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Intervista ad Andrea Carpinteri: Da Lugano al Set Cinematografico

Intervista ad Andrea Carpinteri: Da Lugano al Set Cinematografico

Andrea, puoi raccontarci come la tua infanzia a Lugano e le tue radici italiane hanno influenzato la tua carriera nel mondo dello spettacolo?

Ciao a tutti i tuoi lettori. Essere nato e cresciuto in Svizzera mi ha dato disciplina e la capacità di lavorare duramente per ottenere risultati.
Dalla mia parte italiana, invece, ho ereditato il fascino per il grande cinema d’autore: sin da bambino ero attratto dai film drammatici e profondi.
Tra i classici mondiali, “Romeo e Giulietta” di Zeffirelli l’avrò visto un milione di volte.


Cosa ti ha spinto a scegliere di studiare Scienze della Comunicazione e, successivamente, a frequentare l’Accademia di recitazione Beatrice Bracco?

La scelta di studiare Scienze della Comunicazione è stata una scelta “paracula”… si può dire? Ma è stato proprio così: da Lugano mia mamma non mi avrebbe mai mandato a Roma per studiare recitazione.
Allora ho fatto un patto: se avessi preso la laurea in tre anni senza perdere neanche un esame, mi avrebbe supportato. E così è stato.
Ho scelto di studiare a Roma perché, all’età di 4 anni, andai con mia madre e mia zia a visitare Cinecittà. Ne rimasi folgorato e dissi: “Mamma, da grande voglio vivere qui”.


Tra le tue numerose apparizioni in film e serie TV, quale ruolo ti ha colpito di più e perché?

Ho iniziato a lavorare molto giovane e, all’età di 27 anni, ho interrotto la mia carriera da attore per dedicarmi alla televisione. Ma dentro di me è rimasta accesa la fiamma per il cinema e ho ripreso da due anni.
Tutti i ruoli mi hanno insegnato qualcosa, ma soprattutto stare sul set mi ha fatto capire che la buona riuscita di un film o di una serie dipende da un grande lavoro di squadra, dove ognuno è essenziale.

Ad oggi, se dovessi scegliere, direi che il lavoro che mi ha lasciato di più è stato l’ultima serie, La linea della palma, perché si è creata un’atmosfera magica sul set: attori molto generosi e un regista, Fulvio Bernasconi, che ha guidato tutti con pazienza, creando un clima di serenità e facendo uscire il meglio da ognuno di noi.
Il fatto di averlo desiderato tanto, affrontando tutto con una maturità più consapevole, mi ha fatto godere tantissimo il viaggio.


Hai lavorato con registi noti come Pupi Avati. Come ti sei trovato a collaborare con lui e quali insegnamenti hai tratto da queste esperienze?

Pupi Avati è stato il primo regista che mi ha dato la possibilità di vedere, per la prima volta, un grande set cinematografico. È uno dei registi più profondi e poetici che abbia mai incontrato, e mi piacciono molto i suoi film.
Quando ho lavorato con lui non avevo ancora studiato recitazione, ma seguivo un corso serale extra all’università. Abbiamo fatto un saggio e venne a vederci un suo assistente; successivamente, tramite il maestro del corso, sono stato contattato.


La tua ultima serie TV, La linea della palma, sarà trasmessa a breve. Qual è il messaggio che speri di trasmettere attraverso il tuo personaggio?

Il mio personaggio è di supporto al ruolo interpretato da Esther Gramsh, attrice meravigliosa che avete potuto vedere di recente nel film Le assaggiatrici di Soldini.
Quando ti parlavo di grande generosità, mi riferivo anche a lei: è un’attrice affermata, con alle spalle una carriera importante, e mi ha saputo caricare nei momenti in cui mi sentivo sottotono, perché mi sentivo arrugginito.
Grazie a lei, al regista Fulvio Bernasconi e alla protagonista Gaia Messerklinger, sono riuscito a rilassarmi e godermi ogni momento senza paranoie.


Hai avuto esperienze sia in programmi informativi che di intrattenimento, come “Ogni Mattina” e “Vite da copertina”. Qual è stata la più grande sfida in questi format rispetto a un set cinematografico?

La sfida più grande, in Vite da copertina, è stata dover studiare tante informazioni in poco tempo. Ma anche lì, stando al fianco di una grande donna come Alda D’Eusanio, ho vissuto quattro anni meravigliosi.

La sfida di Ogni Mattina, invece, è stata affrontare tutti i giorni una diretta TV, dove sai di non poter sbagliare. In quell’occasione ho affiancato Adriana Volpe, che mi ha guidato perfettamente. È stata un’esperienza talmente piena, sia dal punto di vista umano che lavorativo, che a fine produzione mi sono tatuato una piccola volpe tra le scapole, dedicata a lei.
Penso che questo gesto faccia capire quanto sia stato bello lavorare con lei.
In generale, devo dire che sono stato molto fortunato, trovando lungo il mio cammino persone straordinarie.


Ci sono altri progetti che stai valutando per il futuro? C’è un genere o un tipo di ruolo che sogni di interpretare un giorno?

Attualmente sto girando un film ambientato a Locarno durante il Festival del Cinema, che terminerò a settembre. È scritto da Thania Micheli e diretto da lei insieme a Camila Koller, due attrici ticinesi.
Sono felice di lavorare nel Paese dove sono nato e cresciuto, e che amo profondamente.

Il ruolo che sogno? Un personaggio in cui devo “sporcarmi”, magari un uomo tossicodipendente, sicuramente in un film drammatico, possibilmente d’autore o un’opera prima di un regista emergente.

Grazie mille per la piacevole chiacchierata e un bacione ai tuoi lettori.


Intervista ad Andrea Carpinteri: Da Lugano al Set Cinematografico
Redazione The Digital Moon

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