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LA GRANDE MADRE DI JUNG

LA GRANDE MADRE DI JUNG

Il concetto di “grande madre” appartiene alla psicologia degli archetipi ideata da Carl Gustav Jung.

L’archetipo sarebbe una forma primigenia ed universale, capace di influenzare la psiche collettiva e di manifestarsi nelle formazioni dell’inconscio, nei simboli, nelle tradizioni culturali, nelle storie e nelle favole.

Per trovare le tracce degli archetipi, Jung ha dedicato gran parte della propria vita allo studio delle tradizioni e della letteratura di popoli diversi nel mondo, cercando temi ricorrenti e immagini che tendono a manifestarsi in maniera ripetuta.

Questo studio è alla base della psicologia analitica di Jung e della sua concezione di archetipo: in ogni popolo, sostiene Jung, sarebbe possibile trovare le tracce attraverso le quali si manifesta da psiche universale dell’umanità.

La Grande madre di Jung

Uno degli archetipi più importanti è chiamato “Grande Madre” ed è stato studiato da Neumann.

Nella sua dimensione archetipica, alla maternità è assegnata una doppia anima:

-da una parte vi è la “Grande Madre” come fonte di vita, della creazione e della generatività;

-dall’altra vi è la dimensione mortifera e distruttiva della maternità.

Afferma Neumann:

Ogni donna è, come ogni grembo, il grembo primordiale della Grande Madre da cui tutto ha origine, il grembo dell’inconscio. La Grande Madre minaccia l’ego con il pericolo dell’autodistruzione, della perdita di sé, in altre parole della morte e della castrazione.”

Se la prima concezione è universalmente nota, accettata e condivisa, la seconda pare invece è divenuta “ombra” perché rifiutata e considerata inquietante.

C’è stato un tempo nel quale nel mondo dominava il femminile, grazie al potere di dare e togliere la vita: società matriarcali, divinità femminili…

Tutto questo è stato poi spazzati via dall’emergere dirompente e violento del maschile come elemento dominante.

Due volti dell’archetipo

Da una parte avremmo quindi un materno della vita, dall’altra il materno della morte.

Questo secondo versante della femminilità, trova alcune declinazioni culturali affascinanti;

ad esempio alla figura sarda dell’Accabadora; si tratta di un misteriosa figura femminile che, nel silenzio della notte, si dice si recasse dai moribondi, per porre fine alle loro sofferenze.

Abbiamo un altro esempio di questa doppia declinazione del femminile nel ruolo della donna nella società medievale.

Alcune donne avrebbero rimproverato il poeta Dante, durante un momento di lutto e sconforto, perché visto piangere in pubblico.

Per la donna della società medievale, la gestione della nascita e della morte erano un territorio esclusivo, precluso a uomini e bambini, anziani.

La rimozione di questo aspetto del materno e del femminile si lega alla più generale rimozione del tema della morte nella nostra cultura.

Per approfondire:

-Neumann – “La Grande Madre” 1951

LA GRANDE MADRE DI JUNG

Gianfranco Ricci

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La figura archetipica della "Grande Madre" è centrale nella psicologia del profondo di Carl Gustav Jung