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Gianmarco Orlando: dall’accademia del Brancaccio alle risposte furiose

Intervista a Gianmarco Orlando: dall’accademia del Brancaccio alle risposte furiose


Gianmarco, a 18 anni hai lasciato Messina per trasferirti a Roma, dove hai intrapreso un percorso doppio: da un lato gli studi in Scienze della Comunicazione alla Sapienza, dall’altro la formazione pratica in arti performative all’Accademia del Brancaccio. In che modo questa combinazione tra lo studio teorico dei media e la fisicità del teatro d’accademia ha plasmato il tuo tempismo comico e la tua scrittura?

Ottima domanda! Allora in realtà anche all’accademia ho fatto parecchi studi teorici oltre agli studi pratici. Soprattutto per quanto riguarda la drammaturgia, quella che sarebbe la scrittura teatrale. L’università mi ha aiutato parecchio per conoscere meglio i mezzi mentre il teatro per i ritmi della messa in scena e per il rapporto con il pubblico. Mi hanno dato entrambe le esperienze moltissimo. Diciamo che però il tempismo comico è una cosa più mia che ho affinato più con il tempo e la pratica che con gli studi.


Con La Compagnia Del Caso hai scritto e interpretato opere teatrali dallo stile ironico e originale, ma il tuo debutto letterario è avvenuto con Tatato – La vita di un comico non fa ridere. C’è una sottile malinconia che spesso accompagna chi fa ridere di professione: cosa c’è dietro la maschera del comico che, come suggerisce il tuo titolo, a volte non fa ridere per niente?

C’è principalmente la voglia di ridere anche delle cose che più ti fanno male. Sì è vero che dietro la maschera del comico c’è tanta malinconia, non voglio cavalcare però questa narrativa. Diciamo che dietro la mia maschera c’è un ragazzino che ha sempre fatto lo scalmanato, che recitava a memoria The Mask a 8 anni. Che poi è cresciuto e si è preso un bel po’ di schiaffi dalla vita facendo anche i conti con una sensibilità che non ti rende facile gestire un divorzio dei tuoi genitori, la crudeltà di alcuni mentori o tante porte sbattute in faccia. Ma come dice spesso mia madre “le persone sensibili come te Gianmarco possono vivere forti dolori che altri non capiranno mai ma anche gioie incredibili difficili da spiegare”


Sui social sei conosciuto come “Gianmarco Orlando Furioso”. La rabbia, il fastidio e le nevrosi quotidiane sono storicamente i motori migliori per la stand-up comedy. Come è nato questo alter ego “furioso” e in che modo canalizzare la frustrazione di tutti i giorni si è rivelata la tua chiave per connetterti in modo così diretto con la tua community?

In realtà io faccio satira da quando ho 16 anni! Ho iniziato con una radio web messinese su cui facevo scherzi telefoni, un programma satirico di attualità e qualche piccola serie radio. Ho poi continuato a fare radio e satira a radio Sapienza, la con il direttore ho sperimentato cosa vuol dire avere a che fare con una linea editoriale ben precisa. La stand up invece è sempre stato un mio modo di esprimermi ancor prima di sapere che si chiamasse stand up. Avevo iniziato però a volermi mettere in gioco a gennaio 2020, mi ero esibito in un noto locale di Stand Up Torinese e tra il pubblico c’era pure Willie Peyote (ma questa è un altra storia molto divertente per altro) ma comunque era andata bene ma come sapete poi c’è stato il covid.

Sono stato fermo Con la Stand up e ho poi ricominciato riprendendomi dalla caduta circa 3 anni fa, vivendo però il dramma di sgomitare in un ambiente ormai saturo. Ma durante il covid ho deciso di iniziare a esprimermi sempre più su Instagram. All’inizio era qualcosa di molto saltuario, non trovavo la mia formula. Dopo sono riuscito ha trovare qualcosa di più interessante per il pubblico e ho iniziato a postare con regolarità. Adesso chi segue me si aspetta le mie Fuoriosate (o Gianmarcate) sull’attualità il più delle volte o magari una stralcio di stand up. Penso però che non ho comunque ancora trovato la mia formula, sono un profilo anomalo per i social.


L’adrenalina del live: il podcast Teste di Minia Conduci il live podcast Teste di Minia, un formato che richiede un’enorme prontezza di riflessi, capacità di improvvisazione e interazione immediata con il pubblico. Quali sono le sfide più grandi del gestire un microfono aperto dal vivo, dove non ci sono tagli o montaggi a salvarti, rispetto alla struttura più definita di un monologo di stand-up?

Ti dirò: improvviso spesso anche con la stand up. Venendo da tante esperienze radio poi devo dirti che amo questo tipo di comunicazione, amo improvvisare e ho sempre amato fare radio anche per questo ascolto che ti costringe ad avere il mezzo. Detto questo la sfida più grande di un live podcast a parer mio è avere un orecchio teso sull’intervista e uno sul pubblico. Sempre che si sfida si può parlare perché per me è più un divertimento strepitoso. Prendo tutto molto sul serio e con professionalità ma mi diverto un casino.


Hai da poco pubblicato Il Libro Delle Risposte Furiose, un manuale comico che sembra quasi una risposta collettiva a un mondo pieno di domande assurde e risposte diplomatiche. In questo 2026 in cui siamo tutti un po’ più stressati e iper-connessi, che tipo di risposte dobbiamo aspettarci da questo libro e quanto è stato liberatorio scriverlo?

Più che liberatorio è stato divertente scriverlo ma ti posso assicurare che se hai il coraggio di non prenderti sul serio è più liberatorio usarlo. Lo uso anche io a volte giusto per ridimensionare l’ego. Abbiamo bisogno di ridimensionare l’ego, sia il nostro che quello altrui. In un mondo di domande schizzofreniche e risposte a domande che non sono mai state poste il mio libro è una terza via: risposte stronze per domande di cui forse sai già la risposta.

Perché quando ci rivolgiamo all’oroscopo, ad un libro delle risposte o persino a un leader carismatico cercando delle risposte forse abbiamo già le risposte ma sappiamo che sono troppo complicate da agire e desideriamo che qualcuno semplifichi tutto per noi, magari con risposte facili. Il mio libro è un esercizio per giocare con gli amici a prenderci un po’ in giro, per ridere, per scherzare ma soprattutto un esercizio ad imparare a darci da soli le grandi risposte che stiamo cercando. Tranne se sono dilemmi medici o scientifici per quello rivolgetevi a degli specialisti per carità!

Gianmarco Orlando


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Redazione The Digital Moon

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