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La Condizione e l’adattamento fisico e mentale

La Condizione e l’adattamento fisico e mentale

LE ABITUDINI

La prima condizione da assumere nel nostro quotidiano è quella temporale, ovvero l’adattamento procurato dall’allenamento e dai risultati nel tempo, sulla lunga durata, e dall’ostinazione nel conseguirli quotidianamente o quasi, ponendo attenzione alla giusta gradualità di sovraccarichi e al rilassamento nel periodo di recupero. Tutto ciò è affascinante, soprattutto considerando i risultati che si ottengono dopo tanti anni di allenamento, in particolare quando si invecchia e si sfiorano i 40 anni. Questa tappa rappresenta un primo traguardo che ci permette di valutare la qualità di ciò che facciamo, come arrivare a metà secolo.

IL MIGLIORAMENTO IN TUTTE LE SFERE DEL COMPORTAMENTO

Come abbiamo detto prima, la prima componente nell’allenamento fisico e tecnico-sportivo è l’adattamento, che si verifica nel tempo. Il tempo, infatti, è un elemento da valutare in ogni situazione per adeguare un risultato, nel senso di calibrare il tiro verso il proprio obiettivo: se si desidera semplicemente stare in forma oppure raggiungere una performance di un certo livello. In entrambi i casi, se si mantiene l’atteggiamento giusto e si persevera nel tempo, si ottengono comunque dei risultati.

Questa modifica comportamentale ha ripercussioni su tutte le sfaccettature del carattere: la durezza mentale, l’aspetto emotivo, la sensibilità e anche la durezza esteriore nel costruire un corpo allenato — cosa sempre più rara al giorno d’oggi, ma fondamentale, e che si adatta a quasi tutte le situazioni. La sensibilità emotiva, invece, non vuol dire avere un comportamento da clown o una vocina stridula da cartone animato, ma sviluppare la capacità di comprendere lo stato d’animo altrui, chiamata anche intelligenza emotiva interpersonale, ovvero la capacità di capire le emozioni dell’altro calandosi nel suo stato emotivo. Questa capacità può essere un’arma, nel caso si tratti di un avversario, o uno strumento utile per comprendere le motivazioni di un comportamento, sia che si tratti di un adulto, sia di un bambino o di una persona anziana.

Con questo non voglio dire che ci si debba trasformare in psicologi: sono strumenti supplementari che si acquisiscono grazie all’interesse nel impegnarsi, nel dedicarsi allo studio di qualsiasi disciplina o nell’allenarsi in qualsiasi sport. Un’altra cosa che si sviluppa in termini di sensibilità è la pratica della meditazione, che sfrutta la respirazione diaframmatica. Questa induce la stimolazione della muscolatura liscia e attiva il sistema nervoso ortosimpatico e vegetativo, favorendo in modo indiretto il rilassamento anche della muscolatura striata e del sistema nervoso simpatico. Queste reazioni e comportamenti, spesso considerati misteriosi, hanno invece tutte una spiegazione scientifica e oggettiva: sono reazioni polmonari e nervose che si manifestano in risposta a un adattamento del nostro organismo di fronte a uno stimolo esterno, modulando le nostre strutture e i nostri apparati.

LO STUDIO, L’ALLENAMENTO E IL CORRETTO APPROCCIO

Questi tre pilastri, appena menzionati, rappresentano le sfide più scoraggianti e difficili, e sono spesso causa del fallimento del 95% della popolazione italiana media. Questo perché molti non hanno più voglia di svolgere queste attività, e di conseguenza le nuove generazioni vengono spinte a lasciare il passo a quelle successive, senza neanche arrivare all’età adulta. È come un ricambio generazionale: la classe del ’85, ad esempio, ha passato anni a formarsi, lavorare e allenarsi, spesso con poche soddisfazioni, schiacciata da una vecchia generazione che chiedeva sempre di più. La nuova, invece, sembra non avere più voglia di impegnarsi, trovandosi in uno stato che quasi li costringe a farsi da parte.

Analizzando i tre punti precedenti, partiamo da quello più erroneamente valutato e considerato attualmente, che è strettamente collegato agli altri due: lo studio.

STUDIO

Spesso si dà un’accezione negativa a questa attività, considerandola noiosa o dannosa. Pensando che quando si studia bisogna scartavetrare le scatole a leggere ossessivamente un testo, capendolo… e anche questo, ma non sempre è così. Quella è una prima fase, che nella fase infantile e adolescenziale ci permette di approcciarci con materie scientifiche, tecniche e umanistiche. Dando una fondamenta che sarà la base di un bagaglio da approfondire con sperimentazione pratica, visiva e acustica, al fine di apprendere a 360°. In questo processo entrano in gioco anche gli altri due pilastri menzionati prima: lo studio, anche nel campo del movimento, avviene osservando, capendo, copiando e mettendo in atto. Questo processo sfrutta anche i neuroni specchio, che copiano e riproducono il movimento nei nostri cervelli. Come se stessimo rivedendo la scena da varie angolazioni, rallentando e riproducendo più volte nella memoria. È un meccanismo che avviene sia involontariamente che volontariamente.

ALLENAMENTO

Anche questo, purtroppo, è spesso frainteso, quasi quanto lo studio. Quante volte, pensando all’allenamento, ci si ritrova con immagini poco piacevoli, come se fosse un’attività estenuante, difficile o improponibile? Questo succede soprattutto all’inizio, quando le sensazioni del nostro corpo ci restituiscono dolore, stanchezza, poca lucidità e bassa pressione. È normale: l’efficacia dell’esercizio fisico, soprattutto nei primi tempi, si manifesta proprio così. Non è facile abituarsi, perché si tratta di un effetto sgradevole, e ci si può chiedere: “Ma perché devo sudare così tanto? Perché deve essere così difficile?” La risposta è semplice: proprio così deve essere. Il nostro corpo, per adattarsi, si abitua a queste sensazioni di dolore e fatica, che poi si trasformano in rilassamento. Grazie alla produzione di sostanze che favoriscono il recupero e il rafforzamento delle strutture.

ALIMENTAZIONE

Non mi sento di approfondire troppo questo argomento, ma qualsiasi scelta riguardante l’alimentazione passa comunque attraverso delle privazioni. Che, seppur difficili, sono necessarie per raggiungere l’obiettivo.

Tutto ciò fa parte di un processo essenziale: la continuità. La costanza su questi tre punti farà sì che le abitudini diventino parte della nostra routine quotidiana, quasi senza rendercene conto. Svilupperemo una vera e propria abitudine, e, in modo quasi automatico, ci accorgeremo di ciò che facciamo. Arrivato a questo punto, noteremo la differenza: riusciremo ad apprezzare la fatica e il valore di ciò che stiamo facendo.

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