Intervista ad Alessandro lacubino: Psicologo e Terapeuta
Intervista ad Alessandro lacubino: Psicologo e Terapeuta
Da dove nasce l’idea di portare la psicologia in spiaggia, sotto un semplice ombrellone?
L’idea nasce dal mio lavoro quotidiano nelle aziende, aiutando tantissime persone a preservare il proprio benessere psicologico. Avevo il desiderio di riportare la psicologia tra le persone, anche fuori dagli studi spesso troppo freddi e dai contesti formali.
Volevo un luogo semplice e familiare, dove chiunque potesse sentirsi accolto senza la pressione del colloquio ufficiale. La spiaggia è un luogo di vacanza, leggerezza e condivisione: quale migliore cornice per dire che la psicologia non è solo cura del disagio, ma anche ascolto, prevenzione, riflessione e benessere?
Qual è stata la reazione più sorprendente che hai ricevuto dalle persone che si sono avvicinate?
La sorpresa più bella è stata scoprire quanto le persone abbiano voglia di raccontarsi, anche in modo semplice e spontaneo. Molti si sono seduti incuriositi e titubanti, e invece ci siamo immersi facilmente in pensieri profondi ed emozioni autentiche.
Altri mi hanno ringraziato, perché per la prima volta hanno percepito la psicologia come qualcosa di vicino, non distante o giudicante. Il senso è proprio quello di vincere le false credenze rispetto alla nostra professione.
In che modo credi che iniziative come questa possano abbattere i tabù legati al chiedere supporto psicologico?
Normalizzando l’incontro tra chi offre supporto nella relazione d’aiuto e chi ha bisogno di ascolto. Vedere uno psicologo sotto un ombrellone, alla portata di tutti, rompe l’immagine stereotipata del professionista come “il medico dei matti”.
Dimostra che chiedere supporto non è segno di debolezza, ma di cura verso se stessi e consapevolezza. In questo modo si abbattono barriere culturali e sociali: la psicologia diventa parte della vita quotidiana, perché è proprio così che dovrebbe essere nella realtà.
Come rispondi alle critiche o alle polemiche nate attorno al tuo progetto?
Le accolgo come occasione di confronto. So che ogni innovazione porta con sé resistenze, ma il mio intento non è banalizzare la professione, bensì renderla accessibile.
Sotto l’ombrellone non faccio psicoterapia, ma apro uno spazio di ascolto e sensibilizzazione. E se anche solo una persona, dopo quell’incontro, trova il coraggio di cercare aiuto in modo più strutturato, allora il progetto ha già raggiunto il suo scopo.
Qual è il messaggio principale che desideri lasciare a chi ha paura o vergogna di avvicinarsi alla psicologia?
Vorrei dire: non siete soli. La psicologia non è una stanza buia dove si entra quando si è malati, ma una finestra che si apre per conoscersi meglio, per respirare e per prendersi cura di sé.
Non c’è nulla di cui vergognarsi: chiedere aiuto è un atto di coraggio e un gesto d’amore verso se stessi, il viaggio eroico per conoscere davvero chi siamo.
Intervista ad Alessandro lacubino: Psicologo e Terapeuta
Redazione The Digital Moon
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