Intervista a Marco Marino: Psicologia Clinica e Sportiva
Intervista a Marco Marino: Psicologia Clinica e Sportiva
Cosa significa per te “uscire dalla tua testa”, come riportato nel sito, e quali passi concreti suggerisci a chi si sente intrappolato nei propri pensieri?
“Uscire dalla testa” per me vuol dire smettere di mandare in onda il film mentale infinito che generiamo attraverso le nostre ruminazioni e riconnettersi col qui ed ora. Quando siamo in overthinking o in ansia è fondamentale non alimentare quel treno infinito di pensieri e ritornare alla realtà. Un passo pratico è spostare l’attenzione sul corpo: ascoltare i propri battiti, ritornare padroni del respiro, mettersi in contatto con sensazioni fisiche come il calore o il freddo.
Sembra banale, ma ti fa rientrare nel presente. Io dico sempre, per esempio, a chi soffre di attacchi di panico, di provare a mettere semplicemente dei cubetti di ghiaccio sui polsi. Già quello shock termico ci costringe a tornare a sensazioni tattili e uscire dalla testa. Chiaro, è solo una strategia circoscritta, ma possiamo estendere l’autoconsapevolezza a ogni momento della nostra vita.
Come si intrecciano la psicologia clinica e quella dello sport nel tuo approccio terapeutico? Riesci a spiegare un esempio pratico in cui entrambe le competenze sono state utili?
Sono due mondi che si parlano alla grande: in clinica lavori sulle emozioni e sui pensieri per “ristrutturarli”, nello sport non solo li ristrutturi ma li trasformi in energia utile alla performance.
Per esempio, ho seguito un ragazzo che in campo era ansioso: lì ho usato strumenti clinici per gestire l’ansia e tecniche sportive per trasformarla in concentrazione. Risultato? Da “non riesco a respirare” a “uso il respiro per dominare il mio ritmo e, di conseguenza, la partita”.
Nel tuo percorso professionale, in che modo il counseling psicologico può “potenziare le soft skills” e quali sono le più importanti per il benessere personale?
Il counseling è come una palestra mentale per le soft skills: alleni ascolto, comunicazione e gestione delle emozioni. Le più importanti soft skill? Direi empatia, assertività e resilienza.
Tradotto: capisco come stai, sono capace di dirti come sto (in maniera sana, senza scappare o urlare o spaccare gli oggetti). E se qualcosa va storto, sono capace di rialzarmi.
Per coloro che desiderano migliorare le proprie prestazioni sportive, quali sono gli ostacoli mentali più comuni che riscontri, e quali strumenti usi per superarli?
Il nemico numero uno è l’autocritica spietata: quella vocina che dice “non sei abbastanza”. A seguire ci sono l’ansia da prestazione, il perfezionismo e la paura di fallire.
Per lavorare su questi temi uso tecniche di visualizzazione, training autogeno, e soprattutto cerco di insegnare a modificare il proprio dialogo interno: passare da “oddio, sbaglierò” a “ho fatto il massimo per prepararmi, ora vado e me la gioco”.
Quando lavori con aziende, quali problemi psicologici risaltano maggiormente (stress, conflitti interni, motivazione, ecc.), e come intervieni concretamente?
Nelle aziende la top tre delle problematiche più comuni è: stress, comunicazione inefficace e calo di motivazione.
Io intervengo con workshop pratici, non con slide infinite: esercizi di team building, role play per gestire i conflitti e tecniche di gestione del tempo e delle energie. Ma ho fatto anche sedute one to one in convenzione per i dipendenti di alcune aziende. Alla fine, auspicabilmente, il clima aziendale migliora e lavorare pesa di meno.
Hai menzionato sedute dal vivo e via web: quali differenze ritieni ci siano nell’efficacia, nella relazione terapeutica o nel comfort del cliente tra i due formati?
