Intervista a Giada: Coraggio di perdersi per rinascere
Intervista a Giada: Coraggio di perdersi per rinascere
Qual è stato il momento in cui hai capito che restare nella tua vecchia vita ti stava spegnendo?
Non è stato un singolo momento. È stato un lento spegnersi, quasi invisibile. Sono cresciuta in mezzo all’instabilità: genitori separati troppo presto, valigie sempre pronte, case che non diventavano mai davvero casa. Ho imparato a sopravvivere adattandomi, a non disturbare, a stringere i denti. Poi è arrivata una relazione lunga, soffocante, dove la mia libertà si è ristretta sempre di più, senza che me ne accorgessi davvero. Lavoravo tanto, resistevo tanto… ma non stavo costruendo niente che mi somigliasse. Un giorno ho sentito il vuoto. Non stavo vivendo, stavo solo resistendo. Ed è lì che ho capito: dovevo andarmene, cambiare aria, ricominciare da zero. Per salvarmi.
Cosa ti faceva sentire “sbagliata” a Roma e cosa hai compreso col tempo?
A Roma mi sentivo fuori posto, come se stessi vivendo la vita di qualcun altro. Non avevo radici, non avevo stabilità, non avevo un luogo che potessi chiamare davvero casa. Mi sentivo sempre “di passaggio”, sempre dipendente da qualcosa o da qualcuno. Così ho iniziato a pensare che il problema fossi io. Che fossi io quella sbagliata. Col tempo ho capito che non ero rotta: ero solo cresciuta in un contesto emotivamente fragile, dove adattarsi era l’unico modo per sopravvivere. Non avevo bisogno di cambiare chi ero. Avevo bisogno di libertà, di spazio, di potermi finalmente ascoltare.
Partire da sola per Fuerteventura: qual è stata la paura principale e cosa hai scoperto?
Sono partita che avevo vent’anni. Senza appoggi veri. Senza certezze. Gli unici riferimenti erano due amici di mia madre… persone che in realtà non conoscevo davvero. Avevo pochissimi soldi, una valigia, e una decisione enorme sulle spalle. Non ero mai stata sull’isola. Non sapevo cosa mi aspettasse.
Ricordo ancora quando, talmente tanti i pensieri che avevo, mi accorsi dopo una settimana, che qui eravamo addirittura un’ora indietro rispetto all’Italia. E dentro di me mi sentivo indietro su tutto. All’inizio andava tutto storto. Non mi trovavo con la gente, mi sentivo sola, persa. Senza accorgermene stavo ingrassando ancora di più, stavo scivolando lontano da me stessa, come se stessi perdendo di nuovo la direzione.
Avevo paura di aver sbagliato tutto.
Poi, piano piano, piano piano davvero, qualcosa ha iniziato a cambiare. Ho iniziato a capirmi, a rialzarmi, a rimettere ordine. Le cose non sono migliorate in un giorno… ma giorno dopo giorno hanno iniziato a trovare il loro posto. E io ho iniziato a trovare me stessa.
Quanto ha influito il cambio di ambiente e quanto il lavoro personale?
L’isola mi ha insegnato a respirare, A rallentare, a sentire. Ma il cambiamento vero è successo dentro di me. Ho iniziato a lavorare sulla disciplina, sul rapporto con il mio corpo, sull’autostima, sui confini. Ho smesso di accettare ciò che mi faceva male. Ho smesso di perdermi negli altri. Ho iniziato a costruire me stessa, giorno dopo giorno. Fuerteventura è stata il luogo. Ma la rinascita… è stata una scelta.
Se potessi parlare alla ragazza che eri prima, cosa le diresti oggi?
Le direi di non sentirsi sbagliata. Di non portarsi addosso colpe che non erano sue. Le direi di non avere paura di scegliere se stessa, anche quando tutto trema. Perché andarsene non è scappare: è prendersi la responsabilità della propria vita. E soprattutto le direi questo: il dolore non è chi sei. È solo da dove riparti.
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Redazione The Digital Moon
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