La maschera inconscia di Jung
La maschera inconscia di Jung
Carl Gustav Jung ha dato vita ad una nuova branca della psicoanalisi, chiamata “psicologia complessa” o “psicologia del profondo”. Conoscere la ricerca d Jung ci aiuta a capire la maschera inconscia che tutti indossiamo.
Gli archetipi
Al centro del suo pensiero Jung ha posto la suddivisione tra psiche collettiva e psiche individuale.
Da una parte abbiamo i contenuti universali uguali in tutti i popoli e in ogni epoca; dall’altra la psiche individuale con dinamiche specifiche per ogni individuo.
L’inconscio collettivo è costituito per Jung da un insieme di immagini universali, chiamate “archetipi”, che significa “tema originario”.
La maschera inconscia della Persona
Tra gli elementi archetipici più interessanti, Jung ha posto una particolare attenzione all’archetipo chiamato in latino “Persona”.
Con “Persona”, Jung intende la “maschera” e la “parte teatrale” che ciascuno è chiamato a recitare nella propria vita, nascondendo la propria interiorità più profonda.
Diversamente dal concetto di “Ombra”, che fa riferimento a ciò che rimane inespresso e nascosto, l’archetipo “Persona” fa riferimento a quanto viene “messo in scena” nel rapporto con gli altri e con il mondo esterno.
Si tratta quindi di un camuffamento!
L’individuo lo mette in gioco rispetto alla propria cultura, alle aspettative sociali che lo circondano e le vincolano su un certo sentiero collettivo.
Dietro a questa maschera resterebbe celato quanto di imbarazzante e singolare caratterizza il “Vero Sé” dell’individuo.
Il processo di individuazione
Il “processo di Individuazione” è il percorso che ognuno è chiamato a compiere per esprimere la propria unicità. Esso richiede il superamento della necessità di fare ricorso ad una “maschera” per mettersi in contatto con il mondo esterno
Si tratta sia di un processo di superamento della propria sottomissione ai vincoli sociali, morali e repressivi della cultura. È in gioco anche un lavoro di autoaffermazione, di riconoscimento e valorizzazione di quanto caratterizza il “Vero Sé”.
Come sottolinea Jung, il rischio che il soggetto corre è di identificarsi con questa maschera. Ciò significa “credere alla propria recita”, confondendo una maschera con la propria identità.
Jung, Winnicott e Freud
Il concetto junghiano di “Persona” presenta delle singolari risonanze con quello di “falso-Sé” elaborato dallo psicoanalista inglese Donald W. Winnicott.
Il “falso-Sé” teorizzato da Winnicott sarebbe l’effetto del contatto tra la soggettività del bambino ed il mondo esterno. Si tratta di una sorta di “scorza”, di protezione utile a mitigare il rapporto conflittuale tra la dimensione pulsionale e le “richieste della civiltà”.
Il “Falso-Sé” sarebbe frutto dei condizionamenti educativi e sociali, capaci di “piegare” la personalità autentica del soggetto.
Superare la maschera inconscia di Jung
Già Freud aveva individuato nell’Io un ruolo di mediatore tra queste opposte istanze, tra loro in conflitto. Tuttavia, l’idea di Jung e di Winnicott è diversa: “Persona” e “Falso-Sé” sarebbero dei costrutti autonomi, esterni all’Io, irriducibili ad un solo aspetto della soggettività.
In questi concetti si ritrovano annodati aspetti identitari, culturali, morali ed etici. Essi catturano la soggettività, orientandola in modo da renderla “accettabile” agli occhi degli altri.
Conoscere l’influenza di questi aspetti culturali ci offre l’occasione di superare la maschera inconscia che Jung ha individuato, realizzando la nostra autentica personalità.
Per approfondire:
-Carl Gustav Jung – “Gli archetipi dell’inconscio collettivo”
La maschera inconscia di Jung
Gianfranco Ricci
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