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Intervista ad Arianna Bonardi: Tra Palco e Studio

Intervista ad Arianna Bonardi: Tra Palco e Studio

Come sei arrivata al mondo del bodybuilding agonistico e cosa ti ha spinta a salire sul palco per la prima volta?

Quando guardo il mio corpo ripenso inconsciamente a tutti i miei ex fidanzati. Ho cominciato palestra nel 2015 a seguito di una rottura d’amore. Il mio ragazzo del tempo con cui ho condiviso quasi 8 anni di relazione, si intratteneva con altre due ragazze oltre a me. Quando ne sono venuta a conoscenza, il mondo mi è caduto addosso. Ho iniziato subito a pensare di non valere abbastanza, di non essere abbastanza bella e performante.

Per puro caso ho provato ad iscrivermi in palestra. Di notte non dormivo e giravo il centro città di Milano correndo per km su km per cercare uno sfogo. Di giorno veicolavo la mia rabbia in sala pesi. Dopo due anni di allenamento il mio corpo era completamente ribaltato ed esteticamente migliorato. Le persone in palestra mi domandavano se gareggiassi. Io non avevo alcuna idea di cosa questo volesse dire.

Mi sono documentata e ho scoperto il mondo del Body Building. Nel 2017, questo mondo per me era perfettamente estremo come vivevo tutte le dinamiche della mia vita e quindi mi sentivo molto rappresentata. Questo estremismo mi ha portata a volermi mettere alla prova con qualcosa che non conoscevo e che, diciamocelo chiaramente, è proprio per pochi. Diete sempre più povere, tiraggi muscolari estremi, massa grassa ai limiti della fisiologia. Se non hai una mente salda, impazzisci.

Eccomi dunque in estate 2017 a fare la mia prima gara al Cult Fitness di Torino dove mi sono classificata seconda nella categoria Woman’s Figure.


Vincere una Pro Card nel 2018: cosa ha significato per te quel traguardo?

Questo capitolo della mia vita lo definirei: “La ricerca compulsiva delle conferme esterne”. I miei primi anni di agonismo sono stati veramente “tossici”, così come i preparatori che avevo scelto per quella prep. La forte influenza dei social media, i complimenti esagerati continuativi, l’apprezzamento esterno, l’invidia di chi non era in grado di fare le mie scelte e perseguire i miei risultati, mi aveva creato un circolo vizioso malsano dove credevo che il mio valore fosse validato da quante conferme esterne sulla mia bellezza avessi.

Più ne ricevevo, più il mio ego si gonfiava e più credevo di essere forte. Tutta questa manfrina era ossigeno e motivazione a performare sempre di più in allenamento e mantenere la testa sulla dieta. Qualche giorno prima della gara sapevo che avrei vinto. Avevo una condizione spietata a tal punto che le mie avversarie sul palco, ancora prima di salire, si stavano già congratulando.

Ero riuscita ad ottenere quello che stavo cercando, e che era al di fuori di me. La PRO card è stata l’ennesima conferma che io fossi la più forte, la più bella e la più imbattibile. Quell’etichetta mi aveva creato uno status senza pari. Mi sentivo potente e infallibile.


Dopo una pausa forzata tra pandemia e maternità, sei tornata più forte che mai. Cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco?

Il motore trainante della mia energia è stata l’ennesima rottura. Questa volta in ballo c’era una separazione con il padre della mia bambina Porzia. Dal 2019 a giugno 2022 ho passato gli anni più bui e caotici della mia vita. Non mi allenavo, complice il COVID, la gravidanza e il lavoro su un’app fitness che stavo creando, che mi prendeva 16 ore al giorno seduta al computer. Il mio umore era sotto i piedi.

La pandemia e la manipolazione di un personaggio narcisista mi avevano portata verso il baratro. Dopo due anni incessanti, ne ero uscita depressa, con una bambina di 6 mesi che aveva bisogno di una madre sana e con un progetto in uscita totalmente naufragato.

A giugno del 2022 ho detto basta. Me ne sono andata dalla casa che condividevamo e ho deciso di farmi aiutare. La psicoterapia mi ha salvato la vita. Mi ha permesso di tornare ad Arianna, a conoscerla davvero, a ricentrarmi e riprendere in mano il mio percorso. Ad ottobre torno in palestra con una mentalità totalmente differente.


Woman’s Figure e Woman’s Physique: cosa ti affascina di queste categorie e cosa richiedono a livello fisico e mentale?

Nel bodybuilding la categoria non la scegli tu, ma la tua genetica e la tua struttura. Se nasci con una struttura ad X dove le clavicole sono larghe, la vita non tanto stretta e delle gambe che possono diventare muscolose con il giusto lavoro, sei perfetta per essere una Woman’s Figure.

Le Physique, a differenza delle Figure, portano sul palco volumi molto più importanti e tiraggi ancora più estremi. Questo richiede tempi più lunghi di preparazione, diete più estreme e una massa grassa sempre al limite fisiologico. Serve una testa inarrestabile, costanza, perseveranza e resilienza.

Se nasci con una struttura da Bikini, sei più “popolare” perché comune: una ragazza qualsiasi può rientrare. Una Woman’s Physique è pura arte. Il corpo è perfetto e rientra nei canoni della bellezza ellenica, richiede disciplina quotidiana e grande forza mentale. Non è assolutamente per tutti.


