Intervista a Giada Intraina: Tra Unihockey e Montagna
Intervista a Giada Intraina: Tra Unihockey e Montagna
Giada, raccontaci un po’ di te: chi sei oltre l’Unihockey e le montagne?
Sono una ragazza curiosa e sempre in movimento, mi piace vivere ogni giorno con energia. Oltre allo sport e alla natura, amo viaggiare, scoprire luoghi nuovi e stare in compagnia delle persone che mi fanno sentire bene. Credo molto nei piccoli gesti sinceri, quelli che fanno la differenza.
Hai sempre avuto uno stile di vita così attivo o c’è stato un momento in cui è scattata la scintilla?
Ho sempre fatto sport sin da piccola: ho provato atletica, attrezzistica, judo… il movimento è sempre stato parte di me. Ma quando ho scoperto l’Unihockey è sicuramente scattato qualcosa di diverso. È uno sport che mi completa, che sento davvero mio. Lì ho trovato il giusto equilibrio tra tecnica, velocità e spirito di squadra. Da quel momento, l’attività fisica è diventata una parte essenziale della mia vita.
Com’è nato il tuo amore per l’Unihockey? Cosa ti ha fatto scegliere proprio questo sport?
Ricordo che era un periodo in cui stavo cercando “lo sport giusto”, ma non riuscivo a trovarmi veramente in nessuno. L’Unihockey l’ho scoperto alle medie, durante il mio primo anno. C’era un torneo scolastico e per partecipare bisognava superare una selezione. Non mi avevano scelta perché ero piccola e ancora alle prime armi, ma ero tenace e non mi sono arresa. L’anno dopo sono stata selezionata, e così anche negli anni successivi. Finite le scuole medie, mi sono iscritta in una società nel Mendrisiotto. Più giocavo, più me ne innamoravo. Sin da subito ho sentito che c’era qualcosa di speciale: il ritmo, il gioco di squadra, l’intensità… mi è entrato dentro.
Dieci anni sono tanti: c’è un momento particolare che ricordi con più emozione?
Aprile 2019. Con la mia squadra abbiamo vinto il campionato di NLB e conquistato la promozione in Serie A. Per me era un sogno che si avverava. Siamo state una sorpresa per molti e, grazie alla nostra unione e alla voglia di vincere, abbiamo scritto un piccolo pezzo di storia per l’Unihockey femminile ticinese. Il boato finale, l’abbraccio collettivo… sono emozioni che ti restano dentro. È stato semplicemente indimenticabile.
Cosa ti ha insegnato lo sport di squadra che porti anche nella vita quotidiana?
Che da soli si va veloci, ma insieme si va lontano. Ho imparato a fidarmi, a mettermi in gioco, a sostenere e ad accettare il sostegno degli altri. E che anche nei momenti no, se resti unita al tuo team, puoi risalire.
Se dovessi descrivere l’Unihockey in tre parole, quali sceglieresti?
Determinazione, carattere e famiglia.
Oltre al campo da gioco, la montagna è l’altro tuo grande amore. Da dove nasce questo legame?
Sono sempre andata in montagna, ma in modo saltuario e senza affrontare trekking troppo impegnativi. Il legame vero è nato spontaneamente, da me. Sono sempre stata affascinata da questo mondo. Intorno a me ho tante persone che condividono la stessa passione, come il mio ragazzo e Mirko, un caro amico con cui spesso vado a camminare. Condividere certi momenti con chi ha la tua stessa sensibilità per la natura rende tutto ancora più speciale: loro sono la cornice perfetta delle mie escursioni.
Cosa cerchi (e trovi) ogni volta che sei in alta quota?
In montagna cerco pace, ma anche una sfida. Ogni salita mi mette alla prova: sento la fatica nelle gambe, il respiro che si fa più corto… ma è proprio lì che mi ritrovo. È uno spazio in cui il silenzio parla più forte di tutto, e dove posso ascoltarmi davvero. La montagna mi insegna a resistere, a superare i miei limiti e, allo stesso tempo, mi regala una calma profonda. È un equilibrio perfetto tra forza e leggerezza, tra impegno e libertà.
Sei più da escursione tranquilla o da sfida in vetta?
Dipende dal momento. Amo la pace di una camminata tranquilla, ma anche la soddisfazione di arrivare in cima dopo uno sforzo. Ogni tanto ho bisogno di mettermi alla prova, altre volte solo di respirare.
Raccontaci un’esperienza in montagna che ti ha particolarmente segnata.
Una delle più intense è stata una notte in tenda a dicembre, a 2100 metri, insieme al mio compagno. Il sole è calato in fretta e il freddo ha iniziato a farsi sentire in modo forte, fino a irrigidirmi completamente. Faticavo a gestire la situazione. Noah, il mio ragazzo, mi è stato accanto senza esitazioni: mi ha scaldata, accudita e non mi ha lasciata sola nemmeno per un secondo. È stato un momento difficile, ma anche molto bello e profondo. Un gesto di cura e presenza che non dimenticherò mai.
Come riesci a bilanciare sport, natura e il resto della tua vita?
Con tanta, tanta passione e voglia di fare. (Ma anche molta organizzazione). Sono una persona che fatica a stare ferma, mi piace molto il movimento e di conseguenza questo non mi pesa, anzi, mi dà molta energia.
Hai mai pensato di trasformare una di queste passioni in qualcosa di più, magari un lavoro?
A dire il vero non ci ho mai pensato seriamente, ma sarebbe sicuramente qualcosa di interessante da approfondire. Condividere le mie passioni con gli altri, farle diventare parte di un progetto più grande, è un’idea che mi affascina. Penso che mi renderebbe orgogliosa e soddisfatta. Chissà…
Guardando al futuro, c’è un sogno legato allo sport o alla montagna che speri di realizzare?
Sì: fare un lungo viaggio on the road, magari con la mia futura Jeep, attraversando paesaggi di montagna in giro per il mondo. Dormire sotto le stelle, vivere con poco, incontrare persone e portare con me il mio spirito sportivo ovunque.
Che consiglio daresti a chi vorrebbe iniziare un percorso attivo come il tuo, ma non sa da dove cominciare?
Di iniziare da qualcosa che faccia sentire bene, senza pensare troppo alla performance. Il primo passo è il più importante, anche piccolo va bene. Poi pian piano nasce la motivazione, e il resto viene da sé.
Tre cose che non mancano mai nel tuo zaino – che sia per una partita o per un’escursione?
Una borraccia, la pila (sempre, in caso dovessi fare tardi oppure per le notturne), e un sudoku.
Intervista a Giada Intraina: Tra Unihockey e Montagna
Redazione The Digital Moon
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