Martina Pavani: il suo percorso e quello di Oba Social
Intervista a Martina Pavani: scopriamo il suo percorso
Ciao Martina! La tua filosofia si basa sull’idea che le persone non si innamorano della perfezione, ma dell’autenticità. Come riesci a far superare agli imprenditori la “paura della telecamera” e a far capire loro che ciò che danno per scontato è in realtà il loro valore più grande?
Secondo me il problema è che tanti imprenditori pensano di dover diventare qualcun altro quando accendono una telecamera. In realtà è l’esatto contrario. Io cerco di fargli capire che le persone non scelgono un’azienda solo per quello che vende, ma soprattutto per la fiducia che riesce a trasmettere.
La frase che dico più spesso ai miei clienti è: “Quello che per te è normale, per chi ti ascolta è una scoperta.”
Loro vivono il loro lavoro tutti i giorni e danno tantissime cose per scontate. Io entro nella loro quotidianità proprio per individuare quei dettagli che raccontano competenza, esperienza e umanità. Quando smettono di pensare alla telecamera e iniziano semplicemente a parlare del loro lavoro come farebbero con un cliente davanti a un caffè, succede qualcosa: la paura diminuisce e arriva l’autenticità.
Per creare Oba Social hai fatto un vero e proprio “salto nel vuoto” lasciando il posto fisso da dipendente per la partita IVA. Quali sono state le sfide più grandi dell’inizio e qual è stato il momento in cui hai capito che la tua scommessa stava funzionando?
Il salto nel vuoto c’è stato davvero. Lasciare uno stipendio sicuro non è una scelta semplice, soprattutto quando hai una famiglia. All’inizio la sfida più grande è stata convivere con l’incertezza. Da dipendente sai già come sarà il mese successivo. Da libera professionista no. Però c’è una cosa che mi ha sempre guidata: la voglia di costruire qualcosa che mi assomigliasse davvero.
Ancora oggi non mi sento “arrivata”, e forse è proprio questo il bello. Continuo a vedere Oba Social come un progetto in evoluzione, che cresce insieme a me. Ogni nuovo cliente, ogni progetto, ogni difficoltà è un’occasione per migliorare e imparare qualcosa. Se però c’è stato un momento in cui ho capito di essere sulla strada giusta, è stato quando mio marito Mirco ha deciso di entrare nel progetto. Lì ho capito che non stavo più costruendo solo un lavoro per me, ma qualcosa in cui credevamo entrambi e che poteva diventare il futuro della nostra famiglia.
Oggi Oba Social è a tutti gli effetti un progetto di famiglia in cui tu curi la parte strategica e creativa, mentre tuo marito Mirco gestisce l’organizzazione e il montaggio. Come avete trovato la giusta alchimia per separare e bilanciare la vita privata dalla gestione di uno studio creativo?
Ci stiamo ancora lavorando, perché credo sia una cosa che si costruisce nel tempo. La fortuna è che abbiamo capito molto presto che non dovevamo fare le stesse cose. Io sono molto istintiva e creativa: amo stare con i clienti, trovare idee, raccontare le loro storie. Mirco invece è molto più organizzato, metodico e razionale.
Invece di cercare di assomigliarci, abbiamo deciso di valorizzare proprio queste differenze. Ovviamente a casa si parla ancora tanto di lavoro… forse anche troppo! Però oggi cerchiamo di darci dei ruoli chiari, perché quando ognuno sa di cosa è responsabile, anche il rapporto personale ne beneficia.
In un’epoca ossessionata dalla viralità e dai numeri a tutti i costi, tu preferisci puntare sulla costruzione della fiducia. In che modo questa scelta premia le aziende nel medio-lungo periodo e che impatto ha sulla conversione dei clienti?
Io credo che un video virale possa portarti tantissime visualizzazioni, ma non necessariamente clienti. Le aziende hanno bisogno di qualcosa di diverso: hanno bisogno che le persone si fidino di loro. Quando un imprenditore si racconta in modo autentico, mostra il dietro le quinte, spiega come lavora e trasmette i propri valori, succede una cosa molto interessante: quando il cliente ha bisogno di quel servizio, non parte da zero. Ha già la sensazione di conoscerlo.
E questo accorcia tantissimo il percorso che porta all’acquisto. Per questo motivo io guardo molto meno le visualizzazioni e molto di più ai messaggi ricevuti, alle richieste di preventivo e alle persone che arrivano dicendo: “Vi seguo da mesi, mi sembra già di conoscervi.” Secondo me quello è il vero successo dei social.
Definisci Oba Social come un “piccolo studio creativo” che ama vivere la quotidianità dei clienti prima ancora di accendere la telecamera. Quali sono i tuoi sogni per il futuro del brand e come immagini di far crescere l’attività mantenendo intatta questa dimensione così sartoriale e umana?
Il mio sogno non è diventare un’agenzia enorme con decine di collaboratori e centinaia di clienti. Mi piacerebbe far crescere Oba Social mantenendo quello che oggi ci rende diversi: il rapporto umano. Vorrei continuare a lavorare con poche aziende, ma con quelle giuste. Quelle che hanno voglia di costruire qualcosa insieme e che ci fanno entrare davvero nella loro realtà.
Mi piace definire Oba Social un piccolo studio creativo perché è esattamente quello che sento. Non arriviamo con un format già pronto. Prima ascoltiamo, osserviamo, viviamo l’azienda e solo dopo iniziamo a raccontarla. Se tra qualche anno riuscirò ancora a lavorare così, con un team piccolo, affiatato e con clienti che ci scelgono proprio per questo modo di fare le cose, allora per me quella sarà la crescita più bella.
Martina Pavani|Ig @oba_socialmedia
Intervista a Martina Pavani: scopriamo il suo percorso
Redazione The Digital Moon
Social The Digital Moon | Leggi altri articoli qui.
https://www.instagram.com/thedigitalmoon