È innegabile che dal vivo hai il vantaggio del contatto umano totale: lo sguardo, i gesti, la stanza che diventa “spazio sicuro”. Online per molti c’è però più comfort: sei a casa tua, risparmi tempo e sei comunque seguito.
E a volte lo schermo può anche facilitare l’interazione, specialmente per quelli che di persona si sentirebbero vinti dalla timidezza. Per me non c’è migliore o peggiore, è semplicemente un contesto leggermente diverso: alcuni si aprono di più dal divano di casa, altri hanno bisogno della sedia in studio.
In che modo la divulgazione online (articoli, video, post) integra o modifica il tuo lavoro clinico? Qual è il tuo obiettivo principale quando comunichi al grande pubblico?
La divulgazione online è la porta d’ingresso al mondo della psicologia: chi legge un post magari scopre che non è l’unico a provare ansia, o trova uno spunto utile per la giornata.
Il mio obiettivo non è ovviamente fare terapia su Instagram, ma normalizzare il fatto che chiedere aiuto non sia da deboli. È come dire: “Ehi, allenare la mente è normale quanto andare in palestra”. Perciò si tratta solo di un modo come un altro di avvicinare la gente a questo mondo meraviglioso.
Come hai individuato e sviluppato il tuo interesse verso la psicologia applicata alla salute e la psicologia dello sport? Ci sono delle esperienze personali che l’hanno guidato?
Questi mondi sono accomunati da due passioni che ho sempre avuto: lo sport (che ho praticato tanto e pratico ancora quotidianamente) e la curiosità per il funzionamento della mente.
Capire che il più delle volte siamo bloccati dalla testa più che dal fisico mi ha fatto scattare la scintilla. Ho unito i puntini: studiare psicologia e applicarla allo sport e alla salute è diventato naturale.
Quali sono le difficoltà più frequenti che le persone incontrano quando cercano di riconquistare “la propria vita” — ovvero autonomia, equilibrio, soddisfazione — e qual è il primo passo che consigli sempre?
La difficoltà più grossa è pensare di dover cambiare tutto subito. Risultato? Ti blocchi e non cambi nulla.
Il primo passo che consiglio è minuscolo: una piccola azione concreta che va nella direzione che vuoi. Lo ripeto sempre: bisogna affrontare un soldato alla volta, non l’intero esercito. Vuoi più efficienza e meno distrazioni? Inizia spegnendo le notifiche del telefono per mezz’ora al giorno. Vuoi più autonomia? Inizia prendendo una decisione piccola e semplice senza chiedere mille conferme.
Piccoli passi, con costanza, portano a grandi cambiamenti.
Guardando al futuro, quali progetti professionali stai sviluppando (libri, corsi, collaborazioni) per espandere il tuo contributo nel campo della salute mentale e della performance?
Proprio quest’anno è uscito il mio secondo libro, Sopravvivere alle brutte persone, edito da Cairo, e per fortuna è stato utile a molti.
Ammetto che ho già la testa al prossimo manoscritto ma per ora non posso anticipare nulla. Intanto ho di recente avviato un progetto che si chiama Ola Kalà, che deriva dal greco antico e significa “Tutto bene”.
Farò assieme a un caro amico delle live su TikTok e YouTube ogni giovedì alle 21. Lì darò tanto spazio alle storie che mi arrivano in DM, provando a leggere le domande che mi arrivano in anonimo e a sviscerare i temi cari ai miei follower, un po’ come fosse una seduta virtuale. Poi ci sarà un nuovo ospite ad ogni puntata con cui parleremo sempre di tematiche connesse alla psicologia, ma anche su questo niente spoiler, per ora!
E se qualcuno non riesce a seguire la live, nessun problema: tutto resterà visibile anche in un secondo momento sul canale YouTube Ola Kalà.
Intervista a Marco Marino: Psicologia Clinica e Sportiva
Redazione The Digital Moon
Social The Digital Moon | Leggi altri articoli qui.

