Intervista a Eva Ennas: Tra emozione e verità
Intervista a Eva Ennas: Tra emozione e verità
Eva, nel tuo percorso hai spaziato tra generi e pubblici diversi — dalla crescita personale all’avventura, fino al romanzo per adulti. Cosa ti spinge a cambiare e a sperimentare con tanta libertà?
Sono sempre stata una bambina curiosa, che osservava tutto e tutti per rubare piccole conoscenze da qualsiasi situazione e momento. Adoro leggere qualsiasi cosa e mi faccio tantissime domande.
Questo è il punto di partenza: il mondo è immenso e meraviglioso, e io sento la necessità di spaziare per far conoscere a tutti la sua grandezza e la bellezza della vita in ogni sua sfaccettatura.
La verità è che non riesco a stare ferma. I generi sono solo scatole, e io voglio aprirle tutte. La crescita personale mi permette di connettermi con l’essenza delle persone; l’avventura mi fa esplorare mondi; e il romanzo per adulti mi dà la libertà di approfondire le complessità emotive.
La mia mente non smette mai di creare, nemmeno quando dormo. Non a caso, ho un quaderno sul comodino dove segno appunti continuamente. È una sorta di “diario dei sogni lucidi creativi” o di lampi di ispirazione notturna. Sperimentare con generi e pubblici diversi è il mio modo per dare sfogo a questa ebollizione creativa costante.
In sintesi: sperimento perché ho bisogno di imparare, e scrivo perché non posso fare a meno di condividere ciò che ho imparato.
“L’odio che ci unisce” segna un punto di svolta nella tua carriera. Qual è stata la scintilla che ti ha portato a raccontare una storia d’amore così intensa e complessa?
“L’odio che ci unisce” non è solo un romanzo: è un riscatto narrativo.
La scintilla è stata la maturazione di una vecchia idea. È vero, avevo iniziato a scriverlo da ragazza, ma l’avevo lasciato in un cassetto. Crescendo, ho compreso una verità fondamentale sull’amore che mi ha costretta a riprenderlo in mano:
L’amore è idealizzato, ma in pochi hanno il coraggio di rischiare per viverne uno vero. La maggior parte si accontenta di ciò che è “giusto” secondo i nostri canoni di vita, sacrificando l’intensità per la sicurezza.
Questo romanzo è nato dal desiderio di infrangere questa conformità. L’amore non è sempre comodo o impeccabile, è fatto di sfaccettature complesse, a volte anche dolorose. L’odio, nel mio racconto, è l’altra faccia di una passione così forte da spaventare, un meccanismo di difesa contro un sentimento che potrebbe distruggerci se lo accettassimo completamente.
“L’odio che ci unisce” è il primo di una serie che segue questa linea: storie che offrono ai lettori la possibilità di provare quell’amore che nella vita reale non hanno avuto il coraggio di vivere. È un invito a esplorare il rischio, l’intensità e la verità dei sentimenti, anche quando sono scomodi.
I tuoi progetti “Il Salotto di Eva” e “Il Confessionale di Eva” sono diventati luoghi di incontro e riflessione per tante persone. Come vivi il rapporto diretto con la tua community?
La community non è un pubblico, ma un co-creatore.
È una vera e propria scuola reciproca.
Il loro feedback e la loro presenza sono la benzina pura che alimenta la mia libertà di spaziare tra i generi. Il “Salotto” e il “Confessionale” sono la mia lezione di vita quotidiana: da loro apprendiamo continuamente, scopro e affronto argomenti di cui non sospettavo l’esistenza.
In pratica, impariamo e ci sosteniamo a vicenda. È un circolo virtuoso che arricchisce me come creator e loro come follower. È la prova che la vera ispirazione è una strada a doppio senso. Più cresco come seguito più imparo a rapportarmi con il mondo e le persone ampliando le mie vedute.
Da scrittrice, conduttrice e giornalista, porti spesso al centro la Sardegna e le sue tradizioni. Cosa rappresenta per te la tua terra e come ispira il tuo lavoro creativo?
La Sardegna non è solo una location, è la mia radice creativa e la mia missione editoriale.
Non sono una giornalista, ma la condirettrice di Sardiniaworld.blog, nato da un’idea in comune con Federico, conosciuto sui social (a riprova del potere della community!). Io mi occupo di tutta la parte creativa, pubblicitaria e della comunicazione.
Questo blog è nato per una ragione essenziale: sfatare il mito che la Sardegna sia solo mare ed estate.
La mia terra è uno stimolo continuo per curiosità e creatività. Ha una storia, tradizioni e un entroterra ancora tutti da scoprire. Rappresenta una riserva inesauribile di mistero, colori e storie umane profonde che porto in ogni mio lavoro.
È un legame che mi spinge a esplorare e a far capire a tutti che la Sardegna è molto di più di una cartolina: è un’identità complessa e affascinante.
Nei tuoi libri e nei tuoi programmi emerge sempre un messaggio di autenticità e crescita personale. Qual è, secondo te, il segreto per “meritare di essere felici”?
Il segreto per “meritare di essere felici” non è una formula magica, ma un atto di coraggio quotidiano: scegliere sé stessi.
Tutti noi meritiamo di essere felici, ma mettiamo costantemente da parte la nostra felicità per compiacere gli altri, per conformarci alle convinzioni sociali o, semplicemente, per comodità.
Il vero dramma è che veniamo frustrati sin da bambini. Se cresci in un contesto – familiare, sociale, mediatico – che ripete che “la vita fa schifo”, finisci per crederci e smetti persino di provare a guardare oltre. L’età in cui ci si impedisce di sognare e inseguire la felicità è sempre più bassa.
Per me, meritare la felicità significa ribellarsi a questa narrazione esterna. Significa:
Rimettersi al centro: Non è egoismo, è autenticità.
Guardare oltre: Riconoscere che la frustrazione è spesso indotta.
Sognare ad alta voce: Eseguire i sogni con la stessa determinazione con cui si seguono le regole.
Il segreto, quindi, è smettere di auto-sabotarsi per compiacere il mondo e iniziare a vivere per sé stessi.
Intervista a Eva Ennas: Tra emozione e verità
Redazione The Digital Moon
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