Intervista a Daniele Grano: Diritto e narrazione
Intervista a Daniele Grano: Diritto e narrazione
Nel 2024 hai esordito con Il mediatore – Dietro ogni gesto c’è una storia, pubblicato da Bookabook: quanto c’è della tua esperienza da avvocato e mediatore nella costruzione del protagonista?
Sicuramente molto. Gabriele, il protagonista del romanzo, si occupa di cose che conosco bene tanto come avvocato quanto, appunto, come mediatore. Alcune delle situazioni che lui si trova quotidianamente ad affrontare derivano da questioni nelle quali mi sono imbattuto negli anni. Alcuni degli avvocati e dei clienti che compaiono nel testo fanno parte dei miei incubi ricorrenti. Non c’è stato nemmeno bisogno di romanzarli più di tanto.
Dopo il racconto “Aspettando Cavani” nella raccolta edita da Giulio Perrone Editore, torni a raccontare il calcio con un testo dedicato a Lionel Messi: cosa ti affascina della figura del numero 10 come simbolo narrativo, oltre che sportivo?
Se il numero 9, categoria nella quale rientrava Cavani, è una figura ormai mitologica, un rapace travestito da calciatore, il numero 10 è l’espressione massima della poesia sportiva. È esempio di fantasia, talento, creatività, rottura degli schemi preimposti. È tutto quello che vorremmo essere e desideriamo vedere in un incontro di calcio come in qualsiasi genere di arte e, perché no, nella vita.
Entro luglio 2026 uscirà il secondo capitolo de Il mediatore per Robin Edizioni: in che modo evolverà la storia rispetto al primo romanzo? Sarà un seguito lineare o un ampliamento dell’universo narrativo?
Entrambe le cose. Si chiuderà il cerchio relativamente ad alcuni rapporti rimasti in sospeso nel primo capitolo e, per farlo, ci sarà bisogno di introdurre nuovi personaggi e nuove ambientazioni. Parte della storia, infatti, non si svolgerà a Napoli ma avrà un’ambientazione “montanara”.
Sei membro della Corte Sportiva d’Appello della Federazione Italiana Pallacanestro: quanto incide il tuo ruolo nel mondo della giustizia sportiva sulla tua visione del conflitto, sia nella scrittura sia nella professione?
Incide molto. Sia che si tratti di strutturare un personaggio e la sua storia sia che si tratti di valutare il perché di una scazzottata tra giocatori su un campo di pallacanestro, cerco sempre di approfondire ogni situazione a 360 gradi, chiedendomi il perché di determinate azioni. È questo che rende una decisione equa e una storia credibile.
Scrivi di cinema e serie TV per Whipart e consideri il networking una costante: oggi, per uno scrittore, conta di più il talento, la disciplina o la capacità di creare relazioni?
Contano tutti allo stesso modo. Il talento per la scrittura è fondamentale, senza di esso non si è in grado di creare dal nulla delle storie che possano far emozionare con una risata o una lacrima chi le legge. Tuttavia, il talento da solo non basta, niente è più comune degli uomini di talento senza successo, niente al mondo può sostituire la perseveranza, e quindi la disciplina, diceva qualcuno di importante.
Anche creare relazioni è importante, e non solo per l’aspetto positivo relativo all’ampliare i propri orizzonti. Purtroppo, infatti, al giorno d’oggi gli autori, dal più importante al meno noto, sono lasciati in balia di se stessi e del mercato. Si trovano, nella maggior parte dei casi, a dover affrontare da soli, senza un supporto concreto, attività promozionali prima, durante e dopo la pubblicazione del proprio manoscritto. E questa cosa deve cambiare.
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Redazione The Digital Moon
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