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LA SCULTURA DI LEONARDO E LA PSICOANALISI DI FREUD

LA SCULTURA DI LEONARDO E LA PSICOANALISI DI FREUD

Sembrano mondi molto diversi. Forse la scultura di Leonardo da Vinci ci può aiutare a capire meglio la psicoanalisi di Sigmund Freud.

Freud è sempre stato affascinato dal mondo dell’arte. Nella sua lunga vita, ha collezionato molte opere: quadri, stampe e…sculture.

La scultura e la psicoanalisi

In un articolo intitolato “Psicoterapia” (1904), Freud risponde ad alcuni colleghi medici del Collegio medico viennese sui loro dubbi sulla psicoanalisi, la tecnica per indagare l’inconscio.

Il padre della psicoanalisi sottolinea l’importanza della psicoterapia nella pratica medica, mostrando il ruolo dei fattori psichici nella cura di ogni forma di patologia.

I medici infatti, consapevoli della loro funzione o meno, fanno ricorso a strumenti o pratiche psicoterapeutiche, per mobilitare i fattori psichici del malato nella cura delle malattie.

Citando Leonardo Da Vinci, Freud accosta la suggestione alla pittura e la psicoanalisi alla scultura.

Perché?

Sigmund Freud e Leonardo da Vinci

Per Leonardo, la pittura è una forma d’arte che si realizza “per via di porre”: l’artista copre la tela con la massa del colore, aggiungendo, formando strati, coprendo.

La scultura invece si effettua “per via di levare”: da un blocco di pietra o marmo l’artista fa emergere la statua, intrappolata sotto strati di materiale che la mano sapiente e gli strumenti dello scultore riescono ad eliminare.

Così, la terapia basata sulla suggestione e sull’ipnosi utilizza la suggestione che il medico riesce a creare nei confronti del paziente per impedire alle idee patogene di emergere.

Tuttavia, sottolinea Freud, l’aggiunta della suggestione ha effetti brevi e non risolutivi: il sintomo, scomparso in un primo istante, ritorna, anche sotto forme diverse.

La psicoanalisi di Freud è come la scultura di Leonardo

La terapia analitica, la psicoanalisi, invece scandaglia i processi inconsci e si preoccupa del senso dei sintomi e del contesto psichico nel quale si formano le cosiddette “idee patogene”.

Inoltre, Freud sottolinea l’importanza della resistenza alla guarigione. Si tratta di un fenomeno che si manifesta nell’attaccamento del malato alla propria malattia. Freud lo considera legato ai “vantaggi secondari” che la malattia permette di ottenere.

In seguito, il concetto di pulsione di morte permetterà di andare “al di là del principio del piacere”, per esplorare il terreno inquietante del legame tra morte e godimento.

Per concludere sulla scultura di Leonardo e la psicoanalisi di Freud…

La metafora della psicoanalisi come “scultura”, “per via di levare”, ci permette di capire meglio il silenzio dell’analista. Ogni parola dell’analista rischia infatti di essere un’aggiunta impropria, che nulla ha a che fare con l’inconscio del paziente.

L’azione dell’analista allora consiste nel “levare”, nel fare emergere la logica inconscia della sua sofferenza. Al centro della cura psicoanalitica abbiamo le parole del paziente: il lavoro dell’analista è sostenere il paziente nella sua ricerca nell’inconscio.

Come sottolinea Domenico Cosenza, “l’analista è chiamato a togliere il “troppo di senso”, la ridondanza con cui il paziente presenta la propria condizione.

L’analista, così, mostra al paziente che l’unico inteprete del proprio inconscio non può che essere lui stesso.

Per approfondire:

Domenico Cosenza – Jacques Lacan e il problema della tecnica in psicoanalisi”

Simgund Freud – Psicoterapia (1904)


LA SCULTURA DI LEONARDO E LA PSICOANALISI DI FREUD

Gianfranco Ricci

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Cosa hanno in comune la scultura di Leonardo e la psicoanalisi di Freud? Scopriamolo insieme in questo articolo.