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Intervista a Pisani Daniel: La Comunicazione Sportiva

Intervista a Pisani Daniel: La Comunicazione Sportiva

I tuoi ricordi di quando da bambino seguivi la Juve tramite le videocassette VHS sono molto significativi. Cosa ti ha colpito di più in quegli anni formativi?

Certamente è stata un’epoca in cui ho imparato che “il bello” deve essere guadagnato. Per poter rivedere i gol e i servizi proposti dalla Domenica Sportiva dovevo prima aver assolto tutti i miei doveri di giovane studente. Mia madre, insegnante, controllava rigorosamente che i compiti fossero finiti, e solo allora potevo accedere al videoregistratore.

Quanto ai contenuti, mi affascinava molto il modo di comunicare di certi campioni. Non ho mai capito se fosse perché fossi troppo giovane e quindi inevitabilmente rapito da loro, oppure se davvero i calciatori avessero una brillantezza che oggi non vedo più. Forse, come spesso accade, la verità sta nel mezzo.

A conferma che il sogno di bambino non si è mai spento, ricordo con orgoglio la live con Zibi Boniek nell’ottobre 2024: un uomo di grande sensibilità e cultura. E non potrò mai dimenticare la conferenza stampa di Michel Platini, mio idolo assoluto ancora oggi: intelligentissimo, brillante dentro e fuori dal campo.


Il passaggio da insegnante a giornalista è stato un grande cambiamento. Come hai affrontato questa sfida e quale supporto hai trovato lungo il percorso?

In realtà non c’è mai stato un vero passaggio. Ho iniziato giovanissimo, a 22 anni, come telecronista di basket femminile alla Comense grazie alla fiducia del presidente Pennestri. Mi inventai fin da subito le interviste a caldo a coach e giocatrici subito dopo la sirena, facendo impazzire i cameraman che dovevano improvvisare le inquadrature.

Il ruolo di insegnante è arrivato in seguito, ma l’aver già rotto il ghiaccio con il pubblico televisivo mi ha aiutato a propormi con naturalezza anche davanti ai ragazzi. Il sostegno decisivo fu proprio quello del presidente che ebbe il coraggio di lanciarmi, andando contro chi pensava servisse più esperienza.


Puoi raccontarci un momento memorabile delle tue telecronache di basket femminile alla Comense?

Il ricordo più emozionante è senza dubbio la finale scudetto Comense–Taranto, gara 5. Il palazzetto era esaurito e la partita venne trasmessa anche su un maxischermo esterno. Cercai di non pensarci e feci finta che fosse una domenica come le altre, ma dentro di me sapevo che quella era una notte speciale.


Riguardo al forfait dell’ospite in “Signora Mia”, come ti sei sentito quando hai avuto l’opportunità di apparire per la prima volta in onda? Credevi che sarebbe diventato un impegno fisso?

Fu una notte indimenticabile. Mi chiamarono alle 23:30 chiedendomi se fossi disponibile a sostituire un ospite che aveva dato forfait. Non chiusi occhio, anche perché il giorno dopo avevo una riunione a scuola che rischiava di impedirmi di accettare. Riuscii a organizzarmi e andai in onda.

Sinceramente non credevo che sarebbe diventato un appuntamento fisso, pensavo a una grande opportunità che avrebbe generato un bellissimo ricordo. Invece è stato l’inizio di una meravigliosa abitudine.


In che modo il tuo approdo a Radio Calcio 24, sotto la direzione di Riccardo Este, ha influenzato la tua carriera e il tuo stile di presentazione?

Riccardo e Marco hanno sempre creduto in me, mi hanno inserito in radio e in TV contribuendo alla mia crescita come opinionista. Quando comunicai loro del mio approdo a Telelombardia non furono sorpresi, segno di grande stima nei miei confronti.


L’anno del COVID ha cambiato tanto per molti di noi. Come hai vissuto quel periodo e quale impatto ha avuto sulla tua carriera, in particolare con l’invito a QSVS?

Non l’ho vissuto male. Quell’apparente vuoto ci ha riportato al sapore delle piccole cose che oggi spesso dimentichiamo: il mondo è dentro di noi. Dal punto di vista televisivo, credo che senza il COVID forse il direttore Ravezzani non mi avrebbe notato.


Come vedi il futuro della comunicazione sportiva, anche in relazione a come è cambiata nel corso degli anni?

Oggi tutto deve essere veloce e immediato, soprattutto per attirare l’attenzione dei giovani che hanno tempi di concentrazione più brevi. Nemmeno il giornalismo sportivo può sottrarsi a questo cambiamento: non c’è più spazio per una retorica troppo lunga o didascalica.


Qual è il tuo sogno professionale per il futuro? Cosa speri di lasciare come eredità a chi verrà dopo di te nel mondo dello sport e del giornalismo?

Credo di avere già realizzato un sogno. Guardavo QSVS da ragazzo con mio padre e oggi sono lì, fianco a fianco con personaggi che allora sembravano inarrivabili. Non ho la presunzione di voler lasciare un’eredità, mi sento una persona normale, come prima di approdare in TV.


Ci sono persone o figure nel mondo dello sport che ti hanno ispirato nella tua carriera? Se sì, chi sono e in che modo ti hanno influenzato?

Nel calcio sicuramente Michel Platini: stile, classe e l’intelligenza di ricordare che la vita va oltre anche una finale di Champions. Nel tennis, Pat Cash: rischioso, spettacolare, capace di giocare con coraggio. La sua finale di Wimbledon 1987 contro Lendl rimane per me una pietra miliare.


Che consiglio daresti ai giovani che sognano di intraprendere una carriera nel giornalismo sportivo o in ambito comunicativo?

Li vedo ogni giorno tra i banchi e so che non è facile interagire con i giovani di oggi. Ciò che ripeto sempre è che la vita non è mai un termine di paragone: il mondo è dentro di loro, e lì troveranno la forza per costruire il proprio cammino.


Intervista a Pisani Daniel: La Comunicazione Sportiva
Redazione The Digital Moon

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