IntervisteStorytelling

Intervista a Giulia: Il viaggio di una comunicatrice poliedrica

Intervista a Giulia: Il viaggio di una comunicatrice poliedrica


Cosa ti ha spinta a specializzarti proprio nella traduzione audiovisiva rispetto ad altri ambiti linguistici?

Sono bilingue e fin da bambina ho sviluppato una naturale predisposizione per le lingue, la comunicazione e la volontà di conoscere altre culture. Non sono mai stata una di quelle bambine che sanno già cosa vogliono fare da grandi, quindi il mio percorso è nato in modo molto spontaneo. Ho scelto di studiare lingue all’università seguendo questa inclinazione naturale e, proprio durante quegli anni, per curiosità ho iniziato a frequentare dei corsi di doppiaggio in full immersion. È stato lì che mi si è aperto un mondo completamente nuovo, che non conoscevo ma che mi ha subito affascinata. Da quel momento ho cercato di unire tutte le mie passioni — lingue, comunicazione e audiovisivo — e la scelta più naturale è stata quella di specializzarmi nella traduzione audiovisiva, in particolare nel sottotitolaggio e nell’adattamento per il doppiaggio. Non è stato un percorso pianificato a tavolino, ma qualcosa che si è costruito passo dopo passo, in modo molto istintivo.


Cosa ti affascina di più nel passare da una lingua all’altra quando lavori sui sottotitoli o sull’adattamento?

Nel mio lavoro, ciò che mi affascina di più è il passaggio da una lingua all’altra quando entra in gioco la creatività. L’adattamento non è mai una traduzione letterale: bisogna trasportare un contenuto da una cultura a un’altra, tenendo conto di riferimenti, umorismo e giochi di parole che spesso non funzionano allo stesso modo. La parte più stimolante per me è proprio questa: trovare soluzioni creative per rendere battute e giochi di parole efficaci anche nella lingua di arrivo. Mi è capitato, ad esempio, di lavorare all’adattamento di un cartone animato ricco di giochi di parole in inglese che, tradotti letteralmente, non avrebbero avuto alcun senso in italiano. In quei casi serve davvero “scervellarsi” per trovare alternative che funzionino sia linguisticamente sia rispetto a ciò che si vede sullo schermo. Ed è curioso notare come, paradossalmente, tradurre e adattare un documentario tecnico-scientifico possa essere più semplice e veloce, perché i termini sono più diretti, mentre contenuti più leggeri come i cartoni animati richiedono spesso molto più tempo proprio per la complessità creativa.


Qual è la più grande difficoltà che hai riscontrato ad oggi nell’approccio alla recitazione?

Parallelamente al mio lavoro, ho sentito il bisogno di esplorare anche il mondo della recitazione, che mi affascina profondamente ma che è molto diverso da quello della traduzione. Se il mio lavoro principale è mentale e si svolge davanti al computer, la recitazione coinvolge anche il corpo e l’energia. All’inizio la difficoltà più grande è stata proprio questa: non tanto gestire l’ansia, quanto il controllo del corpo. Ricordo che durante le prime lezioni mi tremavano le mani, le gambe, sentivo proprio di non avere il pieno controllo della mia energia. Con il tempo, però, attraverso l’esercizio e l’allenamento, ho imparato a gestire meglio queste sensazioni, a incanalare l’energia e a usarla in modo consapevole per esprimere emozioni. È un lavoro complesso ma estremamente stimolante, che mi ha insegnato molto anche su me stessa.


Come riesci a conciliare le diverse anime artistiche—traduzione, recitazione e posare come modella—senza perderti?

Conciliare tutte queste passioni — la traduzione, la recitazione e anche altre forme espressive, come posare dietro l’obiettivo — non è sempre semplice. Richiede organizzazione, lucidità e una buona gestione del tempo, soprattutto perché lavoro come freelance. Ci sono momenti in cui riesco a gestire tutto molto bene e altri in cui mi sento più sopraffatta, come è successo recentemente durante un periodo particolarmente intenso di lavoro con i sottotitoli. Proprio per questo sto cercando di migliorare sempre di più nella gestione del tempo, che è una competenza fondamentale per chi fa il mio lavoro.


Guardando al futuro, ti immagini più dietro le quinte come adattatrice o davanti alla camera/microfono come attrice?

Guardando al futuro, non mi vedo in un’unica direzione. Non ho un solo obiettivo o un unico sogno: mi piace l’idea di poter coltivare più interessi e portare avanti percorsi diversi. Voglio continuare a lavorare nella traduzione audiovisiva, anche alla luce dei cambiamenti che stanno arrivando con le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale, che stanno già trasformando il settore. Allo stesso tempo, mi piacerebbe avere esperienze nel campo della recitazione e del doppiaggio, sia davanti alla macchina da presa sia al microfono. Non escludo nulla: sono aperta alle opportunità e curiosa di vedere dove mi porteranno le prossime avventure.

Giulia Lai


Intervista a Giulia: Il viaggio di una comunicatrice poliedrica

Redazione The Digital Moon

Social The Digital Moon | Leggi altri aritcoli qui.

https://www.instagram.com/thedigitalmoon