Stefano Ciavattini: Dagli stadi al mondo in spalla
Stefano Ciavattini: Dagli stadi al mondo in spalla
Ciao Stefano! Hai vissuto il sogno di tantissimi ragazzi, crescendo nelle giovanili della Roma e arrivando al calcio professionistico tra Serie C e Reggina. Qual è stato il momento esatto in cui hai capito che quel mondo non ti apparteneva più e come hai trovato il coraggio di dire “basta”?
Ciao ragazzi, allora si, sicuramente aver fatto 10 anni di Roma, vedendo affianco a me campioni, o allenarsi anche con loro sono emozioni forti che porterò sempre con me, poi però quando si entra nel mondo dei “grandi” o del calcio professionistico e un altro discorso, capisci che quel paradiso che si viveva nella primavera della Roma non è realtà.
Ho vissuto infortuni che mi hanno tenuto fuori dal campo anche 1 anni per poi tornare e sentirsi sempre più scarso, sensazioni molto brutte, poi piano piano la ripresa, ammetto che i primi anni di C mi sono lasciato un po andare, pensavo troppo poco al calcio, però alla fine da un prestito all’altro ho ritrovato la forma fisica e mentale, e mi sentivo molto meglio, però poi entrano in ballo fattori economici, di giocatori che devono giocare perché sono giovani e portano soldi alla società, quindi magari non ti senti rappresentato da questo mondo, con questo non voglio dire che ero un fenomeno, tutt’altro, ossia che a parità di bravura andrà sempre avanti o il più giovane o chi ha più agganci.
Spesso si pensa che per viaggiare servano grandi budget, ma tu hai iniziato ad appassionarti ai viaggi proprio quando dovevi “arrangiarti”. Quali sono stati i trucchi o le esperienze di viaggio low-cost che ti hanno fatto innamorare di questo modo di esplorare il mondo?
Si spesso si pensa che per fare viaggi grandi servono tanti soldi, soprattutto quando si spende un po di più per il volo, me ne sono reso conto quando sono andato in Islanda, tutti mi dicevano ah sì vabbè spenderai un sacco, avrai bisogno di 3 mila euro, poi io non so se sono bravo io o se mi ch impegni tanto, ma con 1100 euro mi sono fatto 10 giorni in Islanda, affittando un minuscolo fuori strada con la tenda sul tetto e dormendo in macchina, fa ridere, però io semino sempre dell’idea che meno si spende più ci si diverte, perché ti ritrovi sempre in situazioni incredibili.
Negli ultimi due anni, dopo aver lasciato il calcio, hai fatto anche due lavori contemporaneamente pur di finanziare le tue partenze. Cosa dà a un viaggio il valore aggiunto quando sai che è il frutto di così tanti sacrifici quotidiani?
Si ho fatto sia il cameriere che il magazziniere, spesso lavoravo2/3 mesi ininterrottamente 7/7 per poi partire per magari 2/3 settimane a volte anche un mese, non ti nego, che apprezzi di più il viaggio quando ti sudi i soldi, però secondo me non è un requisito obbligatorio, cioè se uno parte perché il padre gli ha dato 2000 euro si diverte lo stesso secondo me, e solo un fattore che, soprattutto crescendo, ti fa apprezzare di più le cose, ma allo stesso tempo quando sta per finire il viaggio di sale quel magozzo in gola che sai che stai per tornare a fare lo schiavo ahahahah.
Dici che quando sei in giro ti succedono cose incredibili e che i tuoi amici si divertono tantissimo a seguire le tue avventure. Ti va di raccontarci uno degli aneddoti più folli o inaspettati che ti sono capitati durante uno dei tuoi ultimi spostamenti?
Si una volta stavo in Argentina, e avevo questi 17 giorni da spendere in Argentina, allora decido di andare al nord e fare anche un occhiata a Brasile e Paraguay, allora per risparmiare prendo alla stazione dei bus, delle camionette tutte scassate per varcare il confine, in Brasile tutto bello, ci sto un giorno, poi vado in Paraguay e prendo questo autobus un po strano però boh, sarà fatto così qua ho pensato. Vicini al confine l’autista inizia a strillare qualcosa di a me incomprensibile, così mi rimetto a dormire. Quando arrivo in Paraguay vabbè vengo rincorso per essere rapinato sotto l’ostello, ma mi sono successe altre cose che vabbè sono storia, fatto sta che entro in Paraguay passo 1 giorno e poi decido di rientrare in Argentina.
Quando rientro in Argentina, o almeno provo a farlo, alla frontiera mi bloccano, mi sfogliano numerose volte il passaporto, e non mi fanno salire sulla barca.
Mi chiudono in uno stanzino, e piano piano iniziano a entrare poliziotti o soldati non so cosa fossero, mi iniziano a chiedere “come sei entrato “ sei un clandestino ?”
Io sbianco totalmente gli faccio no guarda ho preso un autobus per entrare, iniziano a scuotere la testa a controllare lo zaino, arriva un altro mi poggia la pistola davanti sul tavolo, mi guardano male, io vado nel panico.
Arriva un altro che mi inizia a chiedere dei soldi, io avevo giusto giusto l’equivalente di 5 euro in moneta loro, continuavano a fare no no, volevano più soldi, io facevo “no tengo dinero” stavo per scoppiare a piangere, quando poi iniziano a chiedere sempre meno soldi, alla fine mi avranno chiesto circa 100 euro, una cifra fattibile, ma li entra in gioco l’ignoranza, continuavo a fare no tengo dinero, alla fine viene questo poliziotto che mi fa firmare un foglio che attesti che io non posso più entrare in Paraguay, mah.
A 25 anni hai stravolto la tua vita e oggi affermi di non pentirti affatto della scelta fatta. Che messaggio ti senti di dare a quei ragazzi della tua età che si sentono intrappolati in una situazione o in una carriera che non li rende felici, ma hanno paura del cambiamento?
Io dico sempre di seguire l’istinto ma avere anche il coraggio di apprezzare ciò che si fa, nel senso a me spesso mi mancano i momenti in cui giocavo o stavo con gli altri nello spogliatoio, ma allo stesso tempo apprezzo infitiamente la possibilità che ora ho di stare con la mia famiglia o di viaggiare quando ne ho voglia, o di decidere quando partire o quando no, e non stare con l’ansia costante di dover dimostrare sempre qualcosa, quindi sicuramente la mia scelta a portato aspetti negativi ma nel mio caso sono molto di più quelli positivi, quindi il mio consiglio è : prendi una scelta, ma supporta la fino in fondo, e quando ti manca quello che lasci ricordati il perché lo hai lasciato e apprezza quello che vivi.
Stefano Ciavattini : Dagli stadi al mondo in spalla
Redazione The Digital Moon
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