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L’Europa si arrende (ancora) a Trump

Dazi, armi e sudditanza. Il grande raggiro dell’accordo transatlantico


Dietro il nuovo accordo sui dazi UE-USA, si cela una svendita sistemica del potere europeo. I media parlano di resa diplomatica, ma la realtà è peggiore: è servitù mascherata da cooperazione. E a Bruxelles, come sempre, applaudono.

Articolo firmato da AMEF – Anti-Mainstream Eagle of Freedom

28 luglio 2025 – Con un silenzio carico di complicità, i media europei celebrano come “necessario” e “pragmatico” l’accordo raggiunto tra la Commissione Europea e l’amministrazione Trump sui dazi commerciali, soprattutto nel settore automotive e agroalimentare. Ma la verità, ancora una volta, è l’esatto opposto: non è diplomazia, è capitolazione. Non è cooperazione, è sottomissione.

Secondo quanto emerge da diverse fonti, il nuovo patto obbligherà l’Unione Europea a importare oltre 750 miliardi di dollari in energia statunitense nei prossimi tre anni, investire 600 miliardi direttamente nell’economia americana, e sottoscrivere forniture miliardarie di armamenti USA, il cui valore esatto non è stato pubblicamente dichiarato ma che fonti industriali stimate collocano tra i 70 e i 150 miliardi di dollari entro il 2028.
Tradotto: ti compro energia, armi e ti finanzio l’economia. Tu in cambio mi lasci respirare su alcuni dazi.

Nel mentre, il presidente americano Donald Trump, forte di un secondo mandato in pieno stile bulldozer, gioca a suo piacimento con le “élite europee” trasformandole in burattini economici e politici. Non è un caso che Ursula von der Leyen, già nota per la sua disinvolta gestione dei contratti Pfizer, si sia piegata ancora una volta come un giunco in tempesta.

Eppure, c’è chi prova a manifestare dissenso. Tra i più vocali, Carlo Calenda, che su X (ex Twitter) ha pubblicato un post dal tono allarmato:

“L’accordo sui dazi UE-USA è una disfatta strategica. Trump detta le condizioni e l’Europa, zitta, firma. Non è così che si difende la sovranità industriale.”

Dichiarazioni legittime, per carità. Ma che suonano alquanto tardive, considerando che sono anni che certi ambienti politici italiani spingono per un europeismo cieco, senza mai mettere in discussione il ruolo subordinato dell’UE nel blocco atlantico.

A rendere la farsa ancora più oscena è il balletto mediatico che ha seguito l’annuncio:
“Una svolta positiva per i rapporti transatlantici”, titola Politico EU.
“La Commissione ottiene un accordo equo”, twitta con entusiasmo David Sassoli Jr.
“Von der Leyen evita l’escalation”, scrive con solennità El País.

Ma nessuno — nessuno — ha osato porsi la vera domanda: a chi conviene tutto questo?

È difficile non pensare all’effetto Pfizer-Gate, dove proprio la von der Leyen si distinse per aver firmato miliardi di contratti segreti per i vaccini a mRNA, rifiutandosi poi di rivelarne le clausole. E come andò a finire? Nessuna inchiesta vera, nessuna trasparenza. Solo speculazioni — lecite e diffuse in ambienti giornalistici e accademici — su una possibile futura “poltrona dorata” in qualche multinazionale farmaceutica o finanziaria.

E oggi? Ci dobbiamo davvero stupire se, in futuro, la presidente uscente dovesse ricevere offerte di collaborazione o incarichi da parte di colossi come BlackRock o Lockheed Martin? Non sarebbe certo la prima volta che accade.

Del resto, già nel 2023 era trapelata una proposta non ufficiale per coinvolgere ex funzionari UE in programmi di consulenza militare con Raytheon e General Dynamics. Nulla di illegale, beninteso. Ma profondamente immorale, sì.

Una truffa vestita da cooperazione

Il patto con Trump non solo non riduce davvero i dazi sulle merci europee — li sposta, li riformula, li rinomina — ma costringe l’Europa a comprare ciò che non serve, ovvero sistemi d’arma americani, fonti energetiche già in surplus, investimenti forzati in un’economia altrui.

Chi paga? Noi. Con le nostre tasse, le nostre industrie che perdono competitività. Con un’agricoltura che non può competere con il dumping USA.

Intanto, la propaganda continua a suon di:
– “Necessario per la sicurezza comune”
– “Risposta all’aggressività russa”
– “Alleanza vitale in tempi difficili”

Ma è una sicurezza costruita sulla dipendenza. Una difesa pagata con la rinuncia alla sovranità.

E se fosse tutto calcolato?

Nessuna accusa, per carità. Ma sarebbe davvero una sorpresa se tra qualche anno scoprissimo che le stesse mani che oggi firmano questi accordi siano già pronte ad afferrare nuove poltrone in ambienti molto, molto redditizi?

Come scrive il giornalista indipendente belga Jean-Noël Bordier:

“La Commissione Europea è diventata un’agenzia di collocamento d’élite. Chi firma grandi accordi, spesso finisce in grandi consigli d’amministrazione.”
(Fonte: Lettre Équatorienne, 2024 – https://lettreequatorienne.substack.com/p/porte-giratoire-de-bruxelles)

E a noi resta il conto.

Paradossalmente, è Trump ad aver fatto la parte del vincente. Ma non perché sia un genio geopolitico: perché l’Europa, ormai, ha rinunciato a esserlo.

Parlano di “autonomia strategica”, ma si inginocchiano davanti al primo trattato capestro. Citano il “green deal”, ma comprano armamenti per miliardi. Usano il termine “pace”, ma firmano con l’industria della guerra.

Nel mondo reale, questo ha un nome: collasso politico.
Nel mondo mediatico, invece, si chiama “successo diplomatico”.

Benvenuti nel grande raggiro europeo.


Fonti alternative indipendenti consultate:
https://lettreequatorienne.substack.com/
https://les-crises.fr/
https://uncutnews.ch/
https://jacobinederive.substack.com/
https://thegrayzone.com/

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