Intervista a Chiara: lo Yoga come percorso di cura
Intervista a Chiara: lo Yoga come percorso di cura
Qual è stato il momento in cui hai capito che lo yoga sarebbe diventato una parte fondamentale della tua vita?
Questa domanda mi porta indietro nel tempo, soffrivo di disturbi alimentari, mi sono approcciata allo yoga però per un problema di dolori diffusi che poi scoprii molto più avanti essere la fibromialgia .
Ciò che mi ha legato allo yoga è stato scoprire come vivere il corpo potesse essere sicuro e piacevole , chi soffre di un disturbo alimentare vede il corpo come un nemico da combattere, ho iniziato agli inizi della pratica subito a sentire che sarebbe diventato parte integrante della mia vita . Un modo per stare con me stessa senza sentirmi giudicata, un modo per amarmi, accettarmi, e affrontare il mio dolore.
In che modo la tua formazione artistica ha influenzato il tuo approccio alla pratica yoga?
Quest’ altra domanda invece è bellissima perché nessuno me l ha mai posta , e dico la verità non me lo sono ma chiesta; ma io sono un artista e metto fantasia e creatività in ogni cosa che faccio , comprese le sessioni di yoga, viaggio molto con la mente per creare percorsi e strade adatte ai miei allievi .
L’arte è qualcosa che mi dà una spinta sempre, da un libro di poesie che leggo ai mie allievi , alle carte che disturbisco a fine seduta per creare un collegamento con l’universo. L’arte è in ogni cosa che faccio , in ogni parola che uso, in ogni mio pensiero, l’arte e la natura che mi ispira ogni giorno da cui prendo profonda ispirazione anche spirituale.
Come integri gli aspetti scientifici e anatomici nelle tue lezioni?
L’anafomia è stata fondamentale, il corso fatto chiamato ANATOMYOGA e da qui si può capire molto , è stato una mia necessità , volevo capire perché tutto ciò che avevo fatto fin ora su di me , sugli altri funzionasse in quel modo , la vibrazione dei mantra, e di come la vibrazione interagisca con le nostre cellule, la respirazione e il sistema nervoso, di come possa realmente cambiare il funzionamento dell intestino e degli scambi di serotonina .
Utilizzi la mia conoscenza per rendere il mio allievo cosceniente di cosa sta facendo sopratutto in caso di patologie . L anatomia mi aiuta nello studio delle patologie , e mi aiuta ad applicare la mia conoscenza alla Biomeccanica e alle tecniche che conosco , di yoga, ma non solo , pilates , tecniche ostopatiche (non manuali) e fisioterapiche.
In che modo la tua esperienza personale con l’endometriosi ha influenzato il tuo percorso professionale e il tuo insegnamento?
Mi sono autodiagnosticata l endometriosi all età di 30 anni , ho voluto fare accertamenti su accwttamenti, ero stufa di farmi dire che il mio dolore non fosse reale , e che ciò che sentivo nel mio corpo era “normale” quindi ho lottato , e sono arrivata ad una diagnosi esattamente quasi 15 anni dopo .
Essere malata è una cosa , saperlo è un altra, ha cambiato molto il mio rapporto con il dolore , e come vedere il dolore nell’altro fisico e mentale , con più accoglienza , mi ha portata a seguire molte donne con la mia patologie, studiare in profondità i processi che collegano l endometriosi a altri funzionamenti e come applicare tutto questo alla cura e alla pratica. Ho approfondito molto il mio sentire , e cercato di imparare il più possibile anche su un avere così delicata che è il pavimento pelvico , imparando a lavorare molto sull aspetto viscerale , e sistemico .
Qual’è il messaggio principale che desideri trasmettere ai tuoi allievi attraverso lo yoga e la mindfulness?
La mindfulness per me è stata un altra scoperta fondamentale , perché anch’essa mi ha salvata in qualche modo dai miei pensieri , sono ADHD e ho un iperattività anche mentale, mi ha aiutato a gestire tantissimo il flusso dei pensieri, la gestione della rabbia, delle sensazioni fisiche invadenti (date da alcuni traumi) mi ha insegnato a stare , e anche ad accettare quando non potevo stare , mi ha portato a comprendere quanto il momento presente abbia un valore inestimabile , poiché se possiamo fare qualcosa possiamo agire, ma se nulla può essere fatto la cosa migliore è rimanere collegati a noi stessi , hai nostri bisogni , non possiamo cambiare il mondo esterno ma possiamo cambiare come osservare cosa ci circonda e vivere al meglio le nostre vite , trasformando questo sguardo .
Lavora molto anche sul trauma , bisogna particolarmente portante attenzione a che tipo di pratiche si svolgono e sopratutto sapere se il tuo allievo è seguito da un psicologo ma magari provare a trovare un contatto anche con lei per scambiarsi pareri. Inoltre la mindfulness ci porta a riconnetterci con il corpo in una maniera pura .
Ciò che voglio trasmettere ? Sicuramente che la vita è ciò che ci è stato dato e che le malattie del corpo e della mente vanno accettate e non combattute , vorrei passare il messaggio che c è sempre un modo per ognuno di noi diverso ma ce per trovare una connessione con il proprio corpo , vorrei tanto che le persone sapessero che non devono avere paura e che non sono sole , che hanno loro stesse , ma che devono solo trovare il modo di ricongiungersi e ritrovarsi .
Chiara Carmeli
Intervista a Chiara: lo Yoga come percorso di cura
Redazione The Digital Moon
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