Come unisci la tua esperienza da atleta alla pratica quotidiana con i tuoi clienti?

Essere un atleta ti permette di sperimentare in prima persona ogni cosa: il gesto tecnico preciso, la gestione emotiva nei momenti difficili.

Un buon coach combina professionalità ed empatia. Puoi avere la scheda perfetta per il cliente, ma se non sai ascoltarlo il lavoro perde senso. Conosco le fragilità dei miei clienti e lavoro con loro per trasformare i punti deboli in punti di forza. Mi sento capace di arrivare anche all’anima dei miei clienti, tirando fuori potenziale che nemmeno loro pensano di avere.


Cosa intendi per “cura maniacale del gesto motorio” e perché è così importante per te?

Se un frequentatore di palestra da anni non vede risultati, è spesso per approssimazione nell’esecuzione dei movimenti. Ho clienti da tutta Italia che trasformano il loro fisico dopo aver rivisto con me i gesti motori.

Test posturali, ripetizione dei movimenti corretti e nuovi stimoli neurali portano a cambiamenti sorprendenti. L’esecuzione maniacale dei movimenti è fondamentale per ottenere risultati concreti.


Secondo te, quali sono gli errori più comuni che le persone fanno quando si approcciano all’allenamento?

L’errore più comune è l’approssimazione. Così come nella vita serve costanza e precisione per eccellere, lo stesso vale in palestra. La maggior parte delle persone manca di motivazione, visione e costanza.

Gli errori principali sono disinformazione, false credenze, pigrizia e una mente troppo debole.


Nella tua carriera di personal trainer quanto conta l’aspetto emotivo nella trasformazione fisica?

Spesso è la cosa più importante. Il mio lavoro è basato sull’empatia: non prendo clienti che non condividono valori e principi simili ai miei.

Sbloccare la mente è fondamentale per il progresso fisico. Chi sa gestire le emozioni riesce a mantenere la rotta e a ottenere risultati. Io agisco come guida emotiva, aiutando a gestire le emozioni invece di subirle.


Sei una “positivona per eccellenza”: da dove nasce questa forza interiore?

Ho perso mio padre nel 2003, a 12 anni. Crescendo, tra lutti, separazioni e difficoltà personali, la psicoterapia mi ha aiutata a cambiare prospettiva.

Oggi considero ogni evento una benedizione. Non attribuisco più negatività agli eventi e vivo con una visione positiva, felice e serena della vita.


C’è stato un momento in cui hai pensato di mollare tutto? E cosa ti ha fatto andare avanti?

Dal 2003 al 2022 ci sono stati momenti in cui ho pensato di sparire. La vita è un dono raro e c’è sempre una soluzione.

Ho sempre avuto la forza intrinseca di non mollare, ricomponendo i pezzi della mia vita un passo alla volta. Dal 2022, mia figlia è una grande motivazione: ogni giorno lavoro per essere la madre che non ho avuto.


Come aiuti i tuoi clienti nei momenti di down o in quelli in cui faticano a credere in loro stessi?

Prima li lascio vivere l’emozione per un periodo circoscritto. Poi li aiuto a distaccarsi, osservare, analizzare e rielaborare l’esperienza.

Il processo include individuare i trigger emotivi e lavorare su di essi. I migliori risultati li ottengono i clienti che si fidano, si mettono in gioco e sono pronti al cambiamento.


Oggi ti trovi in una fase della tua vita dove sei atleta, coach, madre e donna: cosa stai imparando da questo equilibrio?

Il segreto del successo è l’equilibrio. Estremismi e fazioni radicali portano solo danno.

Ho imparato a vivere felice accettando tutte le sfumature di Arianna: il lato madre, coach, donna e atleta. Conoscere se stessi e accettarsi in tutte le sfumature è la chiave della felicità.


Quali sono i tuoi prossimi obiettivi sportivi e professionali?

Sportivamente, ho intrapreso una nuova preparazione agonistica per le gare invernali 2025 e voglio provare i palchi IFBB come atleta natural.

Professionalmente, il mio sogno è diventare sempre più influente nel trasmettere alle persone che tutto è possibile. Voglio contribuire a creare una società più consapevole e forte.


Che consiglio daresti ad Arianna a 20 anni?

Le direi di amarsi di più. L’unica persona che può amarti davvero sei tu stessa. Se lo capisse come l’Arianna di oggi, avrebbe 10 anni di vantaggio in autostima, benessere, felicità, percezione del suo valore ed equilibrio.


E che messaggio vuoi lasciare a chi ti legge e magari si sente bloccato nel proprio corpo o nella propria vita?

Abbiate coraggio di uscire dalla vostra zona di comfort. Non puoi conoscere il mondo se hai paura di prendere l’aereo, ma non sai cosa ti perdi senza esplorarlo.

Se senti di non riuscire ad evolvere, che sei bloccato nel tuo corpo o nella tua vita, chiedi aiuto. Io posso aiutarti in modi molteplici e differenti. Mi trovi su Instagram @arianna_bonardi


Intervista ad Arianna Bonardi: Tra Palco e Studio
Redazione The Digital Moon

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