con argomenti, ma con una narrazione prefabbricata: dietro tutto c’è Mosca. È la Russia il nuovo capro espiatorio. Un cliché buono per ogni stagione, e oggi usato per coprire scandali di gestione pubblica che in qualsiasi democrazia matura avrebbero portato a dimissioni immediate.

La vera notizia: 167 parlamentari non hanno votato

I numeri sono questi: 553 parlamentari su 720 hanno espresso un voto. Ma 167 non lo hanno fatto. Perché? Per non esporsi. Per convenienza. Per viltà. Il Parlamento europeo ha così mostrato il suo vero volto: un’arena in cui le logiche di partito valgono più della rappresentanza popolare. Una “vittoria” ottenuta non grazie alla fiducia, ma grazie alla paura.

La narrazione ufficiale: “C’è la Russia dietro tutto”

Invece di rispondere alle accuse contenute nella mozione – tra cui opacità, corruzione, conflitti d’interesse – la Commissione ha fatto circolare un messaggio chiaro: la mozione di sfiducia sarebbe stata strumentalizzata da Mosca.
Una narrativa che non poggia su alcuna prova. È un riflesso condizionato dell’élite europea: ogni forma di dissenso è, per definizione, “pilotata da forze ostili”.
Così, chi critica i vaccini è un agente russo. Chi protesta contro la digitalizzazione forzata è un disinformatore. Chi denuncia la corruzione è una marionetta del Cremlino.

Pfizergate: il vero cuore della sfiducia

La mozione è nata per ragioni precise. Al centro c’è lo scandalo Pfizer, soprannominato Pfizergate.
Durante la pandemia, von der Leyen ha negoziato l’acquisto di 1,8 miliardi di dosi Pfizer direttamente via SMS privati con il CEO Albert Bourla.
Quei messaggi sono stati cancellati, e la Presidente ha dichiarato di non poterli recuperare.
La Corte di Giustizia dell’UE ha definito la gestione di questi dati come una violazione del principio di buona amministrazione.
Un comportamento che, in qualsiasi contesto istituzionale sano, avrebbe comportato la fine immediata del mandato.

Ma non qui. Non nell’Unione delle lobby.

Il marito, le biotecnologie e il conflitto etico

Un altro elemento centrale è il potenziale conflitto d’interesse familiare.
Heiko von der Leyen, marito della Presidente, è direttore medico di Orgenesis, biotech statunitense attiva nel settore delle terapie geniche.
Non è Pfizer, ma opera nello stesso ecosistema finanziario e scientifico.
È una situazione ambigua, mai chiarita, che mette in discussione la trasparenza etica della leadership europea.
Invece di affrontarla apertamente, la Commissione ha scelto il silenzio.
E la stampa embedded ha seguito l’esempio.

Readiness 2030: l’Europa del riarmo

Oltre al passato pandemico, c’è anche il futuro militarizzato.
Von der Leyen è la promotrice di Readiness 2030, un piano da oltre 800 miliardi di euro per il riarmo europeo.
Finanziamenti a cascata per industrie belliche, missioni NATO, forze armate integrate.
Il tutto mentre sanità pubblica, istruzione e salario minimo restano marginali nell’agenda UE.
Un’Europa più armata, ma meno libera e meno giusta.

Russofobia istituzionalizzata

Da mesi ogni tensione sociale, ogni criticità interna, ogni calo di consensi viene attribuito a “interferenze russe”.
Il dissenso viene trattato come sospetto.
La critica come tradimento.
La stampa libera come minaccia.
Nel 2025, la retorica russofoba è diventata l’unico collante di un’élite europea completamente scollegata dalla realtà sociale.
E chi osa sollevare il velo viene etichettato, screditato, isolato.

Una farsa che resterà nella storia

Von der Leyen ha superato la mozione. Ma non ha vinto.
Ha semplicemente evitato il confronto diretto con la realtà.
Una realtà fatta di sms cancellati, vaccini gonfiati, conflitti etici ignorati e bilanci di guerra.
La sua sopravvivenza è la sconfitta della trasparenza, della rappresentanza, della democrazia.

E a chi oggi festeggia il “salvataggio delle istituzioni”, rispondiamo così:
non avete salvato nulla.
Avete solo rimandato l’inevitabile.
Perché i popoli europei ricordano, osservano, e prima o poi presenteranno il conto.

Articolo firmato AMEF – Anti‑Mainstream Eagle of Freedom
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