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Intervista a Francesco: Il Viaggio di un Autore Comico

Intervista a Francesco: Il Viaggio di un Autore Comico

Qual è stato il momento in cui hai capito che l’umorismo e la scrittura comica sarebbero stati parte fondamentale della tua vita?

Intanto sono sempre stato una persona allegra, e questo mi ha permesso di alleggerire le difficoltà della vita. Ma il momento in cui ho capito che l’umorismo e la scrittura comica sarebbero stati parte fondamentale della mia vita è arrivato quando mi sono trovato ad affrontare sfide molto dure, che sembravano non voler lasciare spazio alla leggerezza. A mia mamma fu diagnosticato l’Alzheimer a soli 55 anni, il mio matrimonio stava attraversando un periodo difficile e, dopo la separazione, mi sono trovato a sostenere i miei figli da solo, senza il supporto della loro madre, lontano dall’energia della mia terra.

In quei momenti ho scoperto che ribaltare la drammaticità del quotidiano attraverso l’umorismo mi permetteva di spostare l’energia, vedere le cose da un altro lato e trovare un modo per andare avanti con una prospettiva diversa. Non solo evasione, ma ribaltamento della questione.


Come riesci a trasformare le esperienze quotidiane – anche quelle lavorative, come il settore dei rifiuti – in materiale comico da portare sul palco?

Trasformare le esperienze quotidiane in materiale comico è nato dall’esigenza di ribaltare le difficoltà che ho vissuto. Ho preso in mano il settore dei rifiuti dopo averlo abbandonato per 14 anni e, sinceramente, non l’ho ancora portato in forma comica diretta. In quegli anni ho invece ribaltato le problematiche vissute in famiglia: i miei figli che crescevano con le loro regole, le difficoltà di condividere un nuovo amore in un contesto complesso.

Smontare queste situazioni e raccontarle sul palco mi ha dato la forza di sdrammatizzare. Sentire la gente ridere di racconti reali alleggerisce il peso, anche se poi, purtroppo, tornando alla vita quotidiana il ciclo ricominciava. Con il Covid e le difficoltà economiche ho riscritto tutto, tuffandomi anche nel passato e rileggendo le cose sotto una nuova luce. Scrivere mi aiuta a vedere la vita in maniera diversa: c’è chi scrive per far riflettere, io cerco di far riflettere e sorridere allo stesso tempo.


Che ruolo ha la Sicilia nella tua creatività e in che modo pensi che il ritorno alle radici possa arricchire i tuoi progetti futuri?

La Sicilia ha un ruolo centrale nella mia creatività: è il cuore che pulsa e distribuisce il sangue ovunque. La mia terra la senti nei miei racconti, a volte persino nei profumi che evochiamo. Io mi rivedo lì, e nei prossimi anni spero di poter raccontare il vissuto lontano da essa cogliendo nuove sfumature.

Vorrei aiutare chi vive lo stesso dilemma a trovare il coraggio di restare, se non spinti da un desiderio personale di crescita. Spesso non ci accorgiamo che il vero tesoro non è lontano da dove siamo nati: serve solo il coraggio di scovarlo.

Quando lasciai la mia terra lo feci per amore, non per me. Lavoravo, ero felice, pieno di risorse, ma mollai tutto per lei, per noi. È vero che se non fossi andato via non sarei ciò che sono oggi, ma rimpiango di non aver fatto la scelta per me. Nella vita bisogna scegliere per sé stessi: se tu stai bene, il resto sarà sempre bello. Io mi sono ripreso la mia vita molto tempo dopo, ma ancora oggi sto cercando di liberarmi delle ultime catene.


Se potessi ideare e realizzare l’“ultima edizione perfetta” di un programma comico in TV, che elementi non dovrebbero assolutamente mancare?

Ci sarebbero alcuni elementi imprescindibili. Prima di tutto comici e comiche liberi da schemi vecchi e logorati, e da scelte fatte da chi non ha talento. Non faresti mai allenare una squadra a chi non ha mai giocato a calcio, giusto? Allora perché permettere lo stesso nella comicità?

Vorrei professionisti autentici, senza volgarità né restrizioni, capaci di esprimere il loro talento senza intermediari. Le scelte dovrebbero prescindere dai numeri sui social: serve gente che sappia davvero far ridere.

Fondamentale sarebbe una direzione artistica solida e un team di autori freschi, nuovi, colti e talentuosi, capaci di creare un gruppo coeso. Vorrei uno “spogliatoio” comico dove tutti collaborano, senza competizione forzata, ma condivisione e divertimento.

Infine, la comicità dovrebbe essere popolare, raccontare la vita vera, quella in cui le persone possano riconoscersi. Io voglio ridere di storie reali.


Quali sono le principali sfide e le gioie che incontri nell’insegnare scrittura comica alle nuove generazioni di comici?

La principale sfida è l’improvvisazione. Spesso i giovani comici si limitano a recitare, a ripetere ciò che hanno memorizzato, senza viverlo. La comicità invece è prontezza, gioco, battuta e controbattuta. La mente deve fluttuare accanto alla parola, non chiudersi in essa.

Alcuni portano argomenti estranei alla loro cultura, spesso scivolando in volgarità o in situazioni surreali mal gestite. Io dico sempre: trova la via più semplice e comune, e poi spiazza con qualcosa che nessuno si aspetta. Molti si fermano alla prima battuta trovata, quando potrebbero spingersi oltre.

Le donne, a mio avviso, sono spesso più preparate degli uomini: hanno più argomenti da tirare fuori e da ribaltare.

Le gioie stanno proprio nella parola “giovani”: hanno ancora tutta la vita davanti per crescere e divertirsi, anche se non ne sono del tutto consapevoli.


Guardando al futuro, come immagini l’equilibrio tra la tua carriera artistica, il ritorno nella tua terra e la serenità della tua famiglia?

Guardo al futuro immaginando un equilibrio perfetto: una casa soleggiata, a due passi dal mare, con un giardino, pronta ad accogliere nipotini e tanti animali. Un luogo dove condividere sorrisi profondi con la mia amata, i miei figli, la mia famiglia e quella della mia compagna.

Oggi il mio desiderio più grande è divertirmi serenamente, circondato dalla mia terra, dall’amore e dalla comicità che mi accompagna da sempre.


Intervista a Francesco: Il Viaggio di un Autore Comico
Redazione The Digital Moon

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