Cinema

Il cattivo poeta, film di genere biografico

“Io ho quello che ho donato perché nella vita ho sempre amato” – Motto sull’ingresso del Vittoriale, Gabriele D’Annunzio

Il Cattivo Poeta è un film di genere biografico, opera prima scritta e diretta da Gianluca Jodice e uscito nel 2020. Ha una durata di 1 ora e 46 minuti. Il titolo del film allude a uno dei soprannomi con cui veniva chiamato e si faceva chiamare Gabriele D’Annunzio.

Il film il Cattivo poeta tratta degli ultimi anni di vita dello scrittore e poeta italiano Gabriele D’Annunzio. Siamo nel 1936 e il Vate si trova in un esilio auto-imposto nella sua villa a Gardone, altresì conosciuta come il Vittoriale. Un giovane del Partito Nazionale Fascista, Giovanni Comini (Francesco Patanè) viene promosso segretario federale. Gli viene chiesto da Achille Starace (Fausto Russo Alesi) di avvicinarsi. Data la sua passione per la poesia, a Gabriele D’Annunzio (Sergio Castellitto) per poterlo spiare e tenerlo d’occhio per conto del regime. Arrivato al Vittoriale, dove trova numerose personalità dalla parte dello scrittore, Comini viene accolto con fare molto caloroso dal poeta. Il quale è felice di averlo con sé e si mostra disponibile e cordiale nei suoi confronti. Nonostante i numerosi acciacchi dovuti alla vecchiaia, alla cocaina e alle esperienze di gloria ormai tramontate.

Il Cattivo Poeta è un film che si propone di ricostruire in modo condensato dal punto di vista biografico e storico gli ultimi due anni della vita di D’Annunzio. Il quale ci viene presentato come un uomo indebolito, stanco e vecchio. Ma con una scintilla che è pronta a brillare di nuovo nei suoi occhi, percepibile sia nel modo in cui appare sia nel modo in cui parla a Gianni raccontandogli della sua Italia, del suo rapporto con la politica, dello scopo della poesia. Ora ammirando il paesaggio di Gardone, ora facendo un giro in auto.

Un ritorno emblematico di una figura chiave della letteratura e della storia italiana. Nel quale però, oltre a vederlo intrattenersi con diverse amanti e fare i conti con la droga, non è il protagonista. Cosa di cui forse non sarebbe stato fiero. A volte rimanendo di contorno ma pur sempre attirando su di sé l’attenzione ogniqualvolta lo si vede in scena. Ben caratterizzato nell’aspetto fisico, nelle movenze e nei dialoghi, che forse farà scoprire un pietra miliare della nostra storia per chi non la conosce (o la conosce poco) o la farà conoscere più a fondo e capire a chi già lo conosce.

“Quando ti nasce un sentimento per qualcosa e una voglia insopprimibile di esprimerlo è bellissimo. Prendi la penna, scrivi, poi ti accorgi che quello che avevi immaginato lì, sulla carta, sembra banale, stupido. Il linguaggio rende estraneo ciò che è intimo”